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RIPARTE LA SCUOLA, CON I PROBLEMI DI SEMPRE

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di Gianvito Caldararo

E’ iniziato il nuovo anno scolastico che non coinvolge solo gli studenti, ma anche le famiglie, il personale docente e non docente e la stessa comunità. Riparte con i soliti annosi problemi riguardanti le infrastrutture, la nomina dei docenti, con le solite carenze, le immancabili lacune e insufficienze, che come sottolinea il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “spesso tamponate dall’impegno quotidiano del personale docente e non docente”. Lo stesso presidente Mattarella, ha rilevato che “non sempre si riesce ad attribuire al sistema educativo risorse e investimenti adeguati”. Ma sempre secondo Mattarella, “cresce, in ogni ambiente, la consapevolezza del valore strategico della formazione: per la realizzazione personale dei ragazzi, per le loro future prospettive di lavoro, per l’acquisizione di una coscienza civile e democratica”.
La situazione è tale che, come afferma il presidente Mattarella, “agli insegnanti va restituito pienamente la loro funzione di prestigio che compete loro nella società, e che talvolta è messa in discussione da genitori che non si rendono conto di recare danno ai propri figli”. Ed il ministro Valditara, di fronte ai continui episodi di violenza contro i professori nelle aule, si è posto il problema di ridare autorevolezza ai docenti. E così ha annunciato di voler mettere mano al voto in condotta e più complessivamente ad una riforma che punti a rieducare più che ad allontanare dalla scuola.
Il sociologo Luca Ricolfi, ha evidenziato che c’è un fenomeno interessante che si va affermando negli ultimi tempi  che è quello di una “domanda di serietà ovvero di severità nella scuola, di rivalutazione dell’autorità dopo decenni di antiautoritarismo”. A testimoniare tale esigenza, afferma sempre Luca Ricolfi, vi sono due sondaggi.
Il primo è stato condotto dal portale “La tecnica nella scuola” e ha rilevato che circa l’80% delle famiglie e degli insegnati è favorevole ad attribuire un maggior peso al voto in condotta, proprio in linea con le recenti proposte avanzate dal ministro Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito.
Si tratta di attribuire al voto in condotta una maggiore incidenza sulla media dei voti, ai fini dell’ammissione agli esami finali. Il secondo sondaggio, dovuto a “Quorum/YouTrend” ha rilevato che il 55% delle famiglie sarebbe d’accordo con l’introduzione delle uniformi delle scuole. La cosa strana è che la percentuale sale al 65-70% fra gli elettori di destra e fra quelli del M5S, nel mentre crolla al 44% fra gli elettori del PD.
Per il sociologo Luca Ricolfi, è difficile “non vedere in questo orientamento l’esigenza di ridurre le distrazioni in classe, ma anche di combattere le disuguaglianze, le discriminazioni, i privilegi in materia di abbigliamento”. Ed è sconcertante, come afferma Ricolfi,
“che questa esigenza sia sentita dagli elettori di tutti i partiti eccetto quelli del partito – il PD – che più si batte (o almeno dice di battersi) per l’eguaglianza “. E’ ormai da diversi decenni, come ci ricorda Ricolfi, che i sociologi sanno che gli strati popolari preferiscono la destra e che la base elettorale dei partiti di sinistra sono i cosiddetti “ceti medi riflessivi, istruiti e urbanizzati”.
Alla luce di ciò non è strano, come evidenzia lo stesso Ricolfi, “che l’uniforme o divisa della scuola, uguale per tutti, non piaccia a chi – grazie al maggior reddito e alla maggiore istruzione – ha più possibilità di differenziarsi rispetto alla massa. Sono soltanto i figli dei ricchi, infatti, che possono accedere ai capi di abbigliamento più esclusivi, così acquisendo vantaggi nella competizione per l’attenzione di compagni e compagne di classe.
A questo punto, Ricolfi si pone la domanda: “E’ positiva questa nuova domanda di serietà (e di eguaglianza) nell’ambiente scolastico? La risposta del sociologo Ricolfi: “direi proprio di si”. A tal proposito, compie la riflessione che se le famiglie chiedano più autorità nella scuola è anche il segno del loro fallimento.
Infatti, per Ricolfi, due generazioni di genitori hanno sostanzialmente rinunciato ad educarli. La prima generazione è quella del ’68, svalutando la cultura alta e facilitando l’abbassamento della difficoltà degli studi. Quella successiva, con la sciagurata alleanza genitori-figli contro gli insegnanti, intimiditi, vessati, aggrediti e attraverso la minaccia del ricorso al Tar- Tribunale Amministrativo Regionale – in caso di bocciatura dei pargoli.
Ben venga il ravvedimento dei genitori, conclude il sociologo Luca Ricolfi. Il presidente Mattarella, nel discorso per l’avvio dell’anno scolastico ha sostenuto che “l’attenzione ai giovani è fondamentale”. Ha ricordato che Maria Montessori, la grande educatrice italiana famosa nel mondo, scriveva: “la società umana non può cambiare senza che gli adulti e i bambini non collaborino”.
Auguriamoci un buon anno scolastico e un avvio di reale cambiamento nel mondo scolastico.
 
 

 

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  • Redazione

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