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Regolamento rimpatri: l’Europa sceglie strada tracciata dall’Italia

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Regolamento rimpatri in Europa

Il diritto europeo ha parlato

Rimpatri, l’Europa ha dato ragione all’Italia. Ora chi chiede scusa e, soprattutto, chi paga le spese sostenute dagli italiani per le tarantelle a cui abbiamo assistito?

Persino un tombino di uno sperduto paesino della Lucania era consapevole che la situazione fosse insostenibile. Che bisognava trovare una soluzione.

Il Governo ci aveva provato a più riprese, ma la sinistra aveva scatenato l’inferno, era scesa in piazza, aveva mobilitato i media fiancheggiatori, al punto che l’eco era arrivata persino in alcuni tribunali particolarmente solerti che avevano trovato soluzioni apparentemente creative per bloccare ogni iniziativa legislativa.

“No Pasarán”, il celebre slogan della pasionaria Dolores Ibárruri, era diventato la parola d’ordine per contrastare qualsiasi decreto atto a fare rispettare la legge. Al punto che per meglio chiarire la situazione circolava “Ellos se quedarán”, essi resteranno. Sono rimasti. E hanno ucciso.

Milano. Aurora Livoli aveva diciannove anni. Il 29 dicembre scorso è stata strangolata a mani nude dopo una violenza sessuale. Il suo assassino, il peruviano Valdez Velazco, 57 anni, irregolare dal 2019, già condannato a nove anni per stupro, già espulso due volte.

Al CPR però non ci è mai arrivato: un medico lo ha dichiarato “non idoneo al trattenimento” per una patologia urinaria. Un certificato, un timbro, e Valdez Velazco è tornato libero.

Nei mesi successivi ha tentato di stuprare e soffocare un’altra donna, ha violentato una diciannovenne a Cologno Monzese, ha aggredito una ragazza alla fermata Cimiano dicendole “stai zitta, ora morirai.” Poi ha incontrato Aurora.

Un certificato medico. Questo separa Aurora dalla vita e il suo assassino dal CPR dove avrebbe dovuto trovarsi.

Foggia. Franca Marasco, 72 anni, accoltellata dal marocchino Moslli, clandestino, decreto di espulsione mai eseguito, rilasciato dal CPR di Macomer perché un giudice di pace non aveva convalidato il provvedimento.

Roma. Rossella Nappini, 52 anni, ammazzata nell’androne di casa dal marocchino Harrati, irregolare da dieci anni, espulsioni rimaste sulla carta. E, prima ancora, Pamela Mastropietro di 18 anni e Desirée Mariottini di 16, stuprate e uccise da irregolari che l’Italia aveva già deciso di espellere senza mai farlo.

Nomi. Volti. Figlie, madri, nonne. Persone che sarebbero vive se i provvedimenti fossero stati eseguiti, se i certificati fossero stati onesti, se i ricorsi non fossero stati accolti da tribunali più sensibili alle ragioni dell’irregolare, che alla sicurezza di chi in Italia ci vive e ci paga le tasse.

Poi, il 17 giugno, è arrivata la risposta che nessuna vittima potrà sentire. Il Parlamento europeo ha approvato con 418 voti a favore il nuovo regolamento rimpatri.

Hub di detenzione nei Paesi terzi, trattenimento fino a 24 mesi prorogabili a 30, obbligo di collaborazione con le autorità, eliminazione della sospensione automatica dei ricorsi.

Il modello Albania elevato a norma continentale. Non con i voti della sola destra, anche Popolari e liberali di Renew Europe hanno votato a favore.

Conviene rileggere questa data accanto a un’altra: ottobre 2024. La sezione immigrazione del tribunale di Roma rifiutò di convalidare i primi trattenimenti a Gjadër. Bangladesh ed Egitto non erano “Paesi sicuri”, stabilirono i giudici.

Seguirono la seconda bocciatura a novembre, il terzo stop a gennaio 2025 con 43 migranti rispediti in Italia, i rinvii pregiudiziali alla Corte di Giustizia UE, i dubbi della Cassazione, l’allarme dell’Ufficio del Massimario. Un muro giudiziario sistematico, eretto invocando sempre la stessa cosa: il diritto europeo.

Quel diritto europeo ha parlato. Non con una sentenza retroattiva, ma con qualcosa di più pesante: una direzione di marcia. Hub nei Paesi terzi: legittimi. Detenzione prolungata: legittima. Espulsione senza sospensione automatica del ricorso: legittima.

Chi stava interpretando il diritto europeo e chi lo stava usando come arma impropria contro il proprio governo? Ditelo voi.

La guerriglia si è combattuta anche negli ospedali. La Procura di Ravenna ha iniziato a scrivere un capitolo che meriterebbe un’inchiesta parlamentare: quello dei certificati medici falsi.

Lo stesso meccanismo che potrebbe aver liberato l’assassino di Aurora, elevato a sistema.

Otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci, indagati per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio, avrebbero dichiarato sistematicamente “non idonei” al trattenimento nei CPR migranti irregolari perfettamente in salute.

Secondo gli inquirenti, non certificazioni basate su evidenze cliniche, ma su convinzioni ideologiche. Un modulo precompilato, uno schema ripetuto, una rete che secondo l’inchiesta del quotidiano Il Tempo si estenderebbe a centinaia di casi in diverse regioni italiane.

E la sinistra? Al Parlamento europeo – PD, M5S, Verdi e Sinistra – ha votato compattamente contro il regolamento, definendolo “disumano”.

La stessa Schlein a gennaio 2025 sentenziò: “I centri in Albania non funzionano e non funzioneranno, sono un clamoroso fallimento.”

Lo disse mentre mezza Europa si preparava a trasformare quel “fallimento” in legge continentale.

Non è un errore di valutazione. È una scelta. La sinistra ha deciso che bloccare il governo valeva più della sicurezza di chi vive nei quartieri dove gli irregolari con precedenti penali finiscono per insediarsi.

Ogni trattenimento bloccato, ogni certificato falso, ogni ricorso strumentale ha prodotto un risultato concreto: persone senza titolo di soggiorno libere di circolare, di delinquere, di uccidere.

Non è garantismo: è complicità con l’illegalità spacciata per difesa dei diritti.
Von der Leyen ha certificato che gli attraversamenti illegali alle frontiere sono calati del 40%.

Il Patto su migrazione e asilo è in vigore dal 12 giugno. Il regolamento rimpatri ha chiuso il cerchio.

L’Europa ha scelto la strada che l’Italia aveva tracciato da sola, sotto il fuoco amico di chi avrebbe dovuto remare nella stessa direzione.

Sessanta milioni di italiani meritano una risposta: chi ha rallentato, ostruito, falsificato per impedire ciò che oggi il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza, ne risponderà?

Chi risarcirà le famiglie di Aurora, di Franca, di Rossella, di Pamela, di Desirée? Nessuno, ovviamente.

Perché si continuerà a far finta che chi ha dichiarato guerra al diritto non abbia alcun conto da pagare. E chi quel conto lo deve, in cuor suo lo sa perfettamente.

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