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Taranto rimanga polo strategico dell’acciaio primario

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Taranto rimanga polo strategico dell'acciaio primario

La fiscalità funzionale di Cottarelli serve a mettere le mani in tasca agli italiani – No alle cordate delle bramme – Il sindacato pensi alla cogestione

L’acciaio primario per l’Italia ancora oggi è un settore produttivo di vitale e strategica importanza.

Sicuramente rappresenta una bussola che segna e determinerà come sarà il suo prossimo futuro industriale e quale sarà il ruolo nel futuro geopolitica del Mediterraneo e non solo in questa area geografica.

È in questo contesto che va considerata la qualità del ciclo produttivo integrale dell’acciaieria più grande d’Europa, operando per salvarne la missione per cui e nata in un punto strategico del Mediterraneo, luogo attuale di grandi opportunità di sviluppo legate ai progetti di ampliamento di gasdotti e oleodotti e questione di vitale importanza anche per sostenere concretamente i futuri piani di infrastrutture energetiche.

Nel mondo tutte le acciaieria si sono sviluppate a fronte mare, per ovvie ragioni di funzionalità di approvvigionamenti: tutti hanno affrontato o affrontano problematiche ecologiche di tipo ambientale.

Temi non certo secondari da non sottovalutare, ma da risolvere in un contesto di sviluppo industriale serio e razionale di sviluppo.

È ovvio che le scelte del come si è affrontato nel passato la problematica dell’industria pubblica pesa anche oggi. Le scelte sul panfilo inglese del Britania hanno lasciato nella memoria marcatamente un segno.

Questo passato conta ancora significativamente molto anche sulle dinamiche dell’acciaieria di Taranto.

Il professor Carlo Cottarelli sostiene che serve oggi, per affrontare le problematiche del passato, una “fiscalità funzionale che assecondi obbiettivi dichiarati”. Questa priorità non sta però nelle corde dei partiti che si sottopongono al voto elettorale.

Una “crepa furba” questa proposta di Cottarelli, che molti industriali leggono con “gli occhiali del passato” considerandola “un’opportunità possibile” per mettere le mani in tasca agli italiani.

Prima che ciò avvenga in concreto,  più che cordate di industrie siderurgiche  improvvisate, sarebbe opportuno chiarire che un Paese ha l’obbligo di darsi come priorità la salvaguardia di un segmento di qualità industriale a ciclo integrale, come è l’acciaieria di Taranto, pubblico o privato.

Tale salvaguardia è una questione di vitale importanza per la produzione di acciaio di alta qualità e fonte produttiva di una continua ricerca di sviluppo di innovazione di prodotti siderurgici.

Spostare l’obbiettivo di lavorare solo acciaio commerciale attraverso consorzi con interessi diversificati è una strada che nel passato (1985 – 1988) e già stata percorsa in Liguria a Cornegliano con il consorzio siderurgica del Cogea e non fu proprio un gran bell’esempio da riproporre oggi.

Nel 1985 la storia delle Acciaierie di Cornigliano visse una svolta cruciale con la nascita del COGEA (Consorzio Genovese Acciaio). Questo consorzio nacque per gestire la prima fase di privatizzazione e ridimensionamento dell’area fusoria dello stabilimento, allora di proprietà pubblica (Italsider/Finsider).

A Taranto oggi servirebbe un sindacato in grado di svegliarsi dall’intorpidimento ideologico in cui si è cacciato con l’attivo sostegno alla terribile politica del green Deal, per aprire attivamente una stagione di sviluppo che abbia come fondamento una postura di reale cogestione, recuperando la cultura della socialdemocrazia della Bad Godesberg.

Certo serve coraggio e visione e senso di reale responsabilità verso una politica del lavoro attivo.

D’altronde, la CECA negli anni 50 seppe essere interprete costruttiva e volano di sviluppo per tutta la ricostruzione di un Europa uscita dalla guerra.

Le acciaierie di Taranto hanno molti problemi e soggiacciono a mille sanzioni da parte della magistratura su tempi dell’ecologia ambientale. Forse più che piangersi addosso sarebbe molto opportuno osservare l’esperienza positive di quanto stanno facendo acciaierie nel mondo e nei paesi industrialmente più avanzati per trasformare un problema ambientale in una opportunità industriale razionale .

Acciaierie della Corea del Sud e Giappone hanno esperienze da osservare e magari anche umilmente da copiare.

Le acciaierie integrate sul mare in Corea del Sud e Giappone (come gli impianti di Hyundai Steel, POSCO, Nippon Steel o JFE) hanno affrontato il problema dell’inquinamento atmosferico (polveri sottili e respiro dei venti marini) e della perdita di materia prima ingegnerizzando coperture integrali e sistemi a circuito chiuso.

Invece di usare le tradizionali barriere frangivento o i sistemi di bagnatura delle colline di minerale (inefficienti in zone costiere ad alto vento), i colossi asiatici hanno adottato tre soluzioni strutturali principali:

1. Parchi Minerali: Cupole Geodetiche e Coperture Longitudinali

Per lo stoccaggio di minerale di ferro e carbone fossile, le aziende sudcoreane e giapponesi non si sono limitate a coprire il cumulo, ma hanno edificato gigantesche strutture trasparenti o metalliche:

Cupole Geodetiche Circolari (Circular Storage Domes):
Esempio virtuoso: Lo stabilimento Hyundai Steel a Dangjin (Corea del Sud).
Come funziona: Si tratta di imponenti cupole in acciaio a struttura reticolare/geodetica, alte oltre 60 metri e con diametri superiori ai 120 metri. Al loro interno, un sistema rotante di scarico (stacker) e ripresa (reclaimer) gestisce i cumuli in totale isolamento dall’esterno.

Capannoni Longitudinali A campata Unica (Barrel Vault Sheds):
In aree con vincoli geometrici o su banchine allungate, si utilizzano gigantesche strutture ad arco in acciaio (con campate di oltre 100 metri senza pilastri centrali) che coprono l’intero nastro trasportatore e il parco stoccaggio per chilometri.

2. Parchi Kocherie (Parchi Carbone e Coke): Enclosures Ermetiche

Il coke di carbone e il carbone da coke presentano un elevato rischio di dispersione di polveri sottili e autocombustione.

Silos e Strutture Chiusi: Oltre alle cupole geodetiche dedicate, il carbone pulito o prescelto viene inviato direttamente in grandi silos verticali chiusi o stoccato all’interno dei medesimi capannoni sigillati dei parchi minerali.

Sistemi di Depolverazione Interni: Per evitare rischi di esplosione da polveri all’interno dei capannoni sigillati, le strutture sono dotate di:
Impianti di aspirazione e filtraggio dell’aria a maniche di grande portata.
Sistemi di nebulizzazione d’acqua ad alta pressione con agenti bagnanti all’interno dell’ambiente chiuso.
Monitoraggio e saturazione di gas inerte nelle aree a rischio d’incendio.

3. Movimentazione a Circuito Chiuso (Pipe Conveyors)

La copertura del parco depositi sarebbe inutile se il materiale venisse poi trasportato all’aperto verso gli alti forni o le mattonelle di cokeria.

Nastri Trasportatori a Tubo (Pipe Conveyor Systems): In Corea e Giappone il trasporto dalla nave al parco, e dal parco all’alto forno/cokeria, avviene tramite nastri che si avvolgono su se stessi formando un tubo sigillato di gomma durante il tragitto.
Il minerale o il coke viaggia completamente protetto dal vento e dalla pioggia, azzerando le dispersioni di polvere sul suolo e in mare.

Vantaggi dell’Approccio Asiatico

1. Riduzione quasi al 100% delle polveri disperse: Eliminazione dell’impatto ambientale sulle aree urbane limitrofe (es. quartieri costieri).

2. Risparmio Economico: L’isolamento evita la perdita dello 0.5\% – 1\% di materia prima spazzata via dal vento o dilavata dalla pioggia.

3. Mantenimento dell’Umidità Ottimale: Il minerale e il coke mantengono il livello d’umidità ideale, migliorando l’efficienza energetica dell’alto forno.

Ragionare su strategie e contenuti concreti di politica industriale e sui temi della siderurgia deve essere una postura dettata da funzionalità saggezza e buon senso pratico.

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