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I conti senza l’Oste

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I conti senza l'Oste

L’europeismo e il suo riarmo

I conti senza l’Oste. Concisa significativa espressione di un mondo di ieri, infatti trova la sua origine nel Basso Medioevo, quando nell’ovest europeo si diffusero i cammini, i pellegrinaggi, insomma, l’esigenza di andare.
Ritorneremo ancora sull’argomento, dopo alcune riflessioni sul mondo d’oggi e, purtroppo, su quello che viene definito Riarmo e in omaggio all’UE come ReArm Europe: un impegno strategico da 800 miliardi di euro da completarsi entro il 2030.

A seguire alcuni stravaganti personaggi, regola che seguiamo difficilmente, ora lo faremo dato lo spessore della loro caratterizzazione.

Carlo Calenda il 12 agosto ha rilasciato un’intervista a La Stampa affermando che, in autunno, Putin porterà un attacco mirato a un Paese NATO per valutarne l’effettiva reazione.

Naturalmente, non lo crediamo affatto, a meno che l’aspirante protagonista, per attacco mirato, non voglia intendere il sorvolo di qualche drone.

Nell’ultima settimana ne è stato abbattuto uno in Lettonia, riconosciuto come ucraino ma involontariamente deviato, un altro abbattuto in Romania, definito dal comando NATO: “Sembra essere russo”.

Attenderemo il Capodanno 2027 per valutare, ancora una volta, Calenda. Certo, se avesse ragione un attacco nel 2026 porterebbe grande scompiglio negli strateghi europeisti.

Le quotazioni, particolarmente elevate, di un cavallo di razza quale l’estone Kaja kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la sicurezza, a differenza dello stratega italiano, non creano scompiglio ma solo certezze.

La Russia non era ancora in guerra e lei si adoperava per dar vita alla locuzione latina Si vis pacem, para bellum, non conoscendo il proverbio sangue chiama sangue.

Antesignana del ReArm Europe, oggi è tenuta in gran considerazione, in settembre si appresta a presentare la 22a sanzione per la Russia, rivendicando la quantità dei suoi interventi, in 55 mesi di guerra una cadenza approssimativa di cinque l’anno.

Sarà ricordata per il mastodontico lavoro per cui si è adoperata per la pace continentale, noi ricorderemo il personaggio, insignito della carica di Alta rappresentante per la politica estera dell’Europa, per la conoscenza non molto appropriata degli avvenimenti del secolo scorso, considerando che ebbe a sostenere, pubblicamente, che Russia e Cina non avevano contribuito alla vittoria contro il nazifascismo.

Evidentemente, tra storia antica e politica contemporanea vige discrasia tra i tanti saperi, le infinite opinioni, le vaghe conoscenze e i pochi pensieri.

Le considerazioni sui due personaggi ci introducono alla centralità del nostro ragionamento che verte sull’europeismo e il suo riarmo.

Il continente vive momenti d’entusiasmo e di risveglio avendo teorizzato un piano militare dopo un quarantennale torpore iniziato qualche tempo prima della caduta del Muro di Berlino.

Già il Muro, il 9 novembre ’89, quanta platonica felicità, permeata di verità, giustizia, ragione; avvertita al di là di una politicante politica, di partiti, sindacati, pacifisti, preti, associazioni e quant’altro, accompagnata solo da gioia, libertà e commozione.

Gioia, perché tutto, o almeno molto, ritenevamo che sarebbe cambiato.

Libertà?

L’Europa, ci credevamo ancora, avrebbe potuto avere un ruolo da protagonista non più asfissiata da imperialismi, indicando al mondo la sua storia, tradizione, cultura, umanità, spiritualità, rispetto di sé e per gli altri, adoperandosi per un futuro multilaterale in cui non avremmo avuto pace perpetua ma non alle prese con un odierno pianeta in fiamme.

Insomma, un vecchio mondo proiettato in un futuro non impelagato con la NATO e con un diffuso anarchismo. Fu smarrita l’ultima opportunità, avendo disperso un’intelligente strategia in grado di accompagnarci nell’essere centrali e maestri nel mondo di domani.

Forse, oggi al posto dell’UE, avremmo avuto l’avvio di una storia e un nuovo periodo assiale. Ad ogni modo, non vi è certezza, intanto, libertà e verità sono in cammino e ci accompagnano nel nostro vivere, a noi la disponibilità ad accoglierle.

In Europa commozione e solitudine ci sono state compagne: non dimenticheremo il rogo di Jan Palach in Piazza San Venceslao a Praga nel gennaio del 1969, i carri armati sovietici in Corvin köz a Budapest nel novembre del 1956, gli scioperi e le vittime a Berlino e nella Germania orientale nel 1953, non dimenticheremo il Vietnam, l’Afghanistan e tanto ancora.

Di quella gioventù europea martire per la libertà ne siamo debitori, con loro abbiamo compreso che l’Europa va amata ma non un qualsiasi sinonimo, non confonderemo l’essere, la storia, la struttura e l’anima con un banale, insignificante europeismo.

Abbiamo accarezzato il momento in cui si è potuto sognare, per un diverso futuro, un continente euroasiatico ma non è stato compreso né immaginato un benefico pacifismo, in compenso oggi siamo alle prese con un compito apparentemente semplificato: il Riarmo.

Naturalmente, una sorta di euforia organizzativa investe le cancellerie europee. I presupposti per la realizzazione del potenziamento delle capacità belliche ci sono tutte; dirigenza militare e leadership, politiche continentali abbondano, la riconversione di settori industriali verso il manifatturiero, spaziale, tecnologico si è avviata, anche per sopperire alla crisi dell’automotive e non solo.

Una lungimirante chiarezza strategica degli operativi comandi militari e dell’intellighenzia politica, competente di rapporti internazionali e geopolitica, assicura e conforta della necessità di doverci difendere dalla Russia.

Un esteso silenzio si è diffuso su interventi europei nel resto del pianeta, Cina ed alleati, evidentemente non preoccupano, allo stesso modo il mondo arabo islamico e lo scacchiere asiatico, siamo ad un rearmatio contra gentem.

Gallup società statunitense che si occupa di sondaggi in ambito internazionale, in rilevazioni periodiche ha quotato che solo il 32% dei cittadini dell’Unione europea combatterebbe per il proprio Paese.

Tra i più problematici:

Italia: 78% no; 8% non risponde;
Austria 62% no; 18% non risponde;
Germania 57% no; 20% non risponde;
Inghilterra 50% no; 17% non risponde.

Potremmo continuare con altri rilevamenti, ma le indicazioni non fornirebbero particolari differenziazioni.

Il riarmo si è avviato, molte condizioni hanno imboccato il proprio cammino, a noi non resta che ricordare il titolo di queste riflessioni “I conti senza l’Oste” e, ritornando al potenziamento degli armamenti, vogliamo innalzare una verità contrastante con precedenti radioattive certezze: “Questa volta l’Oste è la gioventù europea con cui non sono stati fatti i conti di un inconcludente riarmo”.

Danaro, Tecnologia, Finanza, Aziende, Retorica, Superficialità, ma gli Umani, la loro intelligenza, le loro passioni, il nostro futuro?

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