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Il PNRR è un prestito che all’Italia non serviva

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Rimettiamo al centro l’interesse nazionale

Quando nel biennio 2020/2021 Giuseppe Conte parlava di “fondi di resilienza pandemici” era ancora legato alla teoria keynesiana (applicata da USA e Cina, si badi bene…) promossa dal suo partito.

L’ex premier iniziò le sue richieste all’UE in un periodo storico complesso, con l’Italia bersaglio del Covid-19 e impegnata nella “Via della Seta”, passaggio sottovalutato da molti ma che mise il Paese nel pieno scetticismo USA, quando invece sarebbe stato fondamentale mantenere l’ombrello americano.

Quindi, mentre le Banche Centrali di Giappone, Cina e USA (con UK a ruota) immettevano liquidità sui mercati interni e finanziavano le proprie aziende fuori debito (come la Germania…) l’Italia se ne tornava da Bruxelles con un prestito vincolato (questo è il PNRR), più politico che veramente efficace per la terza economia del continente e ottava al mondo.

L’economia italiana è cresciuta tra 2021 e 2022, per il 2023 la stima è quasi all’1% e senza PNRR in moto, in realtà il tutto grazie alla sospensione del patto di stabilità (fortemente voluto da Berlino nel 2011 per vincolare l’industria nostrana e francese, ovvero dei competitor…), il vero risulto dell’allora premier Conte fu questo. Se ricordate, l’ex premier fu più volte bacchettato una Merkel, che mangiò la foglia.

Il vaso di Pandora

Il PNRR sostituisce quei “compiti a casa” che nel 2011 ci trascinarono nell’inserimento del Patto di stabilità in Costituzione. Nonostante questo vincolo, l’Italia ha un debito privato ai minimi e, quindi, per chi conosce un minimo d’economia, non è ricattabile, come invece una certa stampa raccontò nell’ormai lontano 2012.

Riforme “da lacrime e sangue” tra cui una pensione a quasi 70 anni: “lo dice l’Europa”, “rischiamo il default”, “il debito, lo spread”…

Il tutto senza spiegare all’italiano medio che i due terzi de debito pubblico è nei confronti degli italiani, e non estero, ed è ben finanziato dai titoli di Stato (che non perdono valore al portatore) e che non spaventa economie con un patrimonio privato (immobili, conti, etc.) da 9.000 miliardi, con, in aggiunta, la quarta riserva d’oro mondiale.

In realtà le crisi economiche partono da insolvenze private, come ben dimostra la crisi dei mutui USA (prestiti privati…) del 2007/2008.

Il debito del PNRR

Il PNRR impegna i nostri soldi, che dovranno essere rimborsati con gli interessi e, quindi, con le nostre tasse e, ovviamente, non potranno essere rinnovati nel tempo come avviene per l’ordinario debito pubblico.

Il “sacro” PNRR è un debito, peggio di debito pubblico, è un debito tossico, perché le sue regole non sono stabilite dall’Italia, ma dalla Commissione che, ovviamente, non lo rinnoverà.

Bisognerà rimborsarlo (la Germania non vuole “debito comune” e stabile) perché gli obiettivi (basterebbe leggerlo, oltre che santificarlo) sono spesso illogici per tempi e, soprattutto, modi, il settore scuola tra i più bersagliati con inutilità d’obiettivi e una corsa alla spesa (inutile ma vincolata).

Impensabile costruire una ferrovia in tre anni, ad esempio, con annessa gara d’appalto e chiusura dei lavori. Avrebbero avuto senso investimenti produttivi che, nel paradosso, vengono penalizzati, lo afferma chi lavora nei vari settori, consulenti e analisti compresi.

Se il PNRR fosse stato una manna dal cielo, perchè gli Stati europei avrebbero preferito il caro buon vecchio investimento a stock di debito? Forse perché è rinegoziabile senza vincoli, tra l’altro, oggi sospesi causa pandemia?

Solo una parte del PNRR è a fondo perduto, l’altra è un prestito bancario (con tassi normali, quindi tecnicamente sarebbe stato meglio dire agli italiani di comprare BTP, magari congelando il contributo netto che versiamo all’UE).

La Germania ha banche in crisi da anni ma sta al largo da tali artifizi, li impone, però, a terzi. La Merkel infiocchettò il nostro governo d’allora che, infilandosi nella palude del PNRR, ha impegnato il Paese ben oltre il suo mandato; di fatto, sapendo di essere al capolinea, ha ipotecato difficoltà per chiunque ci fosse dopo, un vecchio trucco politico…

L’Europa non ci ha regalato nulla, noi versiamo più di ciò che spendiamo e nessun analista può affermare il contrario.

L’idea di dare liquidità a fondo perduto (su modello di Fed e Bank od China) è finita, invece, a darci un qualcosa d’iperburocratico, che ci lega “ai compiti a casa”, che, a quanto pare, ci ha fatto fare solo Mario Monti, dato che in Europa vanno in pensione tutti dopo di noi come statistiche dicono, ma nel 2012 si raccontava altro…

In realtà, sarebbe bastato congelare il contribuito netto versato all’UE, esercizio per politici alla Alcide De Gasperi e manager di stato (per la fase due) come Enrico Mattei.

La soluzione più intelligente e seria? Finanziare a debito, iniziando da sanità e scuola, che, in Italia, hanno i finanziamenti bloccati a causa degli stringenti vincoli europei, tra tetto del 3% e controlli di spesa, magari spiegando agli italiani che sono tra i meno indebitati d’Europa a livello privato, che è quello che conta.

Urge rimettere al centro l’interesse nazionale.

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