Home Opinioni REFERENDUM GIUSTIZIA, ANM VUOL CAPIRE CHE E’ UNA SEMPLICE ASSOCIAZIONE?

REFERENDUM GIUSTIZIA, ANM VUOL CAPIRE CHE E’ UNA SEMPLICE ASSOCIAZIONE?

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Dalle sedi dell’Associazione Nazionale Magistrati si leva spesso un coro di sdegno: il sorteggio per i due CSM viene descritto come un “insulto” alla dignità dei togati perché cancellerebbe la “rappresentatività” della magistratura. Secondo questa linea di pensiero, eliminare l’elezione dei togati significherebbe negare alle correnti di destra, di centro e di sinistra la possibilità di esprimere i valori ideali della categoria attraverso la gestione di poltrone e uffici.

 

Ma è necessario riflettere su un punto fondamentale: in un sistema democratico, chiunque aspiri a essere “rappresentativo” deve per forza passare per l’unico luogo di legittimazione possibile: le urne. Il Parlamento è un organo rappresentativo perché eletto dai cittadini e il Governo trae la sua forza dal mandato ricevuto. Al contrario, la magistratura italiana è l’unico dei tre poteri dello Stato che non riceve un mandato diretto dal popolo. Questo assetto è storicamente giustificato dal fatto che i magistrati sono tecnici imparziali, la cui unica “bussola” è la legge e non il consenso.
Se però i critici della riforma sostengono che il sorteggio è umiliante proprio perché sottrae loro il diritto di essere “rappresentativi” tramite le correnti, allora la logica cambia radicalmente. Se la magistratura intende porsi come un potere che esprime visioni ideologiche contrapposte, allora dovrebbe avere la coerenza di affrontare il giudizio degli elettori.
Invece di difendere un sistema di spartizione interna, si potrebbe proporre l’elezione diretta dei magistrati da parte dei cittadini, seguendo il modello americano. Sarebbe l’occasione per vedere i magistrati impegnati in campagne elettorali, a illustrare programmi e a rispondere del proprio operato davanti al popolo sovrano, anziché limitarsi a dinamiche di corridoio nel CSM.
Non si può pretendere, allo stesso tempo, indipendenza e discrezionalità politica dei rappresentanti. Se il sorteggio è considerato un’offesa alla politica delle correnti, allora la democrazia del voto popolare appare come l’unica conseguenza coerente. I magistrati non possono pretendere di essere un potere rappresentativo senza un’investitura popolare: o si accettano i doveri dei servitori della legge ( senza la logica di rappresentanza), o si accettano i rischi dei rappresentanti del popolo selezionati dalle urne.
Troppo facile parlare di “rappresentatività” della magistratura quando questa garantisce il potere senza responsabilità elettorale. Ma visto che mi farebbe orrore anche un’elezione politica, e visto che la magistratura non dovrebbe avere alcuna rappresentatività dal CSM se non l’indipendenza di ogni singolo magistrato (questo dice la costituzione), allora l’attuale furba via di mezzo, che garantisce il potere senza responsabilità elettorale, appartiene chiaramente a un passato che la riforma mira giustamente a superare.

Autore

  • Redazione

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