
di Sergio Restelli
Era iniziata con una nota musicale. “Via con me”, una melodia che suonava come l’ecosistema perfetto di due anime danzanti, un appello alle gioie e ai travagli dell’amore. L’invito di Paolo Conte era chiaro: non perdere l’opportunità di assistere allo spettacolo d’arte varia di qualcuno che si innamora di te. E che spettacolo era!
L’innamoramento trasforma la realtà in un carosello di emozioni, un caleidoscopio di sentimenti. Nel tumultuoso vortice del corteggiamento, gli ormoni giocano come fuochi d’artificio nell’oscurità, illuminando ogni sensazione, rendendo ogni dettaglio vivido come mai prima d’ora. L’euforia di un messaggio inaspettato, il calore di uno sguardo, la carica di un tocco: tutto diventa intenso e inebriante.Nella confusione dei primi incontri, il desiderio dominava, alimentato da ormoni come estrogeni e testosterone, incendiando l’attrazione fisica. E proprio come un primo bacio rubato, la fase del desiderio era bruciante, caotica, e meravigliosamente imprevedibile.
Ma poi veniva l’attrazione, una passione che bruciava come un fuoco lento ma costante. Era una chimica del cervello, un cocktail di dopamina e noradrenalina, che offriva euforia, batticuori e notti insonni pensando all’altro.Le cose si complicavano quando l’attaccamento entrava in scena, rendendo tutto più dolce e profondo. L’ossitocina e la vasopressina giocavano un ruolo fondamentale in questo ballo delicato, legando due persone in maniera forte e indissolubile.
E in mezzo a tutto questo tumulto chimico, l’amore trasformato in un’opera d’arte vivente, era un fuoco che, se alimentato e curato, poteva ardere per sempre. Ogni bacio, ogni tocco, ogni risata condivisa, aggiungeva un altro colpo di pennello al capolavoro in corso.Alcuni potrebbero dire che l’amore era puramente evolutivo, un modo per assicurare la prosecuzione della specie. Ma chiunque abbia mai sentito il cuore battere più forte alla vista di una persona speciale sa che l’amore è molto più di un impulso. Era un viaggio, un’avventura, uno spettacolo di arte varia, proprio come diceva la canzone. E, in ogni sua sfumatura, dall’euforia al tormento, era assolutamente magnifico.





