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PUTIN USA IL GO

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Con la sceneggiata di Prigozhin, Putin ha preso tre piccioni con una fava.

Il primo piccione è l’insieme delle cancellerie occidentali che, terrorizzate dall’idea di una Russia fuori controllo, hanno cambiato idea su Putin. Prima era il “macellaio” (copyright di Biden) e ora è il custode delle testate nucleari, unico interlocutore degli USA e della Nato. L’idea di cambiare il vertice del Cremlino non ha più alcun significato e non può più essere un’opzione da considerare come possibile.

Il secondo piccione riguarda l’eliminazione delle frizioni tra i comandanti dell’esercito russo e il capo della Wagner. Prigozhin, infatti, cambia padrone: lascerà la Russia per “l’esilio” in Bielorussia, assieme, con ogni probabilità, ai membri della PMC Wagner che lo hanno seguito nella sceneggiata, i quali non potranno essere inquadrati nell’esercito russo, ma sono stati perdonati.

Considerato che la Bielorussia è una succursale di Putin, il cambio di padrone è solo formale e consentirà l’utilizzo della Wagner in Africa senza interruzione alcuna.

Il terzo piccione è lo spostamento della Wagner in una posizione a ridosso di Kiev, con una pressione sull’Ucraina che ha tutta la caratteristica di un accerchiamento.

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Putin, frequentando i cinesi ha ben imparato il gioco del Go che consiste, appunto, nel circondare l’avversario.

La pressione a Nord su Kiev costringerà gli ucraini a mantenere truppe in loco, distraendole dal fronte a sud-est.

Che si sia di fronte ad una sceneggiata ben riuscita lo si evince dalle dichiarazioni ufficiali del Cremlino.

“In seguito alla mediazione del presidente bielorusso Alexander Lukashenko – ha annunciato Peskov – a Prigozhin sono state fornite garanzie assolutamente vantaggiose e accettabili”.

In cambio del ritiro dei suoi uomini Prigozhin andrà in Bielorussia, ha detto Peskov, aggiungendo che il capo dei Wagner “aveva la parola del presidente” Vladimir Putin.

In poche ore da traditore Prigozhin è diventato un perdonato dalla magnanimità di Putin.

“La causa penale (per incitamento alla ribellione armata) contro di lui – ha specificato Peskov- sarà ritirata. Coloro che lo vorranno, potranno firmare contratti con il ministero della Difesa russo, a patto che non abbiamo preso parte al tentativo di insurrezione. Quelli che invece lo hanno fatto non saranno comunque perseguiti penalmente, alla luce dei loro meriti guadagnati al fronte. Quello che è accaduto in nessun caso avrà un impatto sul corso dell’operazione militare speciale in Ucraina che continua”.

Sia il ministro Sergey Shoigu, che il capo di stato maggiore della Difesa, generale Valerij Gerasimov, che Prigozhin voleva rimuovere, restano ai loro posti.

Prigozhin, con l’esilio in Bielorussia si sottrae alla legge sulle PMC e sui reparti di volontari, annunciata il 10 giugno dal ministero della Difesa russa, che impone a tutte le “formazioni volontarie” di firmare un contratto con il ministero della Difesa russo che le pone sul piano militare sotto il diretto controllo e comando e dei vertici militari russi.

Prigozhin aveva detto il 15 giugno che non avrebbe siglato il contratto di cui il ministero della Difesa impone la firma entro il 1° luglio, ma si era detto fiducioso di poter trovare un accordo che lasciasse a Wagner l’autonomia pur accordando ai suoi combattenti i benefici e le garanzie sociali riservati ai soldati e alle loro famiglie.

Problema risolto: la Wagner è stata trasferita in Bielorussia e non deve soggiacere alle leggi russe, mantenendo autonomia e libertà di movimento.

Ora il problema si sposta in Ucraina, la cui controffensiva non ha prodotto risultati concreti.

Nella zona del Donbass si ritrova a fare i conti con l’esercito russo, che ha fortificato il fortificabile, su tre linee difensive e con le truppe cecene di Kadirov.

A nord, in prossimità di Kiev (un paio di centinaia di chilometri dalla Bielorussia) gli ucraini potrebbero trovarsi a fare i conti con la Wagner.

Gli Stati occidentali hanno perso ogni speranza di destrutturare la Russia e di cacciare Putin e, anzi, ora sperano che stia dov’è, a garanzia del controllo delle testate atomiche (circa sei mila).

Putin da falco è diventato uomo di equilibrio nei confronti dei falchi.

Dopo che Obama ha ricordato che quando Putin inglobò la Crimea gli USA non ne fecero una questione di vita o di morte, è chiaro che dall’America giungono messaggi che fanno capire che la guerra è da chiudere, probabilmente con un congelamento del fronte.

Non mancano i falchi occidentali, soprattutto quelli legati al Kombinat industriale militare e alla finanza, ma a quanto pare non c’è più molto spazio di manovra.

Non è da escludere che il prossimo esiliato sia Zelensky.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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