Più Stato non vuol dire più spesa: vuol dire Stato che crea valore
Il dibattito sulle pensioni parte quasi sempre dal punto sbagliato. La pensione integrativa viene raccontata come inevitabile, quando in realtà è il sintomo di un sistema pubblico che ha rinunciato a produrre valore. Se le pensioni pubbliche non bastano, il problema non è il “secondo pilastro”, ma il primo che non regge perché l’economia cresce poco e male.
I numeri aiutano a chiarire. In Italia i pensionati sono oltre 16 milioni e la spesa previdenziale supera il 15% del PIL, una delle quote più alte in Europa. Non è sostenibile alzare le pensioni solo con più trasferimenti: senza produttività, salari e occupazione stabile, si sposta il problema avanti di qualche anno. Serve invece uno Stato che torni ad essere attore economico, non solo regolatore o pagatore.
Le partecipate pubbliche sono il primo snodo. Nel 2024 lo Stato ha incassato circa 3 miliardi di euro di dividendi dalle grandi partecipate. È denaro reale, ma spesso trattato come entrata corrente, non come leva strategica. Il punto non è “fare utili per fare cassa”, ma reinvestire sistematicamente quegli utili in ricerca, innovazione, filiere industriali e collaborazione strutturata con il privato. È così che si alzano salari e base contributiva, non con la finanza individuale spinta per necessità.
Stesso discorso per la sanità. Il Servizio sanitario nazionale vale circa 139 miliardi l’anno, poco più del 6% del PIL. Con queste cifre, senza una regia nazionale forte, le ASL vanno in affanno e il sistema si privatizza di fatto, in modo diseguale. La soluzione non è meno Stato, ma più coordinamento pubblico e più integrazione intelligente con il privato: standard nazionali, controllo pubblico dei dati e degli esiti, partnership su obiettivi misurabili, non esternalizzazioni di emergenza.
Questo modello ha un precedente storico chiaro: il metodo di Enrico Mattei. Più Stato non significava statalismo, ma ibridazione: pubblico e privato insieme, con una regia nazionale chiara e un obiettivo industriale preciso. Applicato oggi, significa partecipate che trainano innovazione, sanità pubblica che governa il sistema e non rincorre le crisi, e previdenza che torna sostenibile perché poggia su un’economia più forte.
Se lo Stato crea valore, le pensioni pubbliche possono crescere. Se lo Stato rinuncia a farlo, la pensione integrativa diventa una necessità. La differenza non è tecnica: è politica e industriale.




