
di Valter Vecellio
Bielorussia: Maria Kalesnikava, 42 anni, suo malgrado uno dei simboli dell’opposizione al regime autoritario del dittatore bielorusso Lukashenko, è in carcere ormai da quattro anni. E’ stata prelevata nel 2020 da agenti mascherati durante una protesta di piazza a Minsk contro la falsificazione delle elezioni presidenziali: caricata su un van, portata al confine con l’Ucraina e minacciata di morte se si fosse rifiutata di attraversarlo.
Lei si è opposta all’esilio, ha stracciato il passaporto e affrontato il processo. La condanna per Maria, musicista e direttrice d’orchestra, è stata durissima: 11 anni di carcere per una serie di capi d’accusa tra cui la cospirazione.
Le ultime notizie dirette risalgono al febbraio 2022, quando la famiglia ha ricevuto una lettera. Dal 2022 è detenuta nella colonia penale di Homel, nel sud-est della Bielorussia, dove non le permettono di avere alcun contatto con i familiari.
La sorella Tatsiana ha saputo che Maria sta deperendo in maniera preoccupante: il suo peso è sceso a 45 chili, troppo poco per una donna alta 1 metro e 75 centimetri, che peraltro ha un’ulcera allo stomaco, il che fa pensare che il suo organismo non tolleri il cibo ricevuto in prigione.
La famiglia ha saputo che è rinchiusa in una cella minuscola, con un buco sul pavimento come “toilette”.
Nelle carceri bielorusse languono ancora oltre 1.200 prigionieri che le organizzazioni per i diritti umani qualificano come politici.
Tra le figure più note, oltre a Maria Kalesnikava, c’è il Premio Nobel per la pace 2022 Ales Bialiatski.





