Home Opinioni PERCHÉ SIAMO UN PAESE SENZA FUTURO!

PERCHÉ SIAMO UN PAESE SENZA FUTURO!

0

di Achille Nobiloni
Qual è da molti decenni ormai, a ogni fine d’anno, il modo classico di trovare i soldi per fare la legge di bilancio? Una bella “finanziaria” intrisa di tagli! E già perché in Italia non si investe ma si rincorrono i problemi, si tappano i buchi e si mettono le toppe. E come lo si fa? Raschiando il barile ogni anno di più: cioè si guarda solo alle poche risorse disponibili, si taglia di qua, si lima di là, il tutto tartassando e impoverendo sempre più la classe media e con essa tutto il Paese.
Il più delle volte il ricavato di queste belle “manovre” finisce poi con l’evaporare senza intaccare minimamente la radice dei problemi che l’anno dopo si ripropongono più gravi di prima. Non vorrei sbagliare ma credo che siamo l’unico Paese al mondo in cui le imposte sul reddito si pagano con un anno di anticipo e in cui sia stato istituzionalizzato il “decreto mille proroghe” con cui si rinviano all’anno seguente (più e più volte) tutte le questioni che non si è riusciti a chiudere a tempo debito.
Ma investire? No eh? Mai! Ormai ci siamo ridotti a essere come quel poveretto che non facendocela più ad arrivare a fine mese e non avendo la forza, la fantasia o la capacità di incrementare le entrate, si riduce a contenere il più possibile le uscite e così inizia a tagliare sull’automobile, sul vestire, sulla cultura (cinema, teatro, lettura), sul magiare e alla fine si ritrova a dover scegliere se fare il barbone o rubare agli amici. I nostri governi per non sbagliare fanno tutte e due le cose insieme: in Europa mendicano deroghe alle regole comunitarie e in patria rubano ai cittadini aumentando le tasse e tagliando le pensioni.
Ma investire sui giovani, l’università e la ricerca no, mai! Non sia mai si riuscisse a risvegliare massicciamente quell’ingegno e quella imprenditorialità italiani che a partire dal secondo dopoguerra ci avevano portato a essere la quarta potenza economica del mondo (così almeno aveva scritto qualcuno)!
Se non fosse una ipotesi così diabolica ci sarebbe da chiedersi se i politici lo facciano apposta: in fondo per loro è più facile governare un Paese di bisognosi da beneficiare di tanto in tanto, oggi quello domani quell’altro, ottenendone riconoscenza e gratitudine che un Paese dinamico, in forte sviluppo, popolato di imprenditori poco più che trentenni che insegnerebbero loro (ai politici) a leggere e scrivere.
Sarà davvero per questo che la maggior parte della politica italiana è incentrata sull’assistenzialismo, sui bonus, sulla concessione di benefici e via dicendo? Sarà per questo che si ha paura di incentivare lo studio, la formazione, la ricerca, la nascita di nuove opportunità industriali nei settori tecnologici che guidano ormai lo sviluppo del mondo e nei quali un tempo non avevamo da invidiare nulla a nessuno?
Fatto sta che tutto questo non si fa: si continua a tagliare di qua, tassare di là, tappare buchi e mettere toppe senza un’idea di dove potremo andare a finire e l’unico lusso (e che lusso!) che ci vogliamo concedere pur non potendo permettercelo è la costruzione di un discutibile ponte di dubbia utilità (almeno in termini di priorità) con la speranza di non ritrovarcelo domani come una vela di Calatrava moltiplicata per cinquanta.

 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui