Home editoriali Per l’Ucraina si prepara un inverno tragico e gelato

Per l’Ucraina si prepara un inverno tragico e gelato

0

Zelensky colpisce la Russia, ma è senza copertura antiaerea e rischia il collasso energetico – La diplomazia è l’unica strada per chiudere il conflitto

La strategia di Zelensky di colpire in profondità la Russia presenta un altissimo rischio nel prossimo inverno, con la possibilità di un reale collasso energetico dell’intero sistema ucraino.

In una recente intervista a La Verità, il generale Paolo Capitini, che segue sin dall’inizio la guerra russo-ucraina, in particolare su Parabellum, e, nelle sue analisi, dà il senso preciso di una spiccata adesione alla realtà, ha analizzato con forte scetticismo l’uso di missili a lungo raggio in profondità nel territorio russo.

La sua critica non si fonda su argomenti etici o di opportunità ideologica, ma su una valutazione squisitamente militare e strategica.

Secondo il generale, i raid in profondità contro infrastrutture o depositi russi possono certamente causare danni d’immagine, logistici o psicologici a Mosca, ma non hanno il peso tattico necessario per ribaltare l’andamento della guerra sul fronte d’attacco principale (il Donbass).

I vettori di precisione forniti dall’Occidente sono limitati e costosi. Concentrarli su bersagli lontani all’interno del territorio russo rischia di sottrarre munizionamento critico e supporto di fuoco immediato alle truppe ucraine che si trovano in difficoltà sul piano logistico e difensivo lungo la linea del fronte.

Capitini sottolinea, inoltre, che alzare l’asticella degli attacchi in territorio russo – senza un parallelo piano d’azione militare terrestre in grado di concretizzare il vantaggio o un canale negoziale guidato dall’Occidente – rischia solo di provocare una risposta ancora più devastante da parte di Mosca contro le infrastrutture critiche ed energetiche ucraine.

Per il generale, l’illusione che singoli sistemi d’arma (i cosiddetti game changer, come i missili a lungo raggio) possano risolvere da soli una guerra di logoramento d’attrito è un errore strategico che non tiene conto del peso specifico dei due contendenti.

Le analisi del Pentagono sulla rete energetica ucraina

Argomenti, quelli del generale Capitini, che trovano immediato riscontro nella realtà.

Secondo un rapporto redatto dagli ispettori generali del Pentagono, del Dipartimento di Stato e dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (AID), l’intelligence militare statunitense ritiene che l’Ucraina impiegherebbe almeno un anno per riparare le centrali elettriche ad alta capacità danneggiate.

Il rapporto, relativo al periodo compreso tra il 1° aprile e il 30 giugno 2026, è stato presentato al Congresso.

“Secondo la Defense Intelligence Agency (DIA) – si legge nel documento – l’Ucraina può riparare la maggior parte delle sottostazioni danneggiate entro 6 mesi e le centrali elettriche ad alta capacità danneggiate in almeno un anno. Le tempistiche di riparazione ucraine dipendono dall’entità degli ulteriori danni inflitti dagli attacchi russi, oltre che dal contributo dei partner per le attrezzature di riparazione”.

Il documento afferma inoltre che il Dipartimento di Stato USA, in Ucraina durante il periodo di riferimento, “gestiva 12 programmi energetici per un valore complessivo di 1 miliardo di dollari”.

Inoltre, “a giugno erano attivi oltre 115 programmi di assistenza statunitensi che fornivano aiuti non militari all’Ucraina. Più del 65% dei 3,5 miliardi di dollari stanziati dal Dipartimento di Stato per i programmi attuati è stato destinato all’assistenza umanitaria ed energetica”.

Il sistema energetico ucraino sopravvive grazie a riparazioni continue sotto attacco, supporto internazionale (fondi, attrezzature, generatori), generazione nucleare, rinnovabili e importazioni.

La strategia a lungo termine punta a decentralizzazione, più rinnovabili/nucleare e resilienza, ma i danni cumulativi, la scarsità di ricambi e la vulnerabilità delle grandi centrali restano critici. La situazione è dinamica e dipende fortemente dall’intensità degli attacchi russi. Il deficit è potenzialmente ampio.

La situazione delle centrali e delle reti energetiche in Ucraina a metà agosto resta gravemente compromessa a causa dei ripetuti attacchi russi, soprattutto droni e missili, dal 2022, con un’intensificazione invernale 2025/2026 e una ripresa recente degli attacchi.

Prima della guerra su larga scala (2022) l’Ucraina disponeva di circa 55 GW di capacità installata (o circa 38-54 GW a seconda delle stime). Questa è crollata drasticamente: stime recenti parlano di circa 12 GW di capacità disponibile (o intorno ai 9-14 GW in periodi critici), con perdite superiori all’80% della capacità di generazione pre-guerra.

Le centrali termoelettriche (TPP e CHP) sono quasi tutte danneggiate o distrutte. Zelensky ha dichiarato a inizio agosto 2026 che “praticamente non restano centrali termoelettriche intatte”.

Erano fondamentali per la generazione flessibile e di picco; oggi contribuiscono in misura molto ridotta.

Operano tipicamente 6 – 7 unità delle centrali nucleari di Rivne, Khmelnytskyi e Sud Ucraina (Zaporizhzhia è occupata e non disponibile) e producono circa 5-6 GW nei picchi, ma sono soggette a manutenzione programmata e rischi di disconnessione dalla rete.

L’idroelettrico è fortemente danneggiato con perdite significative di capacità.

Le rinnovabili sono in crescita, ma il programma è insufficiente rispetto al fabbisogno (centinaia di MW contro le migliaia necessari).

Le reti di trasmissione e distribuzione (sottostazioni, trasformatori, linee) sono state colpite ripetutamente, con danni a migliaia di km di linee. Gli attacchi mirano sempre più anche a sottostazioni minori, causando blackout localizzati, ma frequenti.

La rete ha retto per un filo durante l’inverno 2025-2026 (deficit di 5-6 GW o più nei picchi di freddo, con blackout prolungati), grazie a riparazioni, importazioni dall’UE e adattamenti.

L’Ucraina è in seria difficoltà nella difesa anti aerea

L’Ucraina è in seria difficoltà con la difesa aerea. Il problema principale è la scarsità di intercettori per i missili balistici. I lanciatori Patriot (sistemi USA di difesa a media-lunga portata, essenziali contro missili balistici come Iskander, KN-23 e varianti ipersoniche/balistiche) sono spesso vuoti o quasi.

Un report CNN del 17 agosto 2026, con accesso a una batteria vicino a Kyiv, mostra tubi vuoti: l’ultimo lancio risale a 6-10 settimane prima. L’Ucraina avrebbe solo circa l’1% delle scorte USA di intercettori Patriot, mentre ne servirebbero intorno al 5% per affrontare l’inverno.

Lockheed Martin ha consegnato circa 620 PAC-3 nel 2025 e la domanda (Ucraina più altri teatri) supera di gran lunga l’offerta. Negli ultimi attacchi su Kyiv (esempio inizio agosto) la difesa non ha intercettato quasi nessun missile balistico (0 su 24 – 28 in alcuni raid).

L’Ucraina chiede urgentemente più intercettori Patriot e licenze di produzione locale. Esistono progetti europei (esempio Freyja) per intercettori anti-balistici più economici, ma non risolveranno la carenza a breve (come minimo operatività prevista fra un anno).

Questo rende le città e le infrastrutture (in particolare energetiche) molto più vulnerabili agli attacchi balistici russi, che sono aumentati (record di circa 198 missili balistici/ipersonici solo a luglio 2026).

Un grafico fatto sulla base dei dati dell’Ukraine Air War Monitor della Konrad-Adenauer-Stiftung/Kyiv Dialogue, integrando luglio e il dato parziale di agosto, dà l’immediata idea della situazione drammatica.

Ucraina: percentuale di intercettazione dei missili balistici russi

Nei primi dieci giorni circa di agosto l’Ucraina avrebbe intercettato 1 solo missile balistico su quasi 70, cioè circa 1,4%.

La stessa KAS collega il crollo di aprile alla carenza di intercettori Patriot e osserva che, nelle grandi incursioni di luglio, la percentuale è arrivata anche a zero in singoli attacchi.

La situazione della debolezza di intercettazione ucraina è tanto più significativa in rapporto con i dati disponibili nel 2026 che mostrano effettivamente un aumento molto significativo della capacità produttiva russa.

Il dato più solido è quello dell’intelligence militare ucraina (HUR/GUR) del giugno 2026: la Russia prevede 700 Iskander-M nel 2026, circa 55–60 al mese, mentre la produzione dei missili RM-48U impiegati dai sistemi S-300/S-400 contro obiettivi terrestri è salita da poco più di 200 nel 2025 a oltre 480 nel 2026. Sono inoltre previsti fino a 60 Kinzhal nel 2026.

Il salto più evidente riguarda  la produzione di missili RM-48U.

Produzione russa di missili balistici

Nel 2025: poco più di 200; nel 2026: oltre 480.

Nel 2025 il monitor KAS stimava circa 2.000 missili russi prodotti complessivamente, di cui circa 700 balistici, comprendendo anche sistemi più corti come gli S-300.

Per il 2026, invece, l’HUR fornisce: 700 Iskander-M, >480 RM-48U, fino a 60 Kinzhal.

Quindi, prendendo letteralmente queste categorie, arriviamo a oltre 1.240 missili balistici -aerobalistici programmati nel 2026.

In sintesi, la Russia ha aumentato fortemente la capacità di produzione dei sistemi balistici e sta raggiungendo una capacità di impiego di circa 100 missili balistici al mese mantenendo relativamente stabile lo stock.

Ed è proprio questo che rende interessante il dato che abbiamo visto nel grafico precedente: nel luglio 2026 la Russia ha lanciato 126 missili balistici, un record mensile, mentre l’ISW osservava che in luglio Mosca aveva già lanciato più missili balistici di quanti ne producesse normalmente in un mese, suggerendo il ricorso alle scorte.

Quindi si può costruire un secondo grafico ancora più significativo, mettendo insieme: produzione mensile russa, missili balistici lanciati, capacità d’intercettazione ucraina per il periodo 2024/2026.

Missili intreccio dati

Lanci: 74 gennaio, 116 febbraio, 39 marzo, 50 aprile, 86 maggio, 96 giugno, 126 luglio. La linea a 100 è una soglia di sostenibilità stimata, non una misura diretta della produzione mensile.

Un dato che colpisce è che a luglio la Russia ha lanciato circa 126 missili balistici, il massimo mensile del 2026 e 26% sopra la soglia dei 100.

Questo è particolarmente significativo perché le stime HUR indicano per il 2026: 55–60 Iskander-M al mese; fino a 50 RM-48U al mese; circa 5 Kinzhal al mese; capacità complessiva tale da sostenere fino a 100 lanci balistici al mese senza intaccare significativamente le scorte.

Tuttavia non è corretto proporre semplicemente una serie mensile della produzione russa 2024/2026, perché le fonti pubbliche non forniscono dati omogenei per ogni mese.

È possibile invece mettere insieme i dati realmente confrontabili e distinguere chiaramente produzione stimata, missili impiegati e intercettazione.

Produzione/impiego dei missili balistici

Per il 2025 la KAS stima circa 700 missili balistici prodotti nell’anno, includendo anche sistemi a corto raggio come gli S-300, cioè circa 58 al mese. Per il 2026 la stima è salita a circa 60 – 70 Iskander-M/Kinzhal al mese, senza contare gli S-300/S-400.

Nel frattempo l’impiego è passato da una media di circa 60 al mese nel 2024–2025 a 75 al mese nei primi cinque mesi del 2026; nei primi sette mesi del 2026 la media è ulteriormente salita a circa 85 al mese.

Grafico Russia: produzione stimata e impiego di missili balistici

Russia: produzione stimata e impego missili

Nel 2025 produzione e impiego erano grosso modo dello stesso ordine di grandezza, anche se la Russia disponeva già di importanti scorte.

Nel 2026, invece: produzione stimata: ~60–70/mese, impiego gen–mag: ~75/mese, impiego gen  – lug: ~85/mese, luglio: 126 missili balistici

A luglio l’impiego ha quindi raggiunto quasi il doppio della produzione mensile stimata di Iskander/Kinzhal. Il dato non significa che la Russia stia necessariamente consumando le proprie scorte in modo irreversibile: indica piuttosto che nei mesi di picco produzione e scorte vengono utilizzate insieme.

L’intercettazione ucraina

Qui la situazione diventa ancora più significativa in relazione all’intercettazione dei missili balistici russi nel 2026

Ucraina intercettazione missili balistici 2026

Percentuale di missili balistici intercettati dalla difesa aerea ucraina. Il calo nei mesi di maggiore impiego evidenzia la crescente pressione sui sistemi Patriot e sugli intercettori.

Il dato di luglio è particolarmente importante: 126 missili balistici lanciati, soltanto 36 intercettati, pari a circa il 29%.

E nel giugno – luglio la KAS rileva una situazione ancora più critica: durante alcuni attacchi la percentuale di intercettazione dei balistici è scesa al 17% e persino allo 0% in un attacco del 6 luglio, un chiaro segnale della carenza di intercettori.

Quindi il quadro che emerge è che la Russia aumenta la capacità produttiva, mantiene grandi scorte, aumenta il numero di lanci. In Ucraina la capacità di intercettazione dei balistici non cresce allo stesso ritmo e la percentuale intercettata diventa estremamente variabile e nei picchi crolla.

Campagna russa volta a «weaponizzare l’inverno»

Alla luce dei dati disponibili ad agosto 2026, il rischio per la campagna invernale 2026/27 è sensibilmente maggiore rispetto all’inverno precedente, soprattutto perché si stanno sovrapponendo tre fattori: aumento della pressione missilistica russa, scarsità degli intercettori Patriot e progressivo deterioramento della capacità energetica ucraina.

Diverse analisi recenti parlano esplicitamente di una possibile nuova campagna russa volta a «weaponizzare l’inverno».

La Russia non deve necessariamente distruggere completamente la rete elettrica. Il problema è che può cercare di portarla ripetutamente vicino al limite di funzionamento.

Questo è particolarmente importante perché la Russia sta già colpendo sistematicamente il settore energetico e il gas ucraino. Naftogaz ha riferito di 13 attacchi in una sola settimana e di quasi 300 attacchi alle proprie strutture nel 2026.

Se Mosca dispone di una capacità di lanciare 80 – 100 balistici in un mese, non è necessario che tutti raggiungano l’obiettivo. È sufficiente che una quota relativamente piccola superi la difesa per produrre danni ripetuti.

Il fattore decisivo non sarà soltanto quanti missili la Russia produce, ma quanti riesce a concentrare in una singola ondata.

Immaginiamo tre scenari puramente analitici:

Scenario Balistici in una grande ondata Intercettazione 30% Penetrano
Basso 20 6 14
Medio 50 15 35
Alto 100 30 70

Questa evidentemente è una semplificazione, ma rende evidente il problema: con una difesa al 30%, un’ondata di 100 balistici significa comunque circa 70 vettori che arrivano a destinazione.

E infatti l’ISW sta segnalando che Mosca starebbe riorientando la produzione dei sistemi di attacco a lunga gittata verso quelli ritenuti più capaci di penetrare le difese ucraine.

L’obiettivo potrebbe essere diverso da quello del 2022

Nel 2022/23 l’obiettivo appariva soprattutto quello di provocare grandi blackout.

Obiettivo, degradazione permanente

Oggi potrebbe essere più sofisticato: «degradazione permanente».

Non necessariamente distruggere tutta l’elettricità, piuttosto impedire che l’Ucraina ricostituisca una capacità energetica stabile.

È una strategia di attrito infrastrutturale, più che di semplice distruzione.

L’analisi dell’Atlantic Council segnala infatti che nel 2026 gli obiettivi russi comprendono energia e trasporti e che gli attacchi a Naftogaz sono diventati sistematici.

Il punto debole dell’Ucraina è il tempo. Un trasformatore o una centrale danneggiati possono essere riparati, ma se la catena attacco, riparazione, nuovo attacco, nuova riparazione si ripete per mesi, il sistema entra in una spirale di degrado cumulativo.

La situazione diventa particolarmente critica quando arriva il picco della domanda invernale.

È la differenza fra danno singolo e stress sistemico.

Interessante anche vedere come la Russia abbia posizionato recentemente i sistemi di lancio.

Possibile un collasso energetico ucraino

C’è una possibilità concreta di un «collasso energetico ucraino». Lo scenario ritenuto più probabile è: blackout regionali e intermittenti, razionamento, forte pressione sul riscaldamento, crescente difficoltà industriale e logistica.

Lo scenario peggiore potrebbe essere: danni simultanei a generazione, rete e gas, impossibilità di ripristinare rapidamente la capacità, deficit energetico strutturale durante le settimane più fredde.

E c’è una cosa che rende il 2026 diverso: la Russia sembra avere imparato che non è necessario distruggere l’intero sistema; può concentrare le proprie risorse proprio nei momenti in cui la difesa ucraina è più debole.

Per questo l’analisi CEPΑ di pochi giorni fa parla esplicitamente dei prossimi mesi come dell’avvicinarsi di una «ballistic storm» e collega l’esito della campagna alla disponibilità occidentale di difese antimissile.

In altre parole, il vero fronte dell’inverno potrebbe essere meno il Donbass e più la capacità dell’Ucraina di mantenere funzionante il proprio sistema energetico sotto un bombardamento prolungato.

Saggezza suggerisce di aprire un corridoio credibile di trattativa, la cui base non può che essere l’assicurazione alla Russia che l’Ucraina non entrerà nella NATO, la qual cosa significa che in Ucraina non ci saranno basi NATO.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui