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Ucraina: scoperto uno schema per riciclare tre milioni di euro

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operazione "Forrest Gump" in Ucraina

Un sistema di corruzione circonda Volodymyr Zelensky – In crisi un altro idolo di Ursula, degli inglesi e dei progressisti

L’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU) e la Procura specializzata anticorruzione (SAPO) hanno reso noti nuovi dettagli dell’operazione “Forrest Gump”, nell’ambito della quale sarebbe stato scoperto un sistema per riciclare 150 milioni di grivnie (circa 2,91 milioni di euro) destinati, secondo gli investigatori, al pagamento della cauzione di una persona coinvolta nel caso di corruzione “Midas”.

 

Lo riferisce l’agenzia di stampa “RBC Ucraina” citando il NABU.

Zelensky e Banda Bassotti

L’ufficio anticorruzione ha pubblicato registrazioni di conversazioni nelle quali le persone coinvolte discuterebbero del trasferimento dei fondi attraverso una banca statale, della loro suddivisione e delle modalità per evitare i controlli finanziari.

Secondo l’indagine, del gruppo avrebbero fatto parte un vicecapo dell’Ufficio del presidente ucraino, un ex deputato, il presidente del consiglio di amministrazione della banca statale, il presidente del relativo consiglio di sorveglianza e altre persone.

Il sistema avrebbe fatto ricorso alla banca e ai conti di società controllate. Nelle registrazioni gli interlocutori discuterebbero anche della possibilità di assumere il controllo dell’istituto finanziario e coinvolgerne i dirigenti nelle operazioni.

Alla luce degli sviluppi del 19 agosto 2026 siamo di fronte a una sequenza di casi di corruzione che sta penetrando direttamente nell’area di potere di Zelensky.

Non risulta che Zelensky sia personalmente accusato di corruzione nei procedimenti principali. Il problema, però, è politico ed è la prossimità degli indagati al suo entourage e le sue stesse decisioni istituzionali.

Nel novembre 2025 NABU e SAPO hanno fatto esplodere il caso Energoatom, con una presunta rete di tangenti nell’ordine di 100 milioni di dollari.

Il nome politicamente più pesante è quello di Timur Mindich, imprenditore molto vicino a Zelensky e già socio di Kvartal 95, la società televisiva dalla quale proveniva Zelensky. Le indagini hanno raccolto circa 1.000 ore di intercettazioni.

Il caso provocò anche le dimissioni del ministro della Giustizia Herman Halushchenko e della ministra dell’Energia Svitlana Grynchuk.

Questo è politicamente devastante perché riguarda l’energia nel pieno della guerra, mentre la popolazione ucraina subisce gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche.

Ancora più delicato è il coinvolgimento della cerchia di Andriy Yermak, per anni uno degli uomini più potenti dell’Ucraina e capo dell’ufficio presidenziale.

Le inchieste hanno progressivamente coinvolto persone vicine a Yermak e all’amministrazione presidenziale. Alcune accuse sono ancora in fase investigativa e, quindi, non possono essere trattate come condanne definitive, ma l’effetto politico è enorme: la questione non riguarda più semplicemente funzionari corrotti, bensì la rete di potere costruita intorno alla presidenza.

Il dittatore cerca di evitare la verità

Nel luglio 2025 Zelensky firmò una legge che riduceva drasticamente l’autonomia di NABU e SAPO, le due strutture anticorruzione fondamentali.

La decisione provocò proteste interne e fortissime critiche internazionali. Human Rights Watch la definì un colpo all’indipendenza delle istituzioni anticorruzione.

Zelensky fu poi costretto a fare marcia indietro e a ripristinare l’indipendenza delle agenzie.

Questo episodio è fondamentale perché genera un sospetto politico molto semplice: perché cercare di limitare proprio le strutture che stanno indagando sulla corruzione dell’élite politica?

Un nuovo terremoto mette in evidenza la Banda Bassotti di Kiev

La notizia di mercoledì 19 agosto è particolarmente significativa. NABU sta conducendo perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta su una presunta organizzazione criminale collegata a parlamentari e funzionari dell’ufficio presidenziale.

Tra gli obiettivi c’è Iryna Mudra, vicecapo dell’ufficio presidenziale, responsabile fra l’altro delle questioni giudiziarie. Poco dopo Zelensky l’ha licenziata.

L’indagine riguarda un presunto schema di riciclaggio di circa 3,4 milioni di dollari, collegato al pagamento della cauzione dell’ex ministro dell’Energia Herman Halushchenko.

La domanda è: quanto è penetrata la corruzione dentro il sistema di potere presidenziale costruito da Zelensky?

Il problema è che ogni nuovo scandalo rende più difficile sostenere che si tratti soltanto di “mele marce” individuali.

L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, licenziato da Zelensky, ha recentemente accusato il sistema politico di corruzione e ha chiesto addirittura di preparare il ritorno alle elezioni durante la guerra.

La sua uscita rappresenta una sfida politica interna molto più seria rispetto alle semplici accuse provenienti dall’opposizione.

Quindi, oggi abbiamo tre crisi sovrapposte: corruzione, crisi istituzionale, crisi politica.

Un ex ministro della Difesa sta contestando pubblicamente la gestione del Paese e chiedendo un ritorno alla competizione elettorale.

La conseguenza più importante riguarda l’Unione Europea

Per l’UE questo è un problema enorme. L’Ucraina sta chiedendo decine di miliardi di euro di sostegno, mentre contemporaneamente vuole entrare nell’Unione Europea.

Bruxelles può sostenere Kyiv contro la Russia, ma non può ignorare indefinitamente problemi di corruzione e indipendenza giudiziaria.

Zelensky era diventato il simbolo internazionale di una nuova politica democratica e progressista dell’Europa orientale.

Oggi rischia di diventare invece il simbolo di una domanda molto più scomoda: quanto può sopravvivere un sistema politico fortemente personalizzato quando la guerra finisce e cominciano le domande sulla gestione del potere, degli aiuti e del denaro pubblico?

E, soprattutto, se la guerra dovesse entrare in una fase di cessate il fuoco, la pressione per elezioni, accountability e ricambio politico potrebbe diventare molto più forte di quella attuale.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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