di Giuseppe Augieri
Il no, molto secco, da “penultimatum”, comunicato alla Schlein, da parte del futuribile campo largo ad una qualsiasi alleanza con Renzi mi spinge a due riflessioni – con tanti interrogativi – e ad una domanda.
La prima riflessione è sul valore di questo no. Se i Riformisti del PD sono riusciti a convincere Schlein di dire basta ai veti (compreso quello ad un accordo con Renzi) vuol dire che i giochi sono in pieno svolgimento e, se vogliamo veramente mandare a casa Meloni ed il suo governo, non può essere che quella la strada. Renzi non è uno sprovveduto e – con tutti i suoi difetti – può essere una carta da giocare. O i peana all’abilità di Macron sono già un lontano ricordo? Oppure è vero che in Italia Meloni non è Le Pen e il rischio fascista da noi è su tutt’altro piano di quello francese? Interrogativi da chiarire: se non ora, molto presto. Parliamo anzitutto delle persone. Renzi è un personaggio scomodo ed inaffidabile? Forse si. Intanto preferire la Salis e Soumahoro a Renzi rende l’idea dello spessore politico di questi tre (Bonelli,Fratoianni e Conte). Quest’ultimo poi sembra accontentarsi che il travaso di voti dal M5S al PD si sia invertito. Ma non annota che qualche dissidente interno, quelli accettati da Bonelli e Fratoianni perché “di sinistra”, per esempio Trevisi, passa a Forza Italia. E dunque dalle persone passiamo alle politiche. L’idea stessa che il “centro” debba essere in qualche modo rappresentato fa venire l’orticaria. Eppure il no è deciso, perentorio. Il suo valore sta nel no alla persona o all’abbozzo di programma che, seppur fumosamente, Renzi ha messo sul tappeto? Io propendo per la prima ipotesi, ma solo perché la seconda – parlare di programmi – mi sembra assente in questo mondo politico. Non sarebbe un confronto: sarebbe una guerra. Vale per Renzi e vale per il “lancio” dei Berlusconi-Junior che riguarda Forza Italia. O mi sbaglio?
La seconda riflessione è rivolta a Renzi. Mi sono dichiarato in assoluto disaccordo all’ipotesi di un rientro “a casa” ed anche a quello di un “obbligatorio” riferimento (la sinistra) con il quale allearsi. Confermo tutte queste perplessità, avvalorate da questo no di cui si discute. Il confronto programmatico, anche solo abbozzato, con Bonelli e Fratoianni e, su altro piano, con Conte (perché definire Conte di sinistra l’orticaria la fa venire a me) è aspro perché le distanze sono siderali. E’ il concetto stesso di rinnovo del contratto sociale, prima ancora che i suoi contenuti oltre che dei mezzi per farlo e dei metodi da seguire, ad essere in discussione. Primo tra tutti, accettare la cittadinanza, nel fare politica, della mediazione tra idee diverse; e accettare compromessi sulla rappresentanza di interessi diversi. Per me questo confronto va fatto fino in fondo, essendo esso “spes ultima dea” per iniziare una svolta verso la tanto vituperata, per alcuni, socialdemocrazia. «Tra centrosinistra e centrodestra preferisco fare l’ala Blair nel centrosinistra che essere inconcludente nel Terzo Polo. Io mi sento un centro che guarda alla sinistra” dice Renzi. Bravo. Ma mi domando se essere inconcludente nel PD o vicino a Conte, Fratoianni e Bonelli sia diverso. Capisco, sul piano ideologico…. ma sul “fare” qualche dubbio l’avrei. Forse non solo io. Ed infatti Meloni continua ad avere grandi consensi nei sondaggi.
Al dunque: credo possibile l’avvicinamento al PD ed alla “sinistra”. Ma questo può avvenire solo contrattando – scusate il termine, ma è meglio essere chiari – in maniera decisa la propria presenza in una aggregazione che avrebbe migliori probabilità – le certezze le lascio ai benpensanti – di vincere i prossimi confronti elettorali. Dunque un si ma solo a condizioni precise. Riformisti, battete un colpo, ovunque voi siate. Se invece si parte con “comunque appoggeremo”, inutile anche iniziare il confronto. Sarebbe interrotto per manifesta inferiorità.
E qui arriva la domanda. A me appare tanto lapalissiano quello che sostengo che mi sembra impossibile che Renzi non lo colga. Non posso pensare che sia tutto – la posizione assunta da Renzi – un teatrino per ritornare a sedere nel PD. Il fuoco “amico” che si sta vedendo e sviluppando contro questa ipotesi – che comunque sia, indipendentemente dalla sua affidabilità, è un pensiero politico e dunque una novità – dice che alla fine ognuno potrebbe essere costretto ad andare per la propria strada. E tutto ciò non sarebbe imputabile a Renzi.
Domanda: ma vuoi vedere che è proprio questo, alla fin fine, lo scopo?




