Home Cultura Pareto oggi: la mediocrità come sistema

Pareto oggi: la mediocrità come sistema

0
Vilfredo Pareto

L’illusione del merito

L’idea che l’80% delle conseguenze derivi dal 20% delle cause non nasce come una formula economica né come un aforisma motivazionale.

È una constatazione amara sul funzionamento profondo delle società di Vilfredo Pareto.

Non è una legge matematica, ma una regolarità umana, poche dinamiche producono effetti sproporzionati, e quasi mai sono quelle che vengono dichiarate apertamente.

Da questo dato di fatto prende forma la critica più corrosiva, ancora oggi sorprendentemente attuale.

Pareto, economista, sociologo e ingegnere italiano vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è stata una figura atipica nel panorama intellettuale europeo, la sua originalità sta nell’aver applicato un metodo rigoroso, quasi clinico, all’analisi dei comportamenti sociali e politici, rifiutando ogni visione idealizzata dell’uomo e delle istituzioni.

Pareto osservava la società come un sistema attraversato da forze irrazionali, interessi e sentimenti profondi, convinto che per comprenderla fosse necessario andare oltre le dichiarazioni morali e le giustificazioni ufficiali del potere. È per questo che il suo pensiero continua a risultare scomodo ancora oggi.

Vilfredo Pareto osserva che le società non sono governate dalla razionalità che proclamano, ma da un intreccio di interessi, istinti, sentimenti e giustificazioni morali costruite a posteriori.

La ragione, nella sua analisi, non guida l’azione ma la riveste. Serve a spiegare, legittimare, rendere presentabile ciò che è già stato deciso altrove, in una zona più opaca dell’umano. È in questo spazio che nascono le élite, ma anche le loro degenerazioni.

Quando Pareto afferma che le teorie morali servono ai furbi e agli imbroglioni, non sta attaccando l’etica in sé, ma sta smascherando l’uso strumentale della morale come linguaggio del potere.

Le classi dirigenti, scrive, non governano perché migliori, ma perché capaci di presentare i propri interessi come universali. La diseguaglianza non viene negata viene giustificata e il merito diventa una narrazione comoda, un racconto selettivo che trasforma il privilegio in virtù.

A distanza di un secolo, questa dinamica non solo non si è esaurita, ma si è raffinata. La mediocrità contemporanea non è rumorosa né apertamente incompetente, ma una mediocrità organizzata, protetta da linguaggi inclusivi, slogan morali, dichiarazioni di principio che sostituiscono l’effettiva responsabilità. Non emerge per eccellenza, ma per adattamento. Non conquista per visione, ma per permanenza.

È qui che il pensiero di Pareto torna a essere uno strumento di lettura spietatamente efficace.

Pareto distingue tra azioni logiche e azioni non logiche, le prime sono rare, circoscritte, tecniche. Le seconde costituiscono la massa della vita sociale. Le persone agiscono spinte da sentimenti, paure, desideri di riconoscimento, e solo dopo costruiscono una spiegazione razionale del proprio comportamento.

Questo vale per l’individuo, ma soprattutto per la politica. Le decisioni collettive vengono presentate come necessarie, giuste, inevitabili, quando in realtà rispondono a equilibri di potere, conservazione di status, difesa di posizioni acquisite.

La mediocrità che oggi si manifesta nei sistemi politici, istituzionali e culturali non è dunque un accidente storico, ma l’effetto di una selezione rovesciata. Le élite, anziché rinnovarsi attraverso competenza e visione, tendono a chiudersi, a riprodurre se stesse, a espellere ciò che disturba.

Pareto lo aveva previsto con la sua teoria della circolazione delle élite: “quando una classe dirigente perde energia vitale, non viene abbattuta da una rivoluzione morale, ma sostituita da un’altra élite, spesso non migliore, solo più adatta al nuovo contesto”.

La differenza, oggi, è che il linguaggio morale ha assunto una centralità assoluta. Tutto viene giustificato in nome di valori dichiarati, mentre il merito reale diventa secondario, quando non sospetto.

Chi eccelle viene percepito come destabilizzante, chi si adatta viene promosso come affidabile. La diseguaglianza di merito di cui parla Pareto non scompare, ma si rovescia non è più il migliore a emergere, bensì chi sa muoversi dentro le regole implicite del sistema, senza metterle in discussione.

Rileggere Pareto oggi significa accettare una verità scomoda, la ragione non salva la politica, e i sentimenti non la rendono più umana. Entrambi convivono, entrambi agiscono, entrambi possono essere usati per costruire o per ingannare.

La vera frattura non è tra morale e immoralità, ma tra consapevolezza e autoillusione. Le società che si raccontano come giuste rischiano più di altre di non vedere le proprie degenerazioni.

Certo Pareto non può offrire  soluzioni consolatorie, non può promettere redenzioni collettive, ma ci offre uno sguardo diverso, uno sguardo che smonta le narrazioni, che separa ciò che viene detto da ciò che viene fatto, che invita a osservare chi beneficia realmente delle decisioni prese.

È per questo che la sua opera disturba ancora. Perché ci costringe a riconoscere che la mediocrità non è un incidente, ma un esito possibile e ricorrente quando il linguaggio del merito viene svuotato e trasformato in maschera.

A cento anni di distanza, Pareto non è un autore del passato, è uno specchio dell’oggi, e come tutti gli specchi fedeli, non sempre restituisce un’immagine che fa piacere guardare.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui