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Opposizione oltre il limite dell’assurdo

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Quando la politica va oltre la decenza

Su X, Matteo Renzi, scrive: “Giorgia Meloni non tocca palla e l’Italia sovranista non conta niente. Che imbarazzo”. “Scopriamo – dice Renzi – che Gb, Francia, Germania e Polonia sapevano dell’attacco all’Iran. Per mesi ci hanno raccontato a reti unificate che Meloni era il ponte tra Trump e l’Europa. Purtroppo erano tutte fake news! Oggi scopriamo che la Casa Bianca ha avvisato dell’operazione in Iran gli inglesi, i francesi, i tedeschi e persino i polacchi. Tutti, ma noi italiani no”.

Lo dicesse, quello che ha detto Matteo Renzi, uno che di politica non sa nulla, si potrebbe anche capire, ma lui è stato Presidente del Consiglio e dovrebbe sapere che quando si viene avvisati di questioni della massima segretezza si sta zitti, soprattutto se le questioni sono tali da dover necessariamente avere l’effetto sorpresa.

Il fatto è che qualsiasi pretesto è buono per attaccare Giorgia Meloni. Un giorno è il tappetino di Trump, il giorno dopo Trump non la avvisa delle sue intenzioni di attaccare. Per qualsiasi cosa accada nel pianeta le viene richiesto di riferire in Parlamento, come fosse la responsabile diretta di ogni accadimento del mondo, salvo poi dire che non conta niente.

Il fatto è che l’opposizione, ormai priva di qualsiasi minima idea che sia una, non sa fare altro che cercare inutili pretesti che ormai hanno superato i limiti dell’assurdo e della decenza.

L’operazione in atto in Iran è stata programmata, così ci dice il New York Times per sabato notte, dopo che gli Usa avevano detto che si sarebbero trovati a discutere con gli iraniani oggi a Vienna.

Fonti a conoscenza dell’operazione citate dal New York Times, hanno riferito che la morte della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, e di altri alti funzionari iraniani è avvenuta dopo una stretta condivisione di intelligence tra Stati Uniti ed Israele.

Secondo le ricostruzioni, la Cia seguiva da mesi gli spostamenti di Khamenei, affinando informazioni sui suoi movimenti e sulle sue abitudini. Alla vigilia dell’attacco, l’intelligence avrebbe individuato un incontro al vertice previsto per sabato mattina in un complesso istituzionale nel centro di Teheran, nell’area in cui si trovano gli uffici della presidenza, della Guida Suprema e del Consiglio di sicurezza nazionale. Elemento decisivo dell’informazione raccolta era la presenza attesa di Khamenei.

Sulla base di questi elementi, Washington e Tel Aviv avrebbero deciso di modificare la tempistica dell’operazione, inizialmente prevista di notte, anticipandola per sfruttare la finestra offerta dall’intelligence. La Cia avrebbe trasmesso a Israele informazioni ritenute di “alta precisione” sulla posizione della Guida Suprema.

L’operazione, pianificata da mesi da Israele, è scattata intorno alle 6 del mattino ora israeliana, con il decollo di caccia armati con munizioni a lungo raggio e ad alta precisione. Circa due ore dopo, intorno alle 9.40 ora di Teheran, missili a lungo raggio hanno colpito il compound. Secondo un funzionario della difesa israeliana, l’attacco ha preso di mira simultaneamente più obiettivi nella capitale, dove erano riuniti esponenti di vertice dell’apparato politico e di sicurezza iraniano.

Tra i presenti al vertice, secondo fonti israeliane, vi sarebbero stati, oltre a Khamenei, il comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione Mohammad Pakpour, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il segretario del Consiglio di difesa dell’Iran Ali Shamkhani, il comandante della Forza aerospaziale dei Pasdaran Seyyed Majid Mousavi ed il vice ministro dell’Intelligence Mohammad Shirazi.

La rapidità dell’operazione, sottolineano le fonti, riflette il livello di coordinamento e di penetrazione informativa sviluppato da Stati Uniti e Israele sulla leadership iraniana, soprattutto dopo la Guerra di 12 giorni dello scorso anno, e mette in evidenza, secondo la stessa ricostruzione, le falle nelle misure di sicurezza adottate dai vertici di Teheran in una fase di aperta escalation.

Ci siamo capiti? Gli Usa e Israele modificano la tempistica dell’operazione in tempo reale in base a informazione di intelligence che dicono a chi deve dare l’ordine che la finestra utile è quella e non un’altra.

Chi decide deve dire di sì o di no in tempo reale. Se Trump avesse deciso di seguire quanto programmato, probabilmente Khamenei sarebbe vivo e ora sarebbe nascosto in qualche bunker fuori portata.

Evidentemente gli USA e Israele hanno avvisato le cancellerie europee e forse anche altri se non pochi minuti prima dell’evento, a cose fatte, in modo che nessuno potesse intercettare in tempo utile quanto stava avvenendo prima che avesse effetto.

Chi ha governato lo dovrebbe sapere. Ecco perché ormai l’opposizione ha superato i limiti dell’assurdo e anche della decenza.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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