Home Cronaca OGGI IL “CRISTO IN GONNELLA” ESPOSTO NELLA BASILICA DI PALERMO

OGGI IL “CRISTO IN GONNELLA” ESPOSTO NELLA BASILICA DI PALERMO

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Di questi tempi ne abbiamo viste di tutti i colori. Ci sono state le maestre che hanno sostituito Gesù con Cucù per non offendere i non cristiani. Si offende l’intelligenza e la decenza, ma che importa. Siamo nell’era woke.

Più Europa, il partito che è nelle simpatie e anche nelle tasche di George Soros, ha dato il meglio di sé con una trovata natalizia, mettendo Gesù tra due Madonne e tra due san Giuseppe, in omaggio alle famiglie arcobaleno.

Lo slogan era: “Il bello delle tradizioni è che si possono cambiare”. I Vangeli cassati con un colpo di spugna. Tutta la dogmatica sulla Immacolata concezione, sull’Annunciazione, e via discorrendo, gettata alle ortiche.

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Dal Vaticano silenzio tombale. Del resto tra le sacre mura erano impegnati al predisporre la Fiducia supplicans, giusto per portare la Chiesa sull’orlo dello scisma.

Poi sono arrivate le Re Maghe.

Manuela Carmena, il nuovo sindaco di Madrid, per non offendere le minoranze per la festa dell’Epifania ha introdotto assieme ai due Re Magi soliti anche una Regina Maga.

Appartenente agli indignati di Podemos, la nuova sindaca non si è chiesta se per difendere la parità di genere faceva strame di un’antica tradizione.

Va così che Gaspare, Baldassarre e Melchiorre, probabilmente a turno, uno all’anno, a rotazione, diventeranno Gasparra, Baldassarra e Melchiorra.

Nessuno di questi signori, sacerdoti compresi, si è posto il problema del rispetto delle fonti e delle tradizioni, anche perché come dice Più Europa: “Il bello delle tradizioni è che si possono cambiare”.

E allora cambiamole.

Del resto, dice il cardinale Zuppi, presidente della Cei: «Il Vangelo non è un distillato di verità. Il Vangelo è legato alla vita, all’umanità, all’incontro. Non dobbiamo aver paura di contaminare la verità con la vita, perché nell’amore per il nostro prossimo troveremo la verità, che è Gesù. La verità si perde come il sapore del sale quando non si unisce alla vita”.

E allora contaminiamo, cambiamo le tradizioni, diamoci da fare.

A cambiare con foga modernista le regole, considerato che tanto i Vangeli non sono distillati di verità, ci hanno pensato anche i frati della Basilica di San Francesco d’Assisi di Palermo, i quali, su Facebook, hanno postato un avviso del tipo: “Carissimi fratelli e sorelle, condividiamo con voi un importante evento che si terrà presso la nostra Pontificia Basilica Minore San Francesco D’Assisi. Vi aspettiamo numerosi sabato 27 gennaio per vivere insieme questa straordinaria esperienza”.

Qual è l’evento annunciato con tanta trepidazione? La cerimonia di esposizione dell’opera “Cristo in gonnella” nella Cappella Calvello del S.S. Crocifisso.

Cristo in gonnella

Può essere che l’artista, in effetti poco originale, si sia ispirata al Cristo di Burgos, del quale in Sicilia esiste una raffigurazione pittorica a Scicli, ma non v’è dubbio che, a ben guardare, la gonnella del Cristo che apparirà in tutta la sua magnificenza femminile a Pelermo può essere stata ispirata, potremmo dire anche copiata, da quella del Cristo di Osimo.

Osimo è una cittadina che dista pochi chilometri da San Benedetto del Tronto ed ha una parte sotterranea, dove chilometri di cunicoli collegano stanze con bassorilievi e incisioni di chiara impronta templare, come la triplice cinta (peraltro simbolo druidico) e con evidenti richiami al culto di divinità femminili e, in primo luogo, della Melusina, Mère Lugine, paredra di Lug (la più importante divinità maschile del pantheon druidico), archetipo del maçon, in quanto costruttrice magica di strutture megalitiche.

Osimo è stata una sede templare importante, in diretto collegamento con il porto di Ancona, dal quale prendeva il mare chi voleva recarsi in Terra Santa.

Nella facciata del duomo, opera del XII secolo, la Melusina compare in un quadrante a ore otto (la direzione dell’otto è convenzionalmente quella del sud-ovest, ovvero della Dea). Inoltre l’otto e l’ottagono sono chiaramente rapportati alla tradizione templare. Nel duomo c’è una statua lignea di un Cristo crocifisso che è stato scoperto essere femmina, non solo perché la luce naturale che cade dall’alto ne evidenzia il seno, ma anche per il fatto che sotto una gonna rosa (assolutamente inusuale) si cela un sesso femminile. La barba del Cristo, a seconda della luce, diventa una lunga capigliatura che incornicia il volto e si raccoglie sul mento. Il Cristo femmina, il duomo e un litostroto di grande interesse sono opera di Mastro Filippo(1191), Templare e appartenente agli Enfants de Salomon.

Cristo di Osimo

Mastro Filippo era un antesignano delle teorie arcobaleno? Già nel 1191 aveva capito che in fondo Cristo, il Figlio di Dio, poteva anche essere una Figlia?

Niente di tutto questo. Mastro Filippo ha semplicemente inserito all’esterno del Duomo e al suo interno due tracce dell’antica religione pagana: la Melusina e la Venere cipride.

La forma maschile di Iside-Astarte-Venere-Afrodite è Afrodito dal volto barbuto e sotto tale aspetto era venerata ad Amatunte, nell’isola di Cipro.

Nel Cristo di Osimo si nasconde probabilmente Afrondite-Afrodito, la Venere cipride e non un richiamo alla femminilità di Gesù di Nazareth.

Difficile pensare che nell’intento dei frati di Palermo ci sia l’introduzione nella basilica francescana di una divinità pagana. Più facile che in basilica sia entrata la moda arcobaleno.

In ogni caso, anche questa simpatica manifestazione ci fa capire che per la Chiesa italiana, Zuppi dixit, il Vangelo non è un distillato di verità.

Prosit.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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