
Nuovo Ordine Mondiale: la UE è fuori dai giochi. Serve una strategia asimmetrica.
Mentre il Nuovo Ordine Mondiale prende forma tra tensioni militari, riallineamenti energetici e nuovi blocchi economici, l’Unione Europea resta alla finestra. Non invitata, non ascoltata, talvolta persino ignorata. Il multipolarismo avanza a colpi di droni, investimenti in materie prime strategiche e alleanze impensabili fino a pochi anni fa. E l’Europa? Impantanata tra vincoli di bilancio e dogmi green, si autocondanna all’irrilevanza.
Gli Stati Uniti giocano la carta dell’isolazionismo selettivo. La Russia resiste e contrattacca, aprendosi verso sud e verso est. L’Iran, nonostante sanzioni e isolamento, torna ago della bilancia nello scacchiere mediorientale. Tutti si muovono in modo asimmetrico, sfruttando debolezze, risorse e leve non convenzionali. Tranne Bruxelles.
I leader europei? Non credibili.
Macron parla molto ma conclude poco. Berlino è prigioniera dei suoi stessi dubbi strategici, stretta tra il collasso della sua industria e le pressioni americane. Il Regno Unito, fuori dall’UE, tenta una postura globale che sa più di nostalgia coloniale che di pragmatismo geopolitico.
Serve una terza via, italiana ed euro-mediterranea, capace di guardare a partnership tattiche con attori oggi demonizzati ma strategici: l’Iran post-khameneista, la Russia (post-conflitto), e persino gli stessi Stati Uniti, ma da pari a pari, senza la solita sudditanza.
La verità è semplice e scomoda:
senza liberarsi completamente dai vincoli UE – in primis quelli economici – non ci sarà mai spazio per una politica industriale e strategica autonoma.
Il NextGenEU è finito. I vincoli sul debito tornano. Gli aiuti di Stato li fanno Francia e Germania, non chi davvero ne avrebbe bisogno. E intanto continuiamo a farci concorrenza interna e a fingere che l’UE sia una potenza geopolitica, quando in realtà non è neanche una vera unione fiscale.
Cosa serve oggi?
• Una dottrina asimmetrica nazionale, fondata su logiche di resilienza, vantaggio strategico e diplomazia realistica.
• Una cabina di regia italiana per l’interesse nazionale, che esca dal dogma tecnocratico.
• Un’alleanza euro-mediterranea alternativa, da costruire con chi oggi è fuori dal coro occidentale, ma decisivo nei giochi futuri.
La storia non aspetta. E l’Italia non può più permettersi il lusso di restare in panchina, aspettando che Parigi o Berlino battano un colpo. Perché quando lo faranno – se lo faranno – sarà già troppo tardi.





