
di Pietro Imberti
Sempre utile, in politica, essere sinceri: una postura che aiuta sempre.
Sui banchi della stessa scuola che insegnava “ il Green Deal “ della Baronessa Ursula Von der Leyen c’era John Elkann, ma anche molti dirigenti sindacali italiani e che per molti anni hanno straparlato senza avere l’accortezza di affrontare gli effetti drammatici che le fabbriche, specialmente del settore auto, andavano incontro con la scelta dell’auto elettrica.
La superficialità con cui seguivano senza capacità critica l’infantile Creta e il perverso facilitatore miliardario progressista GeorgeSoros , ha segnato la vita sindacale e le condizione prospettica di vita di una moltitudine di lavoratori, perché non è un caso che i salari in Italia siano fermi da 30 anni e di conseguenza i conteggi delle pensioni senza che ci si domandi le ragioni di fondo . Come non è un caso che da tempo le cronache e gli atti del sindacato non contemplano più le posizioni espresse dai “consigli di fabbrica “. Una volta questa risorsa era un fattore fondamentale quantomeno di controllo della delega al gruppo dirigente del sindacato .
In contemporanea proiettava un senso di autorevolezza ai leader .
Tutto questo è una questione politica molto seria di un’azione di centralizzazione delle risorse sindacali, compresi i distacchi retribuiti .
L’ideologia vuota di una cultura woke ha penetrato un linguaggio sindacale fatto prevalentemente di logiche burocratiche ,appalti di gestione di servizi delegati dallo Stato quali strumenti di servizio che troppe volte vengono gestiti con uno spirito clientelare è/o politico.
Questo poi si riverbera molte volte nelle liturgiche riunioni che assumono uno spirito di stampo disciplinare di comodo, svuotando di fatto uno spirito partecipativo dei lavoratori nelle aziende .
C’è un centralismo democratico dove le forme di rappresentanza soverchiano quello della curiosità della ricerca e dello spirito critico ,che da anima un vero utile dibattito sindacale .
Ecco perché i burocrati del mondo sindacale hanno fatto prevalere e votare nei loro congressi nazionali indirizzi e documenti vincolanti di un progetto di Green Deal avente sostegno permanente delle casse dello Stato: risorse che l’industria dell’auto trasferiva sui bilanci e usate per trasferire risorse e stabilizzare ricche cedole agli azionisti.
Il gioco di un’incapacità politico- sindacale e di una complicità istituzionale storicamente consolidata, che ancora si ripropone con giochi di incastro sulla pelle di uno sviluppo che ha degenerato effetti perversi anche oggi visibili su un sistema che per sopravvivere porta, per esempio, ad internizzare nella ex Fiat il lavoro precedentemente sviluppato nelle aziende dell’indotto.
Insomma un gioco di prestigio alquanto perverso e iniquo .
Oggi il fallimento del “Green Deal “ non può più essere nascosto e deve essere considerata per tutti l’occasione storica per riaprire un dibattito vero e partecipato dal basso con l’obbiettivo di andare in profondità delle ragioni che hanno portato su questa strada senza sbocchi .
Per cambiare direzione di marcia serve studiare e osservare i problemi senza una chiave interpretativa ideologizzante, recuperando per sindacato, impresa e istituzioni la propria missione storica di servizio .
Obbiettivo primario del sindacato è tornare ad essere autorevole, riscoprendo lo spirito culturale e storico di una partecipazione sullo schema della strada scelta quella di Bad Godesberg fatta di partecipazione e trasparenza.
Certo va riconosciuto il ruolo del mercato e il pieno utilizzo degli impianti come pure darsi una pratica reale di qualificazione della contrattazione sui posti di lavoro, sulla base di una cultura premiale che ragiona sugli obbiettivi e non sul potere di veto.
Dalla stagione americana segnata dagli effetti dei risultati elettorali con l’elezione alla presidenza USA di Trump ,arrivano segnali anche in Europa che il quadro di riferimento avrà pilastri che appoggiano alcune priorità che sicuramente mettono a nudo una chiave ideologica centrata solo sul rapporto che fu il cuore del movimento storico della Fabian society (il cui simbolo era rappresentato dal lupo vestito da agnello): sintesi di un’alleanza fra un ideologia di lotta di classe ben disposta ad un’alleanza politica con il mondo della finanza internazionale .
Quella stagione è agli sgoccioli. Anzi, è finita.
Anche il sindacato italiano ha segnato il suo tempo. Oggi serve una profonda riflessione sulla definizione del suo ruolo.
E’ visibile a tutti che in Italia vi è una leadership sindacale obsoleta che sviluppa una narrazione inadeguata .
La ricaduta di uno sviluppo e un innovazione tecnologia finalizzata e governata dai satelliti dal cielo avrà un cambio di paradigma rivoluzionario legato ad un sistema geopolitico dove conterà sempre più l’autorevolezza dei leader e porrà nel prossimo futuro anche in Europa molti problemi di verifiche multiple .
I riferimenti di “legge e ordine “ e “crescita dell’economia “ saranno sempre più centrali anche nel mondo del lavoro .
Su questa nuova frontiera, piaccia o no ,anche il movimento sindacale dovrà trovare una sua nuova elaborazione di riferimento.
Quello che va osservato ,attraverso un “esame di realtà “ oggettiva ,è che in pochi anni siamo passati in Italia dal “sindacato dei cittadini “ a quello pseudo ideologico di supporto ,tutto green, di Maurizio Landini . Cioè prospetticamente il nulla.





