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NANNI MORETTI OVVERO IL TRAMONTO DEL SOL DELL’AVVENIRE

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di Bruno Chiavazzo

Non so a chi possa interessare, ma dopo averci pensato per più di un mese se andare o no a vedere l’ultimo film di Nanni Moretti, ieri ho sciolto i dubbi e complice una giornata uggiosa a Roma, sono andato. Pochi spettatori in sala, ma pare che gli incassi in generale non siano andati malissimo per un film italiano, 18 euro di biglietti (ho trascinato anche mia moglie alla visione che dopo mi ha detto che la prossima volta ci vado da solo), buio in sala e la prima inquadratura è un primissimo piano di Nanni Moretti e così continuerà per oltre un’ora e mezzo.

A quel punto mi è venuta in mente l’insuperabile risposta del grande Dino Risi (Il Sorpasso, i Mostri, ecc.) alla domanda su che cosa ne pensasse dei film del cineasta romano: “mi viene sempre da pensare: Nanni Moretti scansati e fammi vedere il film”.

Credo che in vent’anni e passa nessuno ha trovato una risposta così spiritosa e lapidaria per la cinematografia del “maitre a penser” della sinistra italiana. Della trama del film non vale la pena di parlare, semplicemente perchè non c’è. E’ un infinito panegirico attorno al mondo consumato di Moretti, alla sua deificazione, al suo narcisismo che paragonato a quello di Matteo Renzi o Carlo Calenda (che pure non scherzano) raggiunge vette di inusitate altezze.

Le solite nevrosi di un uomo giunto all’età di 70 anni che continua imperterrito a rimirarsi e rigirarsi nella sua incompiutezza politica e umana. Colpo di scena finale, tutto parte dalla repressione della rivolta d’Ungheria del 1956 da parte dei carri armati di Stalin, con i comunisti italiani di Togliatti che appoggiarono entusiasticamente Stalin, ma che nella versione utopica di Moretti si ribellano, condannano i russi e buttano a mare il socialismo reale.

La processione finale girata ai Fori Imperiali con Silvio Orlando (il coprotagonista perchè l’unico e vero protagonista è Nanni Moretti nello splendore del cinemascope) in groppa ad un elefante e un’inquadratura di tutti gli attori che negli anni hanno partecipato ai film di Moretti. L’ennesimo altare al suo egocentrismo senza limiti.

In Italia si parla da cinquant’anni della crisi del cinema, tutti a dire che non ci sono idee, sceneggiatori all’altezza, plot che abbiano un senso, attori e registi sconosciuti fuori dal Raccordo Anulare, ecco Moretti ha reso evidente, ancora una volta, che il cinema italiano non solo è in crisi, ma è senza futuro. Almeno fino a quando non si riuscirà ad imbastire copioni dove non si va oltre la visione del proprio ombelico, oltretutto poco fotogenico.

Lo so, qualcuno dirà ma che c’entra questo con i temi d’attualità, l’alluvione dell’Emilia Romagna, la guerra in Ucraina, la Cina, ecc. Niente, ma a questo punto perdonatemi ma viene da dire:  ma perchè cosa c’entra Nanni Moretti con il cinema?

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  • Redazione

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