
Si potrebbe scrivere un articolo su basi prettamente giuridiche, ma diventerebbe un “clone” di articoli visibili ed interpretabili a soli addetti ai lavori.
Si sceglie, quindi, di conferire un taglio meramente da opinionista che pone domande e non offre “autorevoli” soluzioni, demandando ai soloni di turno ogni ulteriore considerazione e commento.
Partiamo dal decreto “Salva Milano”.
Riportando una nota Ansa di qualche giorno fa, apprendiamo dal sito
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/07/17/a-che-punto-e-il-decreto-salva-milano-impantanato-al-senato che il cosiddetto ‘Salva Milano’, passato tra le polemiche alla Camera a fine 2024, da allora non ha fatto più passi avanti, rimanendo sostanzialmente bloccato in Senato.
Le “disposizioni di interpretazione autentica in materia urbanistica ed edilizia” – che avrebbero dovuto, tra l’altro, sbloccare la situazione di una serie di cantieri a Milano dopo l’impasse determinata dalle inchieste della Procura sull’urbanistica – nel passaggio a Montecitorio hanno visto le forze politiche dividersi secondo uno schema inedito: Pd, Azione, Iv e Più Europa schierati con tutta la maggioranza per il sì; M5s e Avs fortemente contrari (e apertamente critici nei confronti dei democratici).
All’arrivo in Senato è sopraggiunta una novità: il tentennamento del Pd sulla norma che – via, via – si è sfilato dal fronte del sì.
“Sono stato il primo, per non dire l’unico, a dire che non si poteva parlare di Salva Milano, ma di Salva Giunta Sala – rivendica, in giornata, il presidente Ignazio La Russa (FdI) -. Dopo questa mia definizione, il provvedimento che silenziosamente stava passando al Senato, dopo che alla Camera forse non l’avevano capito, fu bloccato”.
A ciò aggiungiamo un altro contributo, offerto da “Il Sole 24 Ore” ove
( https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/07/22/urbanistica-milano-crisi/) per estratto leggiamo: “Milano per anni è stata agli occhi di tutti la punta di diamante del Paese: la città-stato, la vera capitale d’Italia nel mondo. Oggi la sua immagine è molto ferita, nonostante la roboante difesa dall’estero dell’architetto Carlo Ratti, al grido di “lasciate stare l’unica vera metropoli internazionale italiana”.
Forse troppo roboante, perché se lo si guarda da vicino, negli esiti reali, ciò che è stato realizzato decisamente non è un esempio utile per il futuro, per la stessa Milano, ed è lontano anni luce dall’approccio e dai valori a cui si è ispirata l’Agenda ONU 2030 e i suoi 17 obiettivi, di cui Milano si è fatta portatrice con il Piano Clima e ancor di più con il Climate City Contract. Questi progetti sembrano infatti aver completamente tradito i principi ispiratori dell’Agenda 2030, che sulla rigenerazione urbana pone al centro due temi: green e sociale.
Ora continuare ad addentrarci alle note di natura giudiziaria con una indagine della Procura di MIlano, non permette di aggiungere altro.
Considerazioni di merito più concrete e realistiche.
Nella sostanza abbiamo circa 120 cantieri fermi.
Abbiamo immobili acquistati su realtà divenute difformi con la normativa urbanistica.
Abbiamo Istituti di credito esposti con milioni di euro di mutui erogati.
Cosa succede se il Sindaco Sala si dimette?
Che se arriva il Commissario di Governo deve dare seguito ad ordinanze di abbattimento per gli immobili irregolari?
Sono temi difficili, e si lascia agli studi legali esperti di diritto amministrativo, alla Procura di Milano ed alla Amministrazione municipale dare risposte.
A ciò si deve aggiungere un altro elemento, apparentemente diverso e distante.
Ieri, sul “Il SOle 24 Ore” una intera pagina comprata da Mediobanca,chiede ad i propri azionisti di non sottoscrivere l’offerta di MPS.
In un Paese normale oggi il nostro Presidente del Consiglio avrebbe convocato il Presidente Consob ed il Direttore Generale della Banca di Italia.
Non solo. Si dovrebbe aprire un immediato dibattito parlamentare.
Aggiungiamo un altro piccolo aspetto.
Andiamo a scrivere che a voler leggere le relazioni semestrali della nostra DIA si apprende sempre con preoccupazione che la ndrangheta ormai è presente da decenni nel capoluogo lombardo e ciò non costituisce un fattore di stabilità economica.
Si conclude con un’ultima considerazione.
Nulla avviene per caso.
Demolire Milano significa demolire una parte importante del Sistma Paese da un punto di vista economico. La Borsa di Milano è importante e vive di riflesso tutte queste vicende.
Se crolla tutto dove vanno i nostri soldi? Londra?……





