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META E LA DISCONTINUITA’ DEI MONDI VIRTUALI

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di Angelo Giubileo

Il 4 febbraio 2004, esattamente 20 anni fa, nasce Facebook (Faccialibro), il primo social network del mondo virtuale di internet. Faccialibro ovvero uno specchio attraverso il quale in questi ultimi vent’anni abbiamo contribuito quasi tutti a diffondere e scambiare pensieri e immagini. Così che la prima sensazione è stata quella di vivere virtualmente in una comunità allargata, dove fosse possibile connettersi, indifferentemente, da-a qualsiasi latitudine e longitudine del mondo.

Tutto ciò che Facebook ha in questi anni reso possibile, in passato ha richiesto l’uso di più strumenti e immagini visive, quali dall’inizio incisioni, geroglifici, grafemi, pitture, per finire ora, mediante la scoperta delle tecniche di trasmissione del segnale elettrico, a fotografie, e quindi al cinema, alla televisione, al pc e agli smartphone di ultima generazione. Nell’ambito di un processo che viene definito in termini di passaggio da sistemi di tipo analogico a sistemi di tipo digitale.

Siffatta differenza, inerente a due forme di creazione di un prodotto visivo, è importante ma non costituisce affatto una novità da un punto di vista logico. Infatti: è detta analogica la misura di un’informazione indeterminabile, che muta cioè in continuità, mentre digitale è detta invece la misura di un’informazione che è separabile e quindi discreta; e, pertanto, nulla di nuovo rispetto all’antica differenza concettuale, in uso fin dall’antichità, tra il “continuo” e il “discreto”.

E quindi, attraverso lo specchio virtuale di questi ultimi vent’anni, si è provveduto a sequenziare l’informazione e a proporci una realtà frammentata, separata, nient’affatto continua, e di questo, essenzialmente di questa cosa, sembra che non ci rendiamo o non vogliamo ancora renderci conto. Gli psicologi ci avvertono già da tempo sui pericoli inerenti all’uso di internet e dei social-media, pericoli riguardanti in generale l’assetto emotivo e psicologico ma ancor più la personalità e cioè la nostra identità.

In settimana, al congresso USA, un senatore ha rivolto agli amministratori delegati di Meta (ex Facebook), X, Snap, TikTok e Discord l’accusa di “avere le mani sporche di sangue”, accusa rilanciata in aula da molti familiari di persone ritenute vittime dei social network. E non è stato certo indifferente il fatto che, a seguito delle accuse, Mark Zuckerberg abbia chiesto pubblicamente scusa per i danni causati dalla creazione del suo social, dapprima Facebook ora Meta. I cui profitti economici sono passati dai 4,6 miliardi dell’anno scorso ai 14 miliardi di dollari statunitensi di quest’anno.

Di recente, Paolo Zellini ha dato alle stampe un saggio dal titolo “Discreto e continuo. Storia di un errore” (Adelphi 2022). In estrema sintesi, l’autore evidenzia che “il continuo e il discreto sono un dato della mente umana, che pensa necessariamente l’uno e l’altro, ed è naturale che passi dall’uno all’altro (…) ma ciò che conosciamo effettivamente è solo il discreto“. E allora: si potrebbe pensare che la via digitale sia quella giusta, la via cioè che ri-specchia la realtà in modo effettivo. E invece, è lo stesso autore ad avvisarci che: anche se inconoscibile, il continuo rimane un presupposto ineliminabile, un abisso senza fondo più oscuro e impenetrabile dello stesso infinito. E nelle tenebre di quell’abisso, di quella totalità amorfa e indefinibile che ci circonda da ogni parte, non smette mai di brillare immutato un tesoro.

Questo tesoro – di cui, credetemi, parla esattamente anche Aristotele nel libro Λ della Metaphisica (1074 b) – è tutto ciò che serve a dare una spiegazione a tutto ciò che è. Gli antichi lo chiamavano fato e – se intendeste farvene un’idea più precisa e trovare conferma anche al ragionamento qui svolto a proposito dei social e di internet – vi consiglio di leggere il testo di alcune conferenze di Giorgio de Santillana, che Adelphi ha pubblicato nel 1985 con il titolo di Fato antico e fato moderno.

Tutto ciò che Dioniso e gli antichi conoscevano benissimo, ma il mondo di oggi del Metaverso, viceversa, ignora.

Autore

  • Redazione

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