La Meloni ha colto l’occasione del messaggio inviato alla convention della DC (Democrazia Cristiana) di Rotondi, in corso a Saint-Vincent, per ribadire che “sulle nostre spalle abbiamo una responsabilità storica: consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia, con la riforma che questo governo intende portare avanti, nella Terza Repubblica”. La Meloni ha detto che “in questi decenni il centrodestra è cresciuto, si è ristrutturato, ha trascorso anche momenti difficili, ma ha sempre saputo far dialogare al suo interno tutte le sue identità, non rinunciando a sperimentare nuove esigenze e nuove forme”.
Per Giorgia Meloni, “oggi il centrodestra aspira ad essere la sintesi di tutte le idee maturate nell’alveo delle tradizioni conservatrice e cristiano-liberale, perché è un centrodestra moderno e dinamico, che fa tesoro delle diversità ed è capace di governare con realismo, concretezza e competenza, portando avanti un programma chiaro e basato su un approccio valoriale”. Una dichiarazione di ottimismo sfrenato, se per un attimo pensiamo alle continue scintille e i numerosi distingui della coppia Meloni-Salvini. Di un Salvini che alza il tiro su tutto e degli amici della Meloni, che in occasione dei festeggiamenti del primo anno di governo, ripropongono il solito ritornello del complotto che vedono in ogni iniziativa contro il governo.
La Meloni, ha riconosciuto che “la DC ha avuto la lungimiranza di sposare la scelta occidentale e ha rappresentato il blocco sociale anticomunista, il partito dei corpi intermedi, della borghesia produttiva e dei ceti popolari, che nel dopoguerra ha accompagnato quel miracolo economico che ha consentito all’Italia di rialzarsi dalle macerie e di diventare una potenza di livello globale”. Qualcuno ha individuato in questo ampio e positivo giudizio nei confronti della balena bianca, come l’aspirazione che la Meloni vuole conseguire per il suo partito di Fratelli d’ Italia, cioè la nuova DC. E la riforma costituzionale e una nuova legge elettorale, costituiscono il momento propizio per realizzare tale sogno.
La Meloni vuole intestarsi una riforma che nessuno è riuscito a portare a compimento. In tale attesa, per la Meloni , conviene rileggere la storia repubblicana e quella dei fallimenti di quasi tutti i tentativi di riforme costituzionali che sono stati bocciati dal Parlamento oppure dal popolo, mediante il referendum abrogativo. L’esigenza maggiormente avvertita è quella di una maggiore stabilità e governabilità di governo e un capo del governo scelto dal popolo, nonché la eliminazione di un assurdo bicameralismo, fonte di lentezza e di quasi immobilismo legislativo.
L’on. Martelli ha ricordato che le “eccezioni di maggiore durata e maggiore efficienza operativa dei governi di De Gasperi, Fanfani e Craxi, vanno ascritte a merito della loro leadership, che si affermò non grazie ma nonostante le regole vigenti”. Lo stesso Martelli, ha ricordato che nell’Assemblea Costituente eletta nel 1946 “solo il Partito d’Azione, piccolo di forze, ma grande di personalità e di propositi – di Piero Calamandrei, Leo Valiani e Randolfo Pacciardi si dichiarò a favore di una repubblica presidenziale. Tutti gli altri, per una volta tutti d’accordo, imposero la repubblica parlamentare”. Dentro questo quadro si collocano le scelte di Craxi, che con la sua proposta della “grande riforma delle istituzioni”, mirava all’idea di rafforzare la democrazia repubblicana instaurando, con l’elezione diretta del presidente della Repubblica, un decisore democratico al vertice dello stato. A Craxi va riconosciuto il merito di aver condotto la battaglia per l’abolizione del voto segreto in parlamento, che secondo Craxi, deresponsabilizza il parlamentare rispetto agli elettori.
Ora si resta in attesa della riforma costituzionale della Meloni, sperando che non proceda a corrente alternata, come tutte quelle precedenti , sempre annunciate ma mai concretamente perseguite o concretamente praticate. Alla riforma della giustizia si oppongono i magistrati in servizio e in pensione, per le riforme costituzionali si oppongono i costituzionalisti che ritengono la nostra Costituzione “la più bella del mondo”. Ora si resta in attesa della riforma di Giorgia Meloni, nel mentre Salvini pensa al ponte sullo stretto.
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