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MELONI DOMANI IN MISSIONE IN EGITTO

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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà domani, 17 marzo, al Cairo, in Egitto, dove saranno firmati accordi in diversi ambiti, nel contesto del Piano Mattei, per arginare le cause dell’immigrazione irregolare.

La presenza di Meloni in Egitto si inserisce nel contesto più ampio della visita di una delegazione europea, guidata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, insieme alla premier italiana, al premier del Belgio, Alexander De Croo, e al primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, per discutere su come rafforzare il partenariato europeo con Il Cairo.

In agenda sono previsti colloqui con il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al Sisi, sui migranti, ma anche su energia, clima e investimenti. Inoltre, secondo quanto riferito dai media, durante la visita della delegazione europea potrebbe essere annunciato un pacchetto di aiuti dall’Ue di 7,4 miliardi di euro.

“Domenica sarò in Egitto: c’è un lavoro di cooperazione bilaterale, che verrà formalizzato durante la giornata di domenica, che riguarda il Piano Mattei per la collaborazione in campo agricolo e di formazione. Ma firmeremo anche una serie di intese in materia di salute, sostegno alle Pmi e investimenti”, ha detto la presidente del Consiglio Meloni ieri, intervenendo a Palazzo Chigi nel corso della riunione della cabina di regia sul Piano Mattei. Nella stessa giornata della visita in Egitto di Meloni, saranno inaugurati, presso le Nile City Towers i nuovi uffici dell’ambasciata d’Italia al Cairo, e le nuove sedi di Cdp, Sace Simest e Ice.

La delegazione europea dovrebbe annunciare un pacchetto di aiuti di 7,4 miliardi di euro, come riferito dal “Financial Times”, mirato a sostenere l’economia del Paese nel timore che i conflitti a Gaza e in Sudan rischino di aggravare i problemi finanziari della nazione nordafricana e aumentare la pressione migratoria sull’Europa.

L’iniziativa ricorda il memorandum d’intesa firmato nell’estate del 2023 tra l’Ue e la Tunisia per rispondere alla questione dell’immigrazione e dello sviluppo economico per entrambe le parti. Al riguardo, ieri Meloni ha dichiarato: “C’è un’iniziativa simile a quella portata avanti con la Tunisia, quindi un memorandum of understanding”.

L’iniziativa europea fa seguito al sostegno economico che l’Egitto si è assicurato dagli Emirati Arabi Uniti e dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo Il Cairo ha ricevuto 10 miliardi di dollari erogati dal fondo emiratino Adq, nel quadro di un accordo per lo sviluppo di circa 180 chilometri quadrati a Ras el Hekma, lungo la costa settentrionale egiziana. Un progetto che prevede un investimento iniziale di 35 miliardi di dollari e che consentirà di rimpinguare le casse dello Stato, su cui hanno gravato gli effetti della guerra nella Striscia di Gaza. Il 6 marzo scorso, l’Fmi ha annunciato di voler aumentare da 3 a 8 miliardi di dollari il valore del prestito che erogherà all’Egitto in cambio delle riforme economiche.

Con i suoi oltre 106 milioni di abitanti e forte di una posizione geografica che lo colloca come ponte tra Asia, Africa ed Europa, ma anche al centro del Mediterraneo, l’Egitto riveste un’importanza strategica per diversi fattori, tra cui il tema dei migranti, ma anche dell’approvvigionamento energetico. Pertanto, la stabilità del Paese delle piramidi rappresenta una priorità sia per gli attori regionali, che per l’Unione europea. A preoccupare la comunità internazionale è soprattutto la situazione finanziaria dell’Egitto, il cui debito estero ammontava a 164,5 miliardi di dollari a settembre 2023, in calo di circa 206 milioni di dollari rispetto a giugno 2023, secondo i dati più recenti diffusi dalla Banca centrale egiziana. Il rapporto del debito rispetto al Pil è pari al 42,4 per cento e a fine dicembre 2023, mentre le riserve di valuta estera hanno toccato i 35,2 miliardi di dollari, pari a 6,5 mesi di importazioni di merci, secondo i dati. A febbraio il tasso di inflazione annuale è salito al 36 per cento, e non sembra destinato a scendere, soprattutto dopo la decisione della Banca centrale, a inizio marzo, di rendere flessibile il tasso di cambio della sterlina egiziana, che ha iniziato ad essere scambiata a un tasso ufficiale di 50 per un dollaro, dopo essere rimasta stabile per gran parte del 2023 a 30 a uno. E’ in questo contesto che vanno inquadrati gli aiuti economici erogati e in corso di erogazione da Emirati Arabi Uniti, Fondo monetario internazionale (Fmi) e dall’Ue, ovvero garantire la stabilità dell’Egitto e, per estensione, del Mediterraneo.

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  • Redazione

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