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MAR ROSSO, TREGUA APPARENTE: GLI HOUTHI SI “PLACANO”

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Mar Rosso, tregua apparente: gli Houthi si placano, ma la guerra dei commerci è appena iniziata e nessuno ne parla…

Gli Houthi annunciano la sospensione degli attacchi alle navi nel Mar Rosso, ma la quiete sa di strategia, non di pace. In dieci mesi di assalti, il gruppo sciita yemenita ha colpito oltre 80 mercantili, provocando deviazioni di rotta per più di 420 navi e perdite stimate in 87 miliardi di dollari lungo la catena logistica mondiale.

Il traffico attraverso il Canale di Suez, arteria che gestisce il 12% del commercio globale e il 30% del traffico containerizzato tra Asia ed Europa, è crollato del 45% rispetto al 2022. Oggi transitano 25 navi al giorno, contro le 48 di media prima della crisi. L’Egitto, che incassava 9 miliardi di dollari l’anno in pedaggi, ne ha persi oltre 3,6 miliardi.

Le compagnie di navigazione hanno reagito spostando le rotte verso il Capo di Buona Speranza: una deviazione di 9.200 km, con 12-14 giorni in più di navigazione e un incremento dei costi medi per container del +340%. Solo Maersk e MSC hanno dovuto riprogrammare oltre 2.000 tratte, riducendo la capacità globale di trasporto del 18%.

Per l’Europa e per l’Italia la conseguenza è diretta: il 38% del greggio mediorientale, il 52% dei beni manifatturieri asiatici e il 64% delle materie prime strategiche (rame, terre rare, fertilizzanti) passano per Suez. L’Italia importa attraverso quella rotta più di 21 milioni di tonnellate l’anno di petrolio, pari a un valore medio di 15 miliardi di euro, e un blocco prolungato genera rincari immediati: +6-8% sul costo energetico industriale e +4% sul prezzo dei beni di consumo importati.

Sul piano militare, la “tregua” è tattica. Gli Houthi dispongono ancora di circa 3.000 missili antinave e 1.200 droni Shahed e Samad, forniti da Teheran. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno potenziato la Task Force 153 nel Golfo di Aden con 18 unità navali e 10.000 uomini, sostenuti da Francia, Regno Unito e Italia (fregata Fasan e cacciatorpediniere Duilio).

Dietro la distensione, Teheran cerca spazio negoziale per alleggerire le sanzioni, mentre Mosca e Pechino consolidano la loro influenza marittima.

Il danno reputazionale e assicurativo resterà: le polizze “war risk” per la rotta del Mar Rosso sono aumentate del 700% e non torneranno ai livelli pre-crisi in meno di due anni.

Per l’Italia, questo significa ridefinire la mappa dei porti strategici: Gioia Tauro, Trieste e Taranto sono già al centro di nuovi corridoi logistici europei per assorbire parte del traffico deviato da Suez. Le acciaierie del Nord-Est e la meccanica lombardo-veneta pagano già l’effetto domino: acciaio +9%, rame +11%, semilavorati plastici +7% in soli tre mesi.

La “pace” annunciata dagli Houthi è solo una pausa di riposizionamento. Il Mar Rosso resta la faglia viva del commercio mondiale: un termometro di come le guerre di oggi non si combattono più solo con le armi, ma con le rotte.

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  • Redazione

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