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EDUCARE ALL’AMORE

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di Eugenio Baresi*

L’educazione all’affettività e alla sessualità… e intanto per dimostrare la saggia comprensione delle diversità… i nostri legislatori litigano furiosamente. Nulla di quasi nuovo perché questo clima mi ricorda un provvedimento sulla violenza sessuale che approvammo alla Camera alla fine del lontano 1995.

Anche allora la discussione fu accesa, ma certamente non ci fu nessun comportamento esagerato.

Quello che difficilmente comprendo, ed evidentemente solo per mia mancanza, è la connessione dei fatti che si propongono.

Siamo sovrastati da comportamenti violenti che non riguardano solo la sfera dei rapporti “sessuali”, ma riguardano il quotidiano confronto del vivere.

Violenza per un nonnulla: per una spinta che si ritiene insopportabile, per uno sguardo che si ritiene provocatorio, per un desiderio di qualunque possesso che si ritiene debba essere comunque soddisfatto e quanti altri esempi possibili.

Allora quello in discussione è parte di un comportamento che caratterizza la generalità del quotidiano convivere.

Ed allora credo ci sia un dato che prioritariamente debba essere sottolineato: l’esigenza, sempre e per qualunque situazione, di educare alla comprensione, al rispetto, alla diversità… all’amore.

E forse quest’ultimo termine varrebbe più di ogni altro.

Soprattutto disquisendo di sessualità.

Sarà certamente significativo che vi sia “l’offerta formativa inerente all’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riprodut-tiva, nonché al rispetto delle differenze di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere”. (così recita un pdl)

Sarà però assolutamente significativo insegnare che l’amore vale prima della pretesa.

Senza nulla togliere alla libertà di comportarsi come si vuole indipendentemente da esso,  comunque sempre nel rispetto della reciproca volontà.

Che la sessualità sia una forma di educazione fisica da insegnare nei vari esercizi, conoscendo vari strumenti e vari rischi mi par proprio una diminuzione.

Che ci si informi in un’aula della Camera della propria non vergogna a riferire che si fa sesso non pare sia una notizia legislativamente significativa.

Credo che nessuno si vergogni… e poi nelle aule parlamentari abbiamo avuto ben titolate esperte.

Insomma mi pare che ancora e per l’ennesima volta quello che conta è il “baccano”, per differenziarsi nell’urlo più elevato.

Il silenzio del riflettere sulla bellezza del volersi bene, in genere, nella quotidianità, nella disponibilità verso gli altri credo sia l’ossimoro più evidente del frastuono che potrebbe portare alle e nelle nostre esistenze.

C’è da insegnare a stare con se stessi perché se non si è consapevoli, nemmeno si può immaginare di relazionarsi positivamente con gli altri.

C’è da educare all’amore, in tutti i sensi.

In fondo una sana educazione personale e civica varrebbe molto…

*ex parlamentare e segretario della Commissione stragi

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  • Redazione

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