Le possibili conseguenze dell’aumento del rischio operativo
L’ipotesi che gli Houthi possano intensificare le operazioni nello stretto di Bab el Mandeb, nel quadro della crescente tensione tra Iran e Stati Uniti, riporta al centro dell’attenzione uno dei principali chokepoint del commercio mondiale.
Il passaggio tra Mar Rosso e Golfo di Aden costituisce, infatti, il collegamento naturale con il Canale di Suez, attraverso il quale transitano una parte significativa dei flussi commerciali tra Asia, Medio Oriente ed Europa.
Dal punto di vista della sicurezza economica, il tema non è tanto l’eventuale blocco totale della navigazione, scenario estremo e difficile da sostenere nel lungo periodo per la presenza delle marine militari internazionali, quanto l’aumento del rischio operativo.
Anche una minaccia limitata può determinare premi assicurativi più elevati, maggiori costi di sicurezza, deviazioni di alcune rotte e tempi di percorrenza più lunghi, incidendo sull’efficienza delle catene logistiche.
Per l’Italia, economia manifatturiera fortemente orientata all’export, questo rappresenta soprattutto un fattore di attenzione nella gestione delle filiere.
I settori della meccanica, della chimica, della moda e dell’agroalimentare dipendono da una logistica marittima efficiente, ma negli ultimi anni molte imprese hanno già avviato processi di diversificazione dei fornitori, incremento delle scorte critiche e revisione dei contratti logistici, aumentando la resilienza rispetto agli shock registrati durante la pandemia e le precedenti crisi nel Mar Rosso.
L’Italia dispone oggi di un sistema di approvvigionamento molto più diversificato rispetto a pochi anni fa, grazie all’incremento delle importazioni dal Mediterraneo, dal Nord Africa e attraverso il gas naturale liquefatto (GNL).
Eventuali tensioni sulle rotte marittime potrebbero influenzare prezzi e tempi di consegna, ma non equivalgono automaticamente a un problema di disponibilità delle forniture.
La questione assume invece una rilevanza strategica per il ruolo che l’Italia può svolgere nel Mediterraneo.
Porti come Genova, Trieste, Gioia Tauro, La Spezia e Venezia rappresentano infrastrutture essenziali per i traffici europei e potrebbero beneficiare, nel medio periodo, di investimenti mirati in digitalizzazione, sicurezza portuale e capacità logistiche, rafforzando la competitività nazionale.
Sul piano geopolitico emerge inoltre il valore della presenza italiana nelle missioni internazionali di sicurezza marittima.
La partecipazione alle operazioni navali europee e NATO contribuisce non solo alla tutela della libertà di navigazione, ma anche alla protezione degli interessi economici nazionali lungo una delle principali arterie commerciali mondiali.





