
Bluff è sinonimo di vanteria infondata, montatura, finzione.
Partiamo da qui per valutare le solite esternazioni propagandistiche del povero Macron in perpetua ricerca di visibilità con il risultato di aumentare il ridicolo che ormai lo segue come la nuvola di Fantozzi.
Le agenzie battono la notizia che Emmanuel Macron, presidente dell’Hexagone, ha detto che riconoscerà lo Stato di Palestina. A seguirlo si appresta il leader inglese Starmer. Pedro Sanchez, il terzo fenomeno in quanto a leadership di questa Europa allo sbando, ha già fatto, senza esito alcuno, nel 2024.
La domanda seguente è quale e dove questo Stato di Palestina, perché le buffonate reggono per un minuto, ma poi la realtà incalza.
La Cisgiordania, grazie agli accordi di Oslo, è una gruviera amministrativa e politica, un vero pateracchio capace solo di creare tensioni.
Gli Accordi di Oslo sono una serie di accordi di pace firmati tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) nel 1993 e 1995, con l’obiettivo di promuovere la pace e risolvere il conflitto israelo-palestinese. La firma fu posta da Yasser Arafat (OLP) e Yitzhak Rabin (Israele), con la mediazione di Bill Clinton.

Visti a distanza di anni gli Accordi di Oslo risultano un fallimento.
Il primo accordo, noto come Oslo I (Dichiarazione dei Principi), fu firmato il 13 settembre 1993 a Washington, dopo negoziati segreti a Oslo, Norvegia. Il secondo, Oslo II, fu firmato nel 1995 a Taba, Egitto.
In forza degli accordi di Oslo, Israele riconobbe l’OLP come rappresentante del popolo palestinese, mentre l’OLP riconobbe il diritto di Israele a esistere in pace e sicurezza. Fu istituita l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) per amministrare parti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, con un governo autonomo temporaneo.
Arriviamo alla Cisgiordania, che è il punto dolente della questione.
Oslo II divise la Cisgiordania in tre aree:
Area A: Sotto pieno controllo civile e di sicurezza dell’ANP.
Area B: Controllo civile palestinese, ma sicurezza condivisa con Israele.
Area C: Pieno controllo israeliano (inclusi insediamenti e aree militari).
Rinviate questioni come lo status di Gerusalemme, i confini definitivi, i profughi palestinesi e gli insediamenti israeliani.


In rosso l’Area C controllata dagli israeliani
Nel frattempo, gli sceicchi palestinesi di Hebron, in Cisgiordania, sono usciti allo scoperto con una lettera inviata al governo di Israele per proporre di staccarsi dall’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, costituirsi come Emirato e aderire agli Accordi di Abramo.
Gli sceicchi tornano a voler esercitare l’autodeterminazione sui propri clan, escludere l’amministrazione di attori ritenuti estranei, decidere autonomamente con chi stringere legami. Il desiderio è quello di costituire sulle antiche colline di Hebron un Emirato che “riconosca Israele come Stato del popolo ebraico, e Israele riconosca l’Emirato come rappresentante dei residenti arabi”. Alla gruviera della Cisgiordania si aggiunge, quindi, il possibile distacco della zona di Hebron.

Se passiamo a Gaza la situazione è che c’è un’omogeneità territoriale, ma controllata da Hamas e fintanto che esiste Hamas non ci sarà alcuna soluzione palestinese, anche considerando che Abu Mazen di Hamas non vuol sentir parlare e tanto più ne vogliono sentir parlare gli sceicchi di Ebron.
Uno Stato esiste se ha dei confini e il controllo del territorio. Oggi non c’è un’autorità statale palestinese che abbia confini sicuri e il controllo del territorio.
La boutade di Macron rischia di essere funzionale ad Hamas ed è chiaramente un bastone tra le ruote alle strategie di Trump che non vanno per nulla bene ai globalisti della finanza, compresa quella ebraica europea anglo francese dello scudo rosso, oggi messa in un angolo.
Non a caso Hamas ha accolto con soddisfazione la decisione di Macron di voler riconoscere lo Stato palestinese nel prossimo settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
“Il Movimento di resistenza islamica (Hamas) – si legge in un comunicato diffuso da Hamas – accoglie con favore l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron sull’intenzione del suo paese di riconoscere lo Stato di Palestina durante la prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre e lo considera un passo positivo nella giusta direzione per ottenere giustizia per il nostro popolo palestinese oppresso, sostenere il suo legittimo diritto all’autodeterminazione e stabilire il proprio Stato palestinese indipendente su tutti i territori occupati con Gerusalemme come capitale”.
Sulla stessa linea Abu Mazen. “Il riconoscimento della Francia – ha detto in una dichiarazione il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen – è una vittoria per la causa palestinese, che riflette il suo impegno sincero nel sostenere il popolo palestinese e i suoi legittimi diritti alla terra e alla patria, in conformità con il diritto internazionale e la legittimità riconosciuta”.
La boutade di Macron ha suscitato, come era da prevedere, le ire di Israele.
Il riconoscimento francese della Palestina “premia il terrorismo e rischia di creare un altro proxy iraniano” ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Israele, sottolinea Netanyahu, “condanna fermamente la decisione del presidente Macron di riconoscere uno Stato palestinese vicino a Tel Aviv sulla scia del massacro del 7 ottobre”.
Frattura netta tra Parigi e Washington, come era da prevedersi. Gli Stati Uniti infatti condannano il piano del presidente francese Emmanuel Macron per riconoscere lo Stato palestinese a settembre. “Questa decisione imprudente serve solo alla propaganda di Hamas e allontana il processo di pace. È uno schiaffo alle vittime del 7 ottobre”, ha scritto il segretario di Stato americano Marco Rubio su X.
Tranciante il giudizio di Trump: “E’ una brava persona, mi piace, fa il gioco di squadra, ma la buona notizia è che quello che dice non conta” ha detto Donald Trump, parlando di Emmanuel Macron.
Dure le reazioni anche all’interno della Francia. “Riconoscere oggi uno Stato palestinese significa riconoscere uno Stato Hamas e quindi uno Stato terrorista”, ha scritto in un messaggio pubblicato su X la capogruppo del Rassemblement national all’Assemblea Nazionale, Marine Le Pen, in reazione all’annuncio del presidente Emmanuel Macron. ”Non c’è, in questo gesto, nessuna fedeltà alla storia di Francia, tutto il contrario, e ancora meno una garanzia di pace per Israele”, continua Le Pen, aggiungendo: ”Se la speranza ci ha sempre condotti verso una soluzione a due Stati, questa decisione legittima i massacratori del 7 ottobre e il loro corteo di sofferenze mentre ostaggi sono ancora detenuti. Rappresenta un errore politico e morale, incluso rispetto ai palestinesi che subiscono il giogo di Hamas”.
La Germania, dal canto suo, prende le distanze. “Il governo federale tedesco non ha intenzione di riconoscere uno Stato palestinese nel breve termine”, ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius nel corso di un confronto online con la stampa. La Germania pertanto non seguirà la Francia nel riconoscimento dello Stato di Palestina e ad avviso di Berlino solo una soluzione “negoziata” tra le due parti può determinare “pace e sicurezza per israeliani e palestinesi”.
Nel frattempo la questione palestinese si arroventa, anche per il fatto che Hamas, come al solito, finge di trattare, ma non cede sull’unico punto fondamentale: andarsene da Gaza.
Dopo il ritiro delle delegazioni israeliana e statunitense in Qatar, ieri, prima di partire per la Scozia, Trump ha detto: “Hamas non voleva davvero fare un accordo, penso che sarà braccata”.
Sempre ieri l’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riportato che le forze israeliane hanno arrestato il Gran Muftì di Gerusalemme e della Palestina, il predicatore della moschea di Al-Aqsa sceicco Mohammad Hussein, all’interno dei cortili della moschea in Gerusalemme occupata.
Macron, con il suo solito stile, ha fatto in modo di rimanere isolato, di irritare Trump, di mettere in campo propaganda insensata. E sì che la sconfitta ingloriosa nella Francafrique gli avrebbe dovuto insegnare qualcosa.





