
Di Gaetano Barbella

Figura 1:Il Miracolo di San Michele a Chonai (che in precedenza era Colossi), icona russa del XV secolo
Il monaco Basilio, noto profeta russo, visse durante il regno di Pietro I il Grande.
Nato a Mosca nel 1660, Basilio abbandonò la famiglia e ogni prospettiva di carriera per dedicarsi interamente alla vita religiosa, ritirandosi nel convento ortodosso di Kalnin.
Qui si distinse per la sua umiltà e generosità, offrendo pane e conforto ai poveri, e per le sue frequenti preghiere presso la cattedrale del Beato Basilio, situata poco fuori dal Cremlino. Durante queste sessioni di preghiera e contemplazione, Basilio iniziò a sperimentare visioni profetiche che trascrisse in prosa. Sorprendentemente, molte delle sue predizioni si sono già avverate.
Tra le profezie più suggestive di Basilio spiccano quelle relative alla fine dei tempi e al mondo che verrà e si rivela fondamentale per il credente. Importa leggerlo perché costituisce il tema su cui si incentrerà la tematica di questo scritto che farà luce su fedi religiose separate.
Concentreremo perciò l’attenzione su questa profezia del Monaco Basilio di Kronstadt:
L’uomo di Colosse unira’ i frammenti del mondo
“Vedrete sorgere l’alba quando comparirà sulla
terra della Santa Madre l’uomo di Colosse
che non riconoscerete dal corpo,
ma dallo spirito, perché non sarà
un gigante del corpo, ma dell’anima.
Il suo nome ricorderà l’animale mansueto,
le sue parole i santi vangeli,
ma non sarà un uomo di chiesa.
Sarà però un uomo inviato da Dio
per unire i frammenti del mondo
e aprire le porte d’un tempo nuovo,
dove lo spirito occuperà il primo posto.
L’uomo di Colosse s’impegnerà in una tremenda
guerra contro le legioni sataniche, perché,
quando giungerà sulla terra, il dominio di Satana
sarà assoluto. I giusti seguiranno lui che proviene
dalla terra gelata, chiusa tra due fiumi.
Egli verrà per cambiare tutto, per insegnare
che il giorno si chiama notte e la notte si chiama
giorno; ma verrà sopratutto per insegnare
all’uomo la grande legge che da molto
ha dimenticato: quella dell’amore.
Egli sarà l’avanguardia del Governo Universale.
Nel passato sono state le leggi dell’uomo
ad amministrare il mondo e la storia del mondo
è finita in tragedia: d’ora in poi saranno
le leggi dell’Eterno a dominare il mondo
e la storia dell’uomo sarà un cantico di gioia.
L’uomo nuovo sarà squadrato con l’accetta.
Il primo uomo è stato modellato con la creta,
il secondo verrà scolpito nel tronco della pianta,
perché tutto è uno e uno è tutto.”
Nel leggerlo si è presi come in un vortice per la straordinaria attrazione del tema in prosa di questa profezia dei tempi nuovi che neanche si poteva profilare ai tempi del profeta Basilio. Ma siamo nel tempo di oggi in cui la terra stessa, che manifesta chiari segni di degrado, e l’uomo incapace di fronteggiarvi a causa del necessità di un vivere agiato, ma smarrendo l’amore per i suoi simili nella miseria più grave, senza contare la catastrofiche guerre che stanno distruggendo il nostro pianeta.
Per tutto ciò, senza dubbi, l’attenzione è rivolta tutta all’avvento dell’uomo di Colosse, il solo che può fronteggiare la scura fine vitale del nostro pianeta.
Cosa potè indurre il monaco Basilio a chiamarlo l’uomo di Colosse?
Il miracolo di San Michele arcangelo a Chonai, ovvero a Colosse
Il monaco Basilio conosceva molto bene le sacre scritture e in particolare il Nuovo Testamento in cui spicca la “Lettera ai Colossesi” che si riferisce appunto a Colosse o Colossi, un’antica città della Frigia sulle rive del fiume Lico, un affluente del fiume Meandro. Era situata a meno di venti chilometri da Laodicea presso la grande strada che conduceva da Efeso all’Eufrate.
La città di Colossi, decadde (forse per causa di un terremoto) e presso le sue rovine sorse la città bizantina di Chonai. In questa città era vivo il culto di San Michele Arcangelo (Archistratega) correlato con la difesa delle acque, che aveva l’origine orientale ed era già diffuso dal III secolo in Asia minore, sulle coste e le isole di Grecia. In Asia Minore Sant’Arcangelo era appunto patrono delle acque curative. Inizialmente tutti i santuari micaeliti avevano sorgenti prodigiose.
Scrittore e agiografo bizantino del X secolo Simone Metafraste descriveva l’apparizione dell’Arcangelo a Cheretopa in Frigia che ha fatto sgorgare l’acqua miracolosa e che risale al I secolo.
Il tema del Miracolo dell’arcangelo Michele a Chonai (Τὸἐν Χωναῖς/Χῶναις Θαῦμα τοῦ Ἀρχαγγέλου Μιχαήλ) aveva notevole rilievo nella spiritualità orientale. Secondo la tradizione, il miracolo di San Michele a Chonai avvenne nel santuario a lui dedicato, dove i pagani volevano distruggerlo, deviando il fiume contro di esso. L’asceta Archippo di Erotopo con un grande fervore pregò l’Arcangelo San Michele che intervenne, spaccando con un fulmine la roccia e dando così all’acqua che sgorgava un nuovo corso. Così mise in salvo la chiesa, santificando per sempre anche l’acqua della sorgente.
La figura di Sant’Archippo personificava la forza della preghiera eremitica, capace di resistere al male e al vizio.[i]
Forse per questa “forza” Sant’Archippo viene indicato dal monaco profeta russo Basilio, « L’uomo di Colosse », ma vi è una altra spiegazione per capire meglio questa definizione che non si capisce.
La possibile interpretazione dell’icona russa del XV secolo
1. Il fiume assume la grande forma della lettera S e sta per santità.
2. San Michele arcangelo è il santo della lettera S perché è Lui a spaccare la pietra con la sua sottilissima lancia.
3. La lancia in realtà è così sottile da sembrare invece la Sua proiezione nella pietra per farla spaccare in modo da far deviare il fiume. E la S che indicava la santità si riferisce perciò a Lui. È dunque San Michele che entra nella terra, come a indicare che entra nell’uomo (la Terra appunto) e rigenerarlo. In alchimia questa entrata nell’uomo terroso è spiegato in questo modo dalla «coniuctio oppositorum» alchemica di Cipriano Piccolpasso.
Tutto è comprensibile, appunto, nella «coniunctio oppositorum» alchemica, ed è Cipriano Piccolpasso, a farcelo capire con “Li tre libri dell’arte del vasaio”, opera del 1500. Egli è stato anche architetto, storico, ceramista, e pittore di maioliche, italiano. Nel libro citato compare un’illustrazione in cui è rappresentata una colomba sormontata da una croce.
Le sue zampe sono saldamente legate ad una grossa pietra e il tutto rappresenta il simbolo dell’unità della materia, la cui difficoltà del processo alchemico per ottenerla, trapela dal filatterio in cui vi è iscritta la parola IMPORTUNUM (fig. 2).
La colomba, segno di sublimazione alchemica, rappresenta l’azione dello spirito sulla materia, un ruolo importante della seconda opera del Magistero Alchemico. Tuttavia il solido legame che la unisce alla pietra, lascia intendere che questa, nel trattenerla, incide nel processo con la sua azione specifica, la forza di gravità, propria della materia. È ben chiaro così che venendo meno questa forza, il prodotto della sublimazione s’invola, vanificando così il lavoro dell’alchimista, e questo non ha senso che avvenga.

Figura 2: La colomba di Cipriano Piccolopasso.
Ecco lo scopo del legame che unisce i due per l’argomentata coniunctio oppositorum che è l’unione fra i due.
La croce, posta in alto dell’immagine indica l’atanor, ossia il crogiuolo (sinonimo di croce appunto), strumento dell’Arte del Fuoco, ovvero la Via Secca.
Più da vicino la pietra e la colomba rappresentano lo solfo e mercurio alchemico (la Salamandra e la Remora) che si azzuffavano dilaniandosi.
Questi due principi “abitano” il vaso alchemico e la lebbra che affligge la Materia Prima, più che identificarsi con il fisso o con il volatile, col corpo o con lo Spirito, risiede nella loro mancata integrazione, nella loro separazione. L’alchimista, quindi, non potendo rinunciare né all’uno né all’altro, deve riuscire ad amalgamare e fondere insieme Spirito e Corpo, realizzando la coniunctio oppositorum. Gli opposti devono prima lottare divorarsi ed uccidersi a vicenda perché la loro unione possa realizzarsi. Questa operazione ha due aspetti, quello del costringere la terra corporea e pesante ad elevarsi verso le regioni dello Spirito e quello consistente nell’obbligare lo Spirito ad abbandonare i “cieli filosofici”, ove può spaziare liberamente, costringendolo a discendere nelle regioni più pesanti e condizionate dai vincoli terrestri perché possa vivificare rivitalizzare e “rendere consapevole” il corpo.
Ed ecco spiegata la forza di gravità nel legame della colomba con la pietra della fig. 2, che è artefice dell’unione forzata della terra col cielo, ovvero dell’uomo della materia che riceve in sé la luce spirituale che altrimenti mai l’avrebbe.
5. La Terra, per contro ma solo in apparenza, essendo fissa non può fare altro che disporsi alla santità con l’unica forza che ha, con la preghiera. Di qui la S che divide San Michele da Sant’Archippo in realtà è quella che li unisce per sempre.
In un’altra opera pittorica si può intravedere San Michele Arcangelo con la sottile lancia d’amore.
Può non essere compresa la ragione alchemica dell’unione dello spirito con la materia terrosa che caratterizza l’uomo fisico, ma un noto pittore bresciano deve avere intuito questo mistero legato al San Michele Arcangelo dell’icona russa del XV secolo della fig. 1. È Alessandro Bonvicini detto il Moretto (1498-1554) che ha dipinto per questo scopo la pala “Incoronazione della Vergine coi Santi Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele” esposta nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia.

Figura 3: Alessandro Bonvicini detto il Moretto (1498-1554), l’Incoronazione della Vergine coi Santi Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele. Dipinto olio su tavola del 1534 esposto nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia.
Osservando la fig. 3 si vede chiaramente l’Arcangelo Michele con la sottile lancia (l’analoga dell’icona russa della fig. 1) che dovrebbe trafiggere la bestia della forza terrosa dell’uomo vivente. L’aspetto della bestia non è ostile e la punta quadristellare dorata poggia su una poderosa coda attorcigliata il cui aspetto sembra legarla alla sua forza erotica per dominarla. Né il Santo Arcangelo e nemmeno la bestia manifestano ostilità reciproca. E poi è lo stesso San Michele con una ghirlanda sul capo a dare questa impressione di mestizia e non di lotta come di solito viene concepito il suo intervento in tantissimi suoi quadri.
Il prolungamento geometrico della lancia di pace (e non di punizione) è l’asse della corona che Gesù ha in mano per porla sul capo della Vergine Maria. La corona sta a indicare appunto la vittoria sul male, grazie, sia al sacrificio di Cristo che sappiamo per la salvezza dell’anima, ma anche a quello di San Michele per la salvezza dei corpi erotico ed eterico dell’uomo uniti insieme all’anima indissolubilmente.
Ma l’artista, il Moretto, fa una previsione anche del nuovo mondo, naturalmente quello indicato dall’Apocalisse di Giovanni nella Gerusalemma Celeste:
« Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché ilcielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. » (Ap,21,1)
È la nuova Vergine terrena che l’artista tratteggia nella pala della Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia il cui particolare è la fig. 4, visibile nella parte destra fra i putti.

Figura 4: La Vergine della Nuova Gerusalemme dell’Apocalisse di Giovanni. Dettaglio della fig. 3, la Vergine del Nuovo Mondo.
L’antroposofia di Rudolf Steiner
Ho detto in precedenza che il tema di questo scritto lascia intravedere questioni che sembrano (erroneamente) dividere le fedi religiose mistiche del Cristianesimo da altre e una di queste riguarda l’Antroposofia che secondo la definizione di Rudolf Steiner, filosofo, esoterista e pedagogista, nato nel 1861 a Kraljevic, un paese dell’attuale Slovenia, “l’Antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo”.
Nell’Antroposofia, R. Steiner concentra per questo scopo l’attenzione sull'”ottava sfera” che altro non sia che il “nuovo” regno evolutivo che Lucifero ed Ahrimane tentano di edificare strappando “pezzi” dal regno umano allo scopo di deviare del tutto la normale evoluzione delle “sette sfere” o “stati planetari” o “incarnazioni” succedentisi nel tempo.
L’ottava sfera era un mistero sino a quando il Sinnet (teosofo), nel suo “Buddismo esoterico”, la nominò. Venne però (intenzionalmente?) comunicato un errore, in quel contesto, ossia che l’ottava sfera aveva a che fare con l’attuale luna fisica. Essa invece, non ha nulla a che fare con qualcosa che esiste nel mondo fisico: ha semmai qualcosa a che fare con quel che rimane, come residuo, dell’antica evoluzione lunare (secondo la Scienza Occulta). Viene chiamata “ottava sfera” in riferimento alle “sette” altre sfere o stadi planetari (mavantara), che altro non sono che le 4 passate incarnazioni planetarie: saturno, sole, luna e l’attuale terra, più le 3 future: giove, venere, vulcano. La differenza dell’ottava sfera è che essa non è da collocare né alla fine né all’inizio dell’evoluzione, ma bensì parallelamente alla attuale terra. E’ qualcosa che, come una dimensione parallela, vive a fianco alla nostra era terrestre. Si potrebbe dire che tale dimensione può essere circoscritta, come spazio, pressapoco dall’orbita dell’attuale luna attorno alla terra. Si può dire che la terra è un punto al centro di una sfera, la quale è l’ottava sfera. E ciò è qualcosa di molto grave e poco rassicurante.
Se vogliamo comprendere meglio dobbiamo pensare che quando si compì l’evoluzione della luna, alla fine vi furono alcuni spiriti luciferici e ahrimanici che sottrassero, trattennero per sé stessi, qualcosa alla sostanzialità della luna di allora. Strapparono della sostanza lunare agli Spiriti della forma edificando un piano, una dimensione, parallelamente a ciò che sarebbe dovuto venire dopo: a fianco della terra. In questo modo Ahrimane e Lucifero poterono così dispiegare il loro piano: sottrarre l’uomo all’evoluzione terrestre e attirarlo entro la loro evoluzione. Questa “loro” evoluzione non ha nulla in comune con i piani Divini. Lucifero ed Ahrimane vorrebbero far sparire l’attuale evoluzione, per fargli prendere tutt’altro corso. Come contrappeso di tale pericolo, all’inizio dell’evoluzione terrestre gli Spiriti della forma ordinarono l’espulsione delle forze lunari dalla terra, e su questa massa fisico-spirituale venne a dimorare Javhe, uno degli Spiriti della forma. Anche attualmente Egli vi soggiorna. Sarà anzi lo stesso spirito che in futuro provvederà a far si che la luna rientri nella terra. Da quella prospettiva Javhè poté così contrastare l’azione di Lucifero ed Ahrimane. Ma tale azione non esclude che vi possa essere almeno un’influenza da parte degli spiriti ostacolatori.[ii]
L’azione di Javhè è la Morte pur di accaparrare a sé il mondo degli umani e questo porta a capire come il mondo degli alchimisti si dispone a depurare il proprio spirito legandosi alla Morte, la stessa per uscirne vittoriosi con la Pietra Filosofale.
E riprendendo l’azione del Cristianesimo, ma occulto e non palese, attraverso il sacrificio dell’arcangelo Michele, si ravvisa la differenza con l’azione del Dio Jahvè, un angelo distaccato dalla forza solare, anche lui preso dal sacrificio di sé. Ma forse l’azione che non conosciamo è che l’arcangelo Michele possa essere l’azione finale per dar vita a quella di Jahvè della Morte che ha in sè, il mondo salvato da Ahrimane e Lucifero. Nel senso che anche una parte dei due angeli ribelli è integrata nella Morte di Jahvè.
L’agricoltura biodinamica, un metodo di coltivazione dell’Antroposofia di Rudolf Steiner
Ma qual’è il compito dell’Antroposofia oggi? È L’agricoltura biodinamica, un metodo di coltivazione che si basa sulle teorie di Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia. L’agricoltura biodinamica si propone come una visione alternativa della natura e dei suoi processi, in particolare dei suoi ritmi e del suo sfruttamento. Non a caso, infatti, i concetti sui quali si basa vennero teorizzati in un particolare momento storico, in cui alcuni coltivatori cominciarono a rendersi conto che i propri terreni erano in qualche modo affaticati e la resa non più ottimale come un tempo. Erano i primi anni ‘20 del Novecento e cominciava a farsi sentire l’effetto dell’utilizzo di prodotti chimici nei campi coltivati, che si stava diffondendo allora.
Nel 1924, Rudolf Steiner, su richiesta di un gruppo di agricoltori interessati alla sua antroposofia, tenne una serie di lezioni per spiegare come poter applicare all’agricoltura gli stessi principi alla base della sua teoria e ottenere così prodotti di qualità mantenendo una forte armonia tra tutti gli elementi coinvolti.
Tra i principali obiettivi a guidare l’agricoltura biodinamica c’è la realizzazione di quello che viene definito un organismo agricolo, un sistema dove tutti gli elementi e gli esseri che popolano la fattoria sono interconnessi e mantengono allo stesso tempo un legame con la natura. In questo ambiente così pensato convivono in armonia le piante, la terra coltivata, gli animali e lo stesso agricoltore. Successivamente, quando l’organismo diventa sempre più indipendente e si distingue rispetto ai confinanti per l’ecosistema autonomo che qui si è venuto a creare, si evolve gradualmente in un’individualità agricola. A quel punto, tutto all’interno di questo neonato habitat diventa più equilibrato e anche i cambiamenti estremi e repentini dati dall’ambiente circostante e dall’uomo vengono attutiti con più facilità, rendendo l’andamento meno altalenante.
L’agricoltura biodinamica si propone di operare sempre nel massimo rispetto della natura e dei suoi processi e allo stesso tempo di contribuire a mantenere la terra fertile. Il tutto riesce, nel suo insieme, a produrre alimenti che sono di qualità eccelsa, perché le caratteristiche di piante e animali vengono esaltate grazie a questo approccio.[iii]
La profezia dell’ “uomo di Colosse” fa capire velatamente l’importanza della biodinamica steineriana:
” … L’uomo nuovo sarà squadrato con l’accetta.
Il primo uomo è stato modellato con la creta,
il secondo verrà scolpito nel tronco della pianta,
perché tutto è uno e uno è tutto.”
La differenza tra l’uomo attuale, “modellato con la creta”, con il secondo, è che “verrà scolpito nel tronco della pianta”.
Queste parole sembrano preannunciare l’avvento di un’umanità vegetariana, in armonia con il creato. Si potrebbe persino ipotizzare che il vegetarianismo diventi parte di un nuovo codice morale, un comandamento per un’epoca rinnovata.
Curiosamente, questa visione richiama le descrizioni delle cosiddette Entità Biologiche Extraterrestri (EBE) nei laboratori militari di Wright-Patterson, dove venivano catalogate come esseri vegetariani. Una coincidenza che aggiunge fascino e mistero alle profezie del monaco.
Ma c’è oggi un segno che sembra farci capire questo futuro, la fotosintesi animale.
Le cellule animali per la prima volta generano energia dalla luce solare, scoperta rivoluzionaria.
Un team di scienziati ha reso possibile la fotosintesi clorofilliana all’interno di cellule animali: una svolta epocale
Pubblicato da Luca Incoronato il 18 novembre 2024

Figura 5: Fonte foto: 123RF
Decisamente sorprendente il risultato raggiunto da un team di scienziati giapponesi dell’Università di Tokyo. Di fatto è stato raggiunto un punto d’incontro tra il mondo vegetale e quello animale. Per la prima volta si è riusciti a inserire i cloroplasti delle alghe nelle cellule di un criceto. Qualcosa che può sembrare come l’esperimento di uno scienziato matto, ma non lo è affatto. Il risultato? Fotosintetizzare la luce.
Fotosintesi animale
Il concetto può risultare un po’ complesso da comprendere ma, di fatto, una cellula animale ha effettuato la fotosintesi clorofilliana. Da questo processo è stata dunque tratta energia, il che rappresenta un punto di svolta potenzialmente epocale. Questa tecnica potrebbe infatti aprire la via per un differente approccio all’ingegneria dei tessuti artificiali.
I tessuti possono incontrare difficoltà nella crescita a causa della mancanza di ossigeno. Tutto ciò però cambia dinanzi alla possibile aggiunta di particolari cellule, che risulterebbero infuse di cloroplasti. Questi, per essere più chiari possibile, non sono altro che strutture contenenti clorofilla, in natura presenti all’interno delle cellule di piante e alghe. Avremo dunque tra le mani la possibilità di fornire ossigeno ed energia tramite l’esposizione alla luce e, di conseguenza, al processo di fotosintesi.
Ecco le parole del professor Sachihiro Matsunaga, dell’Università di Tokyo, autore del documento: “Stando alle informazioni in nostro possesso, si tratta della prima rilevazione mai segnalata del trasporto di elettroni fotosintetici nei cloroplasti con impianto all’interno di cellule animali”.
Inizialmente il team era certo che i cloroplasti sarebbero finiti digeriti dalle cellule animali nell’arco di poche ore dall’introduzione nel sistema. È stato invece scoperto, sorprendentemente, che hanno proseguito a funzionare fino a 48 ore, ma soprattutto che si è verificato il trasporto di elettroni dell’attività di fotosintesi.
Lo studio.
Nello specifico sappiamo che il team di ricercatori ha inserito dei cloroplasti di alghe rosse all’interno di cellule derivate da criceti e coltivate. Tramite differenti tecniche di imaging, poi, si è proceduto a esaminare la struttura dei cloroplasti all’interno delle cellule. È stato poi confermato come il trasporto di elettroni dell’attività fotosintetica si sia concretizzato sfruttando degli impulsi di luce.
“I tessuti che vengono coltivati all’interno dei laboratori, come gli organi artificiali ad esempio, sono costituiti da differenti strati di cellule. Non possono però aumentare di dimensioni a causa dell’ipossia (livelli ridotti di ossigeno) all’interno del tessuto. Ciò rappresenta un problema perché impedisce la divisione cellulare. Procedendo con il mescolare le cellule impiantate con i cloroplasti, l’ossigeno potrebbe essere garantito alle cellule via fotosintesi, tramite irradiazione luminosa. All’interno del tessuto, dunque, le condizioni migliorerebbero considerevolmente, consentendo la crescita”.
Il team continua a lavorare su questa ricerca rivoluzionaria, nella speranza di poter raggiungere nuovi traguardi eccellenti nella creazione di cellule plananimali. È stato verificato come le cellule animali che contenevano cloroplasti abbiano poi sperimentato un aumento del tasso di crescita effettivo. Studi futuri potrebbero indagare i processi coinvolti nello scambio di sostanze, scoprendo inoltre quali sostanze aggiuntive vengono in seguito prodotte.[iv]
Precetti del Cristianesimo
Poche parole per il Cristianesimo ma fondamentali perchè dalla morte dei primi cristiani al Colosseo romano noi italiani vi viviamo e siamo impregnati da esso.
Ma è stato detto tanto ed essenziale sul Cristianesimo in precedenza, a cominciare dalla profezia di un valente cristiano, il monaco profeta Basilio.
Sappiamo che tutto ciò viene da Gesù Cristo che si sacrificato sul Golgota:
Questo sacrificio viene anticipato simbolicamente dall’ultima cena, con la Comunione del vino e il pane, il Sangue e Corpo di Cristo immolato per noi, e poi presenziando nella Santa Messa domenicale la poniamo su un piedistallo.
Infine la costante e assidua preghiera sono il modo per stare continuamente lontani dalle tentazioni e così non commettere non avere il gravame della sua presenza in noi accettare le sue profferte per distruggere i vincoli con Gesù Cristo.
Ma va messo su un piedistallo che il Cristianesimo, con l’ultimo suo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse di Giovanni, si tratteggia l’evoluzione dell’uomo che è sottoposto ad un giudizio e una prova della sua disposizione verso il nuovo mondo. Ed è proprio in questa sede il Cristianesimo realizza il nuovo uomo nell’Agnello di Dio, l’Uomo di Colosse.
” … L’uomo nuovo sarà squadrato con l’accetta.
Il primo uomo è stato modellato con la creta,
il secondo verrà scolpito nel tronco della pianta,
perché tutto è uno e uno è tutto.”
L’ Olocausto dell’ebraismo ci ricorda una fase alchemica fondamentale, il sale che riguarda il Caput Mortuum dell’Alchimia
L’ebraismo ha il suo tornaconto nel processo di depurazione dell’Alchimia che ci spiega quanto sia importante, anzi fondamentale, ciò che ha dovuto concepire Israele con l’atroce morte a causa dell’Olocausto. Ma i suoi sacerdoti, il re Erode e i suoi abitanti condannarono Gesù con la crocifisione sul Golgota.
Il termine Olocausto indica, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il genocidio di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e, per estensione, lo sterminio di tutte le categorie di persone dai nazisti ritenute “indesiderabili” o “inferiori” per motivi politici o razziali.
In alchimia il Sale è uno dei Tre Principi, presenti sia nel cosmo sia nell’uomo: una triade mistica, composta dal sale, dal mercurio e dallo zolfo. Benché si presenti come una polvere bianca, inerte, il sale è uno dei grandi misteri e simboli dell’iniziazione.
Nella tradizione alchemica esso era l’emblema di un patto sacro che non poteva mai essere rescisso, simile a quello che il neofita stringeva con la sua scuola o il suo maestro. «Il patto di sale» di cui parla l’Antico Testamento potrebbe avere un significato diverso da quello che gli viene di solito attribuito. Il Nuovo Testamento è meno evasivo al proposito: in Matteo, infatti, «sale della terra» sono gli eletti, ossia gli iniziati e non, come si tende oggi a pensare, quanti sono poco più che semplici contadini. Nei secoli lontani gli eletti sedevano al posto d’onore, «più in alto del sale», perché avevano conquistato il sale che avevano dentro di loro. Come si spiegherebbe altrimenti tutta l’importanza che nei convivi medievali veniva attribuita al salinum, ossia alla saliera? […]
Gli alchimisti ponevano talora a emblema del sale il più semplice di tutti i sigilli: un minuscolo quadrato ☐ o un piccolo rettangolo. Con quelle quattro linee che descrivono uno spazio vuoto – come lo spazio fra l’Aria e l’Acqua – intendevano delineare i misteri dei quattro elementi o disegnare una bara? Il reverendo Brewer, un colto collezionista di idee curiose, totalmente ignaro di esoterismo, ci ricorda la consuetudine, tuttora esistente, di porre una manciata di sale nella cassa del morto.
C’è forse un nesso fra il sale e la morte? Un altro sigillo del sale – usato con frequenza nei gruppi alchemici rosacrociani – era un cerchio tagliato a metà da una linea orizzontale Θ . Quel sigillo deriva dalla theta maiuscola di Thanatos, che in greco significa «morte».
In numerosi testi alchemici il sale rappresenta il processo mentale, che è un processo di morte. Il sale è il residuo dell’attività spirituale che avviene nella nostra testa: come nelle triade alchemica, è la scoria che resta quando la vita è volata via, è il cranio, il Caput Mortuum, la polvere bianca residua dopo l’estrazione dell’oro. È la cenere del pensiero.
Quando la testa – o la sua attività spirituale che chiamiamo mente – raggiunge il punto in cui non è più in grado di capire, in cui l’ordine dell’universo sembra frantumarsi, allora produce lacrime salate[v].
Resta l’Islamismo per completare la triade con il Cristianesimo ed Ebraismo, la vita di un popolo secondo Allah
Un amore che viene da lontano
Vaghi ricordi di un viaggio fatto a Teheran moltissimi anni fa, forse circa quaranta, quando mi occupavo di progettazioni industriali. Si discuteva per il progetto della vetreria da fare presso Teheran, insieme ad altri colleghi accanto. Di tanto in tanto interveniva qua e là l’ingegnere capo progetto iraniano, scorrendo i grani di un piccolo rosario fra le dita.
E poi in una serata, un matrimonio festoso nel grande albergo di Teheran ove alloggiavo. Mi fu permesso di sbirciare nella sala dello sposo che era come in trono su una pedana, e tutti cantavano e ballavano con allegria fra loro, ridendo festosamente. Sentivo a mala pena un brusio proveniente dalla sala del piano inferiore, quella della sposa, ma non mi era consentito accedervi.
A pensarci oggi, mi dà un senso d’inquietitudine, per questo mondo svincolato dal tempo di noi occidentali.

Figura 6: Emblema islamico.
L’Anima di Allah e del suo profeta Maometto.
Di Teheran dell’antica Persia di quei giorni conservo un ricordo, un quadretto acquistato nell’albergo dove alloggiavo, un emblema islamico in metallo dorato che mostro di seguito con la fig. 6.
A quel tempo ho desiderato conoscere il significato dell’iscrizione, che mi era incomprensibile, mi rivolsi così via internet al sito islamico www.sufi.it e ottenni questa risposta:
Allah jalla jalalahu
Allah (sia) magnificata la sua magnificenza
As-Salamu ‘alaikum
jamaluddin
Dimentica il mondo, così comanderai al mondo
Sii una lampada, una scialuppa di salvataggio, una scala
Aiuta affinché l’anima di qualcuno possa guarire
Esci di casa come un pastore
Resta nel fuoco dello Spirito
Lascia che ti arrostisca
Sii una ben cotta pagnotta e signore della tavola
Vieni e sii servito dai tuoi fratelli.
Jalaluddin Rumi
Le prime due frasi, si capisce che costituiscono il noto saluto islamico, poi vi fa seguito una bella poesia di Jalaluddin Rumi, poeta e mistico di origine persiana del XII Secolo, noto come Jalāl ad-Dīn Muḥammad Balkhī.
Quando mi giunse la e-mail in merito, rimasi deluso perché non vi ravvisai la decifrazione dei segni ideografici dell’emlema che mi aspettavo, anche se si capiva lo spirito che era contenuto nella risposta. Poi capii che essa dovesse essere l’ammaestramento che vi riguardava e non tanto sapere la spiegazione che cercavo, da mantenere nel segreto secondo una celata raccomandazione. Riflettendo dissi fra me, è meglio così perché restino velati nel mistero da cui sono sorti, gli ideogrammi dell’emblema in questione.
Nel Sufismo, come in tutte le pratiche di altre scuole misteriche, è solo l’iniziato che, da solo, deve riuscire a leggere e interpretare il segno di un emblema come questo in esame, per poi viverlo come un sole splendente nella sua mente visiva e farsi illuminare.
Nell’emblema vi ho intravisto il segno di una vigorosa fiamma per rappresentare efficacemente un simbolico cuore per dare l’idea dell’Anima da cui si sprigiona il Fuoco di Allah, il Dio dei Musulmani.
Ricordando quell’ingegnere iraniano, dell’episodio del mio convegno di lavoro a Teheran, che pregava con un rosario in mano e nel contempo badava alle discussioni di lavoro, mi parve un paradosso di vita rispetto all’epoca moderna dell’Occidente! Ma, per mia convinzione, è un fatto medicamentoso anche se anacronisticamente di confine, paragonando quell’ingegnere iraniano a un ingegnere d’Occidente dei quali non ce n’è uno eguale!
Questo scorcio, provvidenzialmente è ancora l’Islam, con i suoi veli che avvolgono l’emblema suddetto e, come un incomprensibile parallelo, avvolgono prudentemente i corpi e volti delle donne islamiche, quasi a immaginare un altro popolo tenuto prudentemente in “disparte” dal loro Dio Allah per fortificarlo perché sia assicurata in loro una salda unità coesa come una roccia, di una indiscussa fede religiosa.
Ed è come risentire i versi del poeta Jalaluddin Rumi che dice fra l’altro:
“Resta nel fuoco dello Spirito / Lascia che ti arrostisca”.
Tutto si fonda sulla loro fede in Allah che è così forte, quasi inscalfibile, mentre in tutto l’Occidente la fede in Dio frana continuamente ovunque ed è la laicità a far da padrone. E da questo lato non si prospetta alcuna unità, per quanto la ragione lo richiede assolutamente per il bene dei popoli. L’Occidente, come si vede, ha bisogno dell’Islam perché è Dio stesso che lo chiede.
L’Islam, secondo la tradizione, è vivere insieme, in applicazione del dettato secondo il quale i credenti sono tutti fratelli, la cui unità si fonda sul concetto della relatività delle distinzioni etniche; non c’è differenza alcuna tra il bianco e il nero, tra l’arabo e il non-arabo se non nel modo con cui temono Dio. Questo al di là di sconfinamenti estremi con gli atti terroristici che sappiamo, ma riconoscendo anche, che il problema del secolarismo, che sta corrodendo il cristianesimo, non può avere mai successo in un Paese islamico. Esso contrasta infatti con la natura, i concetti, gli atteggiamenti e la storia dell’Islam che i popoli musulmani professano, a differenza di quanto avvenuto nell’Occidente cristiano.
C’è una linea di convergenza morale visto come sottomissione con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, così come si sottomise Abramo. Ad Abramo fanno capo ebraismo, cristianesimo, islamismo: Abramo è l’antico progenitore disposto a fare la volontà del Signore, disposto, se Egli lo vuole, a sacrificare anche il proprio figlio.
Secondo un’ortodossia islamica, nel giorno del Giudizio Universale la Caaba, un edificio cubico nel quale è incastonata la Pietra nera della quale nessuno conosce l’origine, si staccherà dal suolo dell’Arabia Saudita per raggiungere Gerusalemme dove Mosè, Gesù e Maometto si ritroveranno in armoniosa compagnia.
Forse è una predizione di un viaggio interstellare verso un’altra Gerusalemme, quella celeste.
[i], https://www.ukr-parafia-roma.it/it/articoli-2/1514-il-miracolo-di-san-michele-a-chonai-6-19-settembre.html
https://ucrainistica.blogspot.com/2020/09/il-miracolo-di-san-michele-chonai-6-19.html
[ii] Per ulteriori indicazioni consiglio di leggere il libro di R. Steiner: “il movimento occulto nel secolo diciannovesimo e il mondo della cultura” (Editrice antroposofica-Milano)
[iii] https://www.bioagriturismoilcerreto.it/it/post/green/agricoltura-biodinamica.html
[iv] https://tecnologia.libero.it/fotosintesi-cellule-animali-95283
[v] Fonte: http://www.tarocchidellavita.it/arcano-numero-dodici.html





