Una nomenclatura che risponde agli interessi delle lobby asfissia il futuro
Alla Conferenza degli ambasciatori dell’Unione europea, la funzionaria presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha sottolineato come il contesto globale sia cambiato profondamente.
“L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà”.
Gianandrea Gaiani (intervista sulla Verità di lunedì) ha affermato: “La UE non è la soluzione ai problemi, ma una delle fonti. È una nomenclatura che risponde agli interessi di alcune lobby, finanziate dai fondi di investimento americani o cinesi, a seconda delle circostanze”.
Definizione perfetta di un grumo di potere burocratico che nulla ha a che fare con il futuro e che è il prodotto del vecchio che muore.
Ursula von der Leyen, con parole lapidarie, ha scritto l’epitaffio della propria lapide da porre sulla sua tomba politica. Per il resto, ovviamente, lunga vita con i pony nella Foresta Nera.
Chi è parte del problema non può essere parte della soluzione.
Chi è parte del problema (cioè ne beneficia, lo mantiene, lo perpetua) non ha la lucidità, la distanza emotiva, l’interesse reale o il cambio di paradigma necessario per risolverlo davvero.
Einstein affermava: «Non possiamo risolvere i problemi usando lo stesso tipo di pensiero che li ha generati.»
Un politico che ha contribuito per 20 anni alla distruzione del Vecchio Continente non è credibile quando dice «adesso lo risolviamo».
Chi trae guadagno diretto dal sistema (vedi le lobby delle quali è costituita l’Unione Europea) raramente promuove la transizione seria.
Finalmente la funzionaria dell’Unione Europea ha ammesso che il vecchio mondo non c’è più. Ha però dimenticato di dire che lei e l’Unione Europea che lei malamente rappresenta sono parte del vecchio mondo e, pertanto, se fosse coerente, dovrebbe dimettersi e liberarci della sua presenza.
Può una nomenclatura che risponde agli interessi di alcune lobby, finanziate dai fondi di investimento americani o cinesi, a seconda delle circostanze risolvere il problema? Vogliamo scherzare?
Una nomenclatura che risponde agli interessi di alcune lobby, finanziate dai fondi di investimento americani o cinesi, a seconda delle circostanze dovrebbe dare luogo ad una nuova Unione Europea, capace di giocare un ruolo nel mondo. Vogliamo scherzare?
È evidente che la prima cosa da fare è eliminare chi è parte del problema.
Possiamo pensare davvero che un nuovo asse franco tedesco, ossia una parte del problema, possa risolvere il problema? Vogliamo scherzare?
Probabilmente è necessario cominciare a fare i conti con quanto afferma Vito Sibilio nell’articolo che compare oggi sul giornale, laddove l’autore scrive: “L’ermeneutica marxista, ancora oggi adoperata da tanti analisti e che si ostina ad attribuire la causa dei conflitti di qualunque genere solo alla struttura economica, è oramai ampiamente smentita. La lettura del fatto storico e del dato cronachistico ha bisogno di una visione orizzontale dei piani lungo i quali essi si sviluppano, una euristica che potremmo definire strutturalista in senso accomodatizio, per comprenderli e descriverli in modo più esauriente”.
Se vogliamo capire come poter uscire da una situazione che ci vede, come europei, incapaci di svolgere, in modo aggregato, un qualsiasi ruolo che non sia subordinato, è necessario fare i conti con la storia del Vecchio Continente, che non è solo economica, ma ideologica, religiosa.
Gli europei non sono un popolo di immigrati, come gli americani, ma un insieme di popoli con la loro lunga storia, la loro lingua, con religioni diverse, anche se in gran parte cristiane, ma non solo cattoliche, e via discorrendo. Siamo sicuri che i Baltici abbiano la stessa visione del mondo dei Greci?
Gli europei si riempiono la bocca di antifascismo, ma non hanno ancora fatto davvero i conti con il nazismo.
Continuiamo a concepire il nazismo come un fenomeno politico senza renderci conto che “il mondo non interpretò il Partito nazista (e le ss in particolare) come un culto e non attrezzò a combatterlo in quanto tale”.[i]
Andò così che “quando i nazisti fuggirono verso le Americhe, portarono con sé queste credenze. Erano parte integrante del loro patrimonio spirituale, come Mein Kampf e i Protocolli. Erano i «maestri silenziosi», che dalle retrovie guidavano l’agire di una legione di uomini nei rispettivi paesi ospiti”.[ii]
I nazisti “sentivano che il concetto di «spirito» era razzialmente determinato: esistevano uno «spirito ebraico» e uno «spirito ariano»; lo spirito era quindi funzione del sangue”. [iii]
Quanto inquinamento spirituale nazista c’è oggi nel progressismo che, guarda caso, è l’ideologia dominante di quell’aggregato che Gianandrea Gaiani ha ben definito come: “nomenclatura che risponde agli interessi di alcune lobby, finanziate dai fondi di investimento americani o cinesi, a seconda delle circostanze”.
Utero in affitto, transumanismo, eutanasia estrema, non sono forse retaggi riconoscibili del nazismo?
I nazisti sono emigrati a migliaia, con la connivenza della Chiesa cattolica, nelle Americhe, ma sono anche tornati in Europa al servizio della Cia.
La democraticissima Germania post bellica ha visto Reinhard Gehlen che ha guidato avrebbe guidato il BND (Bundesnachrichtendienst), il servizio di intelligence tedesco, fino al 1968, per dodici anni.
Quanti ex nazisti si sono trovati in posti di assoluto rilievo nella Germania democratica?
Vogliamo parlare della Germania Est, della Stasi, di operazioni simili alla Paperclip occidentale?
Ora la Germania unita cosa unisce? Anche il nazismo mai morto?
Ci vogliamo porre questi interrogativi?
Vogliamo parlare dei massacri in Volinia e Galizia orientale, avvenuti tra il 1943 e il 1945, i quali furono una brutale campagna di pulizia etnica condotta dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) contro la popolazione polacca?
Si stima che tra 80.000 e 100.000 polacchi furono uccisi. La Polonia classifica ufficialmente tali eventi come genocidio, una definizione contestata in Ucraina e dibattuta tra gli storici internazionali.
Inutile proseguire, affidandoci ai libri di storia.
Tuttavia ripeto la domanda: siamo proprio sicuri che il nazismo sia finito nel 1945? Può un sistema che ha al proprio centro una religione, come dimostrano i numerosi studi sull’argomento, finire perché finisce il suo impero economico e militare?
Quando si parla di futuro cosa facciamo? Affidiamo il futuro d’Europa, di un’Europa così complessa, ad un grumo di burocrati al servizio di lobbisti, di fondi e della finanza tecnocratica internazionale?
Facciamo anche due conti con il contesto internazionale.
Donald Trump in questi giorni ha detto molte cose tra di loro non sempre coerenti riguardo alla guerra in Iran, ma i media dovrebbero capire che in una situazione di guerra nessuno che non sia idiota ti dice in anticipo quello che farà davvero. Contano i fatti e i fatti si vedono quando sono avvenuti.
Una cosa, invece, sembra davvero certa: la Russia non è più un nemico degli Usa.

Ieri, nel corso dell’incontro con i giornalisti, Trump ha riferito di una recente telefonata con Vladimir Putin. Il colloquio, ha detto, è stato “buono” e ha riguardato anche il conflitto in Ucraina. Secondo il presidente americano, il leader russo si è detto disponibile a contribuire alla stabilizzazione della regione: vuole “essere d’aiuto in Medio Oriente”.
Trump ha però precisato di avergli risposto che “dovrebbe essere utile a mettere fine alla guerra in Ucraina”.
Il presidente ha detto che rinuncerà ad alcune sanzioni sul petrolio a causa delle turbolenze dei mercati legate al suo attacco insieme a Israele contro l’Iran. “Stiamo anche rinunciando ad alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi”, ha spiegato dopo i colloqui avuti con Putin.
Trump ha parlato di quotazioni del greggio “gonfiate artificialmente” in scia alla condotta dell’Iran. Mentre, citando il presidente cinese Xi Jinping, il tycoon ha aggiunto che “rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà”.
Chiunque voglia affrontare il destino degli europei, dell’Europa, unita o frazionata che sia in Stati sovrani, deve capire che il vecchio schema mondiale non funziona più.
Quando la von der Leyen, alla Conferenza degli ambasciatori dell’Unione europea, ha sottolineato come il contesto globale sia cambiato profondamente, dicendo: “L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà”, avrebbe dovuto anche aggiungere che la Russia non è più un nemico, ma un interlocutore e, probabilmente, per gli Stati Uniti d’America anche un sodale in molte partite mondiali.
La questione del riposizionamento degli Stati europei nei confronti della Russia è fondamentale per qualsiasi approccio con un futuro che non sia la stupida ripetizione del passato.
Quale riposizionamento? Non quello dell’isteria baltica o delle logiche finanziarie che vorrebbero la Russia sfiancata e preda, possibilmente frazionata in tanti soggetti statuali.
Queste sono idiozie del passato.
Può, ripeto, un grumo di burocrati al servizio di lobbisti, di fondi e della finanza tecnocratica internazionale aprire una nuova stagione? Possono i partiti politici progressisti (socialisti, verdi, ecc.,) che hanno fatto da supporto servile al grumo burocratico gestito dai fondi essere protagonisti di una nuova Europa?
È evidente che chi è parte del problema non può risolvere il problema.
Infine, ci sono gli alti lamenti di chi dice che l’Europa è sottomessa agli Usa. Sbagliato.
L’Unione europea era ed è sottomessa ad “una nomenclatura che risponde agli interessi di alcune lobby, finanziate dai fondi di investimento americani o cinesi, a seconda delle circostanze”.
Fingere che non sia così non rende giustizia alla possibilità di cambiare.
[i] Peter Levenda, Satana e la svastica, Mondadori
[ii] Peter Levenda, Satana e la svastica, Mondadori
[iii] Peter Levenda, Satana e la svastica, Mondadori





