
di Lucio Leante
La cristianità come civiltà (occidentale) è in via di evaporazione. Il cristianesimo come religione è da circa due secoli in agonia (nel senso letterale, che sta lottando per non morire). Cosa dobbiamo aspettarci nell’era post-cristiana? Un nuovo paganesimo o un nichilismo generalizzato di massa? Gli studiosi si dividono su questa alternativa. Vi sono segni dell’una e dell’altra tendenza; che però forse non sono del tutto alternative nel senso che anche il neo-paganesimo contemporaneo ha esiti nichilisti.
L’ipotesi del “neo-paganesimo” sembra trovare una conferma nella “religione verde” che divinizza la Natura e il pianeta Terra (“Gaia”) e ad essi subordina l’uomo fino ad auspicare, per logica conseguenza, persino la scomparsa di quest’ultimo per la loro salvezza. Le presunte verità “scientifiche” dell’ambientalismo catastrofista producono dogmi, convinzioni e certezze irrazionali, in realtà credenze religiose, dotate di tutte le manifestazioni di una religione neo-pagana.
Neo-pagane in senso dionisiaco sono anche alcune manifestazioni dei gruppi esclusivisti e separatisti delle nuove femministe in guerra contro il maschio (bianco), gruppi che ricordano i “tiasi”, le bande delle aggressive Menadi (o Baccanti) di un tempo, seguaci del dio tracio irrazionalista delle selvagge forze naturali, che danzavano e cantavano freneticamente nei boschi sbranando animali e maschi che negavano il loro dio (come Penteo nella tragedia di Euripide) e recalcitravano al loro potere come Orfeo. Neopagano è il materialismo consumista ed edonista diffuso di massa come pure la diffusa adorazione della dea-Tecnica, presunta onnipotente e svincolata da ogni limite morale.
L’ipotesi neo pagana piace a molti progressisti perché i pagani tolleravano gli aborti, l’omosessualità e nella fase di decadenza del tardo mondo ellenistico e romano persino i travestimenti e l’ambiguità androgina. Essa piace anche perché si è diffusa una falsa immagine del paganesimo come una religione ed una civiltà priva del senso di colpa e del “peccato” giudaico cristiano. I progressisti laicisti e gli atei, che hanno auspicato a lungo la fine del cristianesimo, sommariamente considerato un ostacolo al progresso, ora che il cristianesimo è finalmente finito, presentano il paganesimo come una religione del progresso, gioiosa, permissiva, lassista compatibile con una libertà ed un’eguaglianza assolute e illimitate e quindi come la religione della liberazione (da ogni vincolo e limite), della libertà di scelta illimitata e quindi della felicità.
L’Occidente progressista sembra credere di avere trovato nel neo-paganesimo un nuovo modello culturale più avanzato e universale di quello cristiano e liberale, una nuova e più avanzata “buona novella” da proporre al mondo: l’individualismo assoluto e radicale della assoluta e illimitata libertà di scelta che sarebbe portatore di liberazione da ogni limite e confine e da ogni identità Religiosa, nazionale e sessuale) e cultura. Preconizza però un “uomo nuovo” senza volto né identità (né nazionale, né etnica, né culturale, né sessuale) che sembra avere il grigio colore del nulla.
In realtà il paganesimo vero, quello antico, non fu affatto così permissivo e lassista come si vorrebbe fare credere: esso era patriarcale in tutti i sensi anche perché basato sulla dedizione totale alla patria (città), ai capi, ai padri e agli antenati (maschi), la subordinazione delle donne, il familismo della gens ed il tribalismo amorale del clan. Se consentiva l’infanticidio e l’aborto, non perdonava il parricidio. E soprattutto non perdonava la hybris, la tracotanza empia dell’uomo che si equiparava alla divinità ed osava sfidarla. La democrazia ateniese escludeva le donne segregate in casa, i metechi (gli stranieri) e gli schiavi, della cui vita disponeva il padrone. Falso è anche il luogo comune della tolleranza pagana: l’Assemblea democratica ateniese condannò Socrate e Anassagora (e chissà quanti altri di cui non si è tramandata la memoria) per empietà irreligiosa. Tutte cose che mal si combinano con molti dogmi progressisti.
E’ vero poi che in Grecia l’omosessualità (anzi la pederastia) era un’istituzione educativa, la paideia (ma a Roma l’omosessualità era comunque considerata un vizio). Vogliono forse i fautori di un neo-paganesimo riproporre la pedofilia? E’ vero poi anche che i pagani antichi tolleravano gli aborti, ma anche gli infanticidi eugenetici dei neonati e bambini menomati e disabili. Vogliono i neo-pagani riproporre anche questo? Non è pensabile.
Chi esalta il neo-paganesimo nasconde che, nelle condizioni attuali “post-moderne”, esso è solo il nome di comodo che si da alla volontà di distruzione del cristianesimo e della civiltà occidentale e, alla fine del nichilismo.
Molto emblematica in questo senso è stata alle Olimpiadi di Parigi 2024 la parodia carnevalesca in chiave LGBTQI+ dell’Ultima Cena con una “drag queen” (una nota prostituta trans-gender) al posto di Gesù. Pochi hanno notato che quest’ultimo era sopravanzato da un corpulento Dioniso azzurro in primo piano. Il messaggio era di chiara ascendenza nicciana. Fu Nietzsche infatti a scrivere: “Dioniso contro il crocefisso: questo è il contrasto”. E, infatti, il fantasma Dioniso, il dio androgino dell’ebbrezza, della Natura deificata, della trasgressione, delle pulsioni animali, del piacere sensuale e dell’irrazionalismo, era evidente nell’euforia liberatoria che si percepiva attorno a quell’evento.
A dirla tutta in quella parodia parigina aleggiava anche il fantasma di Narciso. Lo si percepiva nel narcisismo dell’uomo che si equipara a Dio, che si crede onnipotente salvatore di se stesso, arbitro del bene e del male, della vita e della morte, e che presume di poter ricreare a suo capriccio il mondo e la natura umana. Sostituirsi a Dio è l’estremo delirio autodistruttivo del narcisista patologico.
Sigmund Freud colse il nesso definendo il narcisismo come “pulsione di morte in cultura pura”. Vengono in mente alcuni versi di Pier Paolo Pasolini: “Ti ricordo Narciso, avevi il colore della sera, quando le campane suonano a morto”. Dietro il nuovo paganesimo, presunto gioioso e liberatorio, si intravvede un lugubre nichilismo narcisista e per giunta di tipo “estremo”.
E’ stato giustamente notato che l’emblema della Convention del Partito democratico americano è stato e resterà, al di là dei discorsi programmatici, il camper della ONG Planned Parenthood (Genitorialità Programmata) attrezzato per praticare sul posto sterilizzazioni e aborti gratuiti. E’ stato un chiaro messaggio di rifiuto della vita se non anche di culto nichilista della morte in nome della “libertà di scelta” illimitata. Il nichilismo del neo-paganesimo è poi evidente nell’ambientalismo apocalittico, vero erede non solo dell’anti-capitalismo anti-occidentale comunista, ma anche dell’anti-industrialismo anti-moderno del pensiero reazionario classico.
Ben diverso da quello neo-pagano contemporaneo, ma pur sempre nichilista, è la religione del politicamente corretto che si esprime nella c.d. “cultura della cancellazione” o “wokismo”. Nichilista è la sua iconoclastia che pretende di cancellare opere ed autori della cultura occidentale passati e attuali; nichilista è il suo multiculturalismo che pretende la distruzione di ogni identità culturale occidentale e la sua sostituzione con un’identità indistinta in nome dell’adorazione dell’Altro e del diverso; nichilista è la sua negazione della Natura (che gli ambientalisti neo-pagani invece adorano come una divinità), e dello stesso concetto di Natura, in favore delle voglie e dei capricci dell’Io desiderante e della libertà di scelta illimitata. Nichilista è la pretesa di sancire per legge il matrimonio omosessuale e la gestazione per altri. Nichilista è soprattutto la pretesa woke di affermare l’irrilevanza del sesso biologico nel determinare ed influenzare normalmente (statisticamente) l’orientamento sessuale e l’identità di genere, talché quest’ultima sarebbe una costruzione sociale e potrebbe essere oggetto di scelta arbitraria soggettiva; nichilista è la sua inversione cognitiva e normativa, in particolare quella statistica tra eccezione e regola, su cui si fonda la logica e la scienza. Nichilista è soprattutto in sintesi la sua pretesa generale di negare la realtà (sia fisica e biologica, sia storica).
E’ un nichilismo che radicalizza persino quello dei rivoluzionari del ‘900, di quei giacobini rossi e neri che, pur aspirando alla costruzione di un “uomo nuovo” come corollario della società perfetta da edificare sulle ceneri e sulla tabula rasa della società, della cultura e dell’uomo occidentale, non si spinsero quasi mai a negare la realtà oggettiva e l’oggettività (sia pure fallibile e provvisoria) della scienza sperimentale. Marx definiva scientifico il suo socialismo, anche se è vero che Trofim Lysenko, vero antesignano del nichilismo woke, manipolava i dati della biologia e della genetica per armonizzarli con la lotta di classe e con il politicamente corretto staliniano. Analoghe manipolazioni fecero i nazisti per sostenere le loro teorie razziste.
Ma finora nessuno si era spinto fino a negare la differenza biologica tra uomo e donna ed a sostenere che fosse possibile cambiare sesso e genere. E’ questa l’essenza del nichilismo che Nietzsche chiamava “completo ed estremo”: quello che nega non solo il mondo sopra-sensibile e non solo la verità, ma anche la realtà (la kantiana “cosa in sé”). E’ questa religione estrema del nulla che pretende di negare ed aggredire persino lo statuto ontologico della realtà che sembra dominare oggi in Occidente per volontà delle sue élite progressiste.
Il nichilismo woke pretende di negare la verità e la realtà sulla base del puro potere politico e mass-mediatico di quelle élite. Esso è perciò volontà di potenza e nichilismo allo stato puro, senza remore e senza limiti. “Se i fatti, la scienza, la realtà, ci contraddicono – sembrano dire i nichilisti estremi- ebbene tanto peggio per loro. Sta il vero per voi. Per noi sta la forza. Cos’è infatti la verità? Cos’è la realtà? Non sono forse nient’altro che costruzioni sociali escogitate dal Potere a fini di dominio e di repressione, come insegnava Michel Foucault? Una cosa vale l’altra e tutto può andar bene, se così pare a noi, cioè se è politicamente corretto”.
Purtroppo questo esito relativista e nichilista estremo è presente nel DNA stesso della civiltà occidentale ed era (ed è) forse ineluttabile. Demone ed essenza dell’Occidente – diceva Emanuele Severino- è una costante “volontà di diventare altro”: La quale, nella sua corsa nuovista al di là di ogni limite, non poteva che generare prima o poi una volontà di “diventare altro da sé” sia sul piano della civiltà occidentale, sia sul piano individuale Ecco perché l’emblema stesso dell’Occidente contemporaneo è ben rappresentato dall’individuo transgender, ormai assurto a simbolo della nostra civiltà. Ma quella volontà di cambiamento perpetuo è anche volontà di portare il divenire alle sue estreme conseguenze, cioè di accelerare il passaggio – come notava Leopardi- dall’essere al nulla, dalla vita alla morte. E’ diventata così anche desiderio di morte collettiva come civiltà e come umanità occidentale ben rappresentata da quel lugubre camper di Chicago, che offriva aborti e vasectomie gratuite come segno di progresso. Ma è questo il nuovo Vangelo delle élite occidentali odierne.
Chi difenderà la vita, la verità, la realtà contro questi poteri élitari dominanti che preconizzano e accelerano l’auto-distruzione?
I liberal-conservatori con il loro deismo o con il loro ateismo (o agnosticismo) devoto alla Maurras sembrano troppo minoritari e incapaci di toccare con il loro razionalismo il cuore delle grandi masse. I ceti medi e le masse popolari dopo la scomparsa delle grandi religioni ideologiche e politiche del ‘900 (già sostitutive del cristianesimo) e dei relativi grandi partiti sono ormai costituiti da individui atomizzati dominati da un’inconscia religione dei consumi e della tecnica ed in preda a nuove credenze superstiziose (l’onnipresente “energia”, l’astrologia, lo spiritismo, le nuove pratiche magiche, le religioni orientali). Non si intravvede tra le masse l’emergere di una nuova religione universale che raccolga l’eredità del passato portandola ad una nuova sintesi spirituale. Il cristianesimo come religione è in agonia e sembra destinato a diventare una religione di piccoli gruppi di resistenti e irriducibili. L’Islam, con il volenteroso contributo dei multiculturalisti europei, potrà continuare a conquistare luoghi, posizioni e consistenza demografica in Europa, ma, anche se ormai in gran parte edulcorato e modernizzato, la sua resistente essenza teocratica, tribale, misoneista e anti-femminile gli impedisce di essere assunto dalle grandi masse moderne a nuova religione universale.
La religione civile e secolare della libertà e dei diritti umani costituzionali, d’altra parte, è in fase di autodistruzione per la diffusione di un falso concetto di libertà assoluta ed illimitata e per l’inflazione di presunti diritti soggettivi, ormai assimilati ad ogni desiderio e capriccio dell’Io desiderante.
Non resta che la nuova religione nichilista del politicamente corretto, con la sua intollerante etica pubblica da Stato etico, amministrata dal nuovo clero secolare di professori, giornalisti e conduttori televisivi. Esso si identifica in una rivoluzione culturale che propone una totale inversione cognitiva e normativa che si combina bene, perciò con la nichilista “volontà di diventare altro da sé” dell’Occidente contemporaneo. Ma anche questa nuova religione è elitaria, si regge su un’imposizione dall’alto e non può essere eterna perché ha già raggiunto e superato i limiti posti dall’inemendabilità della realtà dell’Essere.
Sulla sua falsariga, al limite e per assurdo, potrebbe esserci in futuro la rivendicazione del diritto di diventare un qualche animale. Perché no? Lo esige la logica del diventare altro da sé e della libertà di scelta illimitata. Ci potranno essere clonazioni e ibridazioni anche uomo-macchina preconizzate dai trans-umanisti come nuova frontiera del “progresso”. Non ci sorprenderemmo. Una fase più o meno lunga di barbarie anti-umanistica sembra attenderci. Ma non esiste – e non si può nemmeno immaginare- un nichilismo più completo ed estremo di quello che oggi nega la realtà e persino l’inemendabile statuto ontologico della realtà, tra cui la inemendabile differenza biologica tra uomo e donna. Siamo già oltre il Limite. Dal punto in cui siamo il pendolo della Storia non può che ritornare indietro. Ma verso dove? Parafrasando Martin Heidegger, si potrebbe dire “solo un Dio ci può salvare”. Ma Dio è morto. E in Occidente è morto per sempre.




