
di Sergio Ansuini
LO STATO DELL’ARTE * IL “MADE IN ITALY” E L’ORO
Le grandi opere d’arte cercano la preziosità della natura. Le fibule più belle furono realizzate in oro come la meravigliosa retina per capelli conservata nel museo romano. Michelangelo, tra le montagne delle Alpi Apuane, cercava il prezioso marmo e davanti ad un blocco esclamò “Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo”. Il blu oltremare, lo stupendo colore ricavato dai lapislazzuli che per secoli fu il pigmento più costoso d’Europa, dava ai dipinti il segno dell’importanza e della ricchezza.
L’arte orafa e l’alto artigianato hanno da sempre amato i metalli e le pietre preziose: l’oro, il platino, i rubini, gli smeraldi, gli zaffiri ed i diamanti. Lo splendore dell’opera dell’artista si unisce a quello della natura. Nel XIX e XX secolo il platino veniva usato per i lavori più importanti ed il suo valore era ingente. Nella seconda metà del’900 il sistema moda si è industrializzato e l’oro è stato usato per la produzione dei gioielli. Un costo accettabile del metallo, unito a valori contenuti della manifattura, davano un prodotto su cui poter applicare i moltiplicatori necessari per sostenere il volano pubblicitario necessario per fare di un oggetto una necessità.
(Vanity case Lacloche Frères anni Venti in smalto e diamanti con placche in giadeite, zaffiri e rubini; anello con smeraldo e diamanti firmato Van Cleef & Arpels).
Il covid, con l’erba che cresceva di nuovo tra i sampietrini delle piazze romane, e poi l’inutile mattatoio ucraino hanno squassato i supposti consolidati parametri politico socioeconomici. Assistiamo stupiti ad un cambiamento veloce senza riuscire a comprenderne bene la direzione e l’intensità.
Il sistema moda è devastato. Le grandi firme italiane sono di proprietà di holding straniere. La morte degli ultimi grandi couturier Armani e Valentino ha reso evidente la dissoluzione del Made in Italy. L’artigianato, che era un’eccellenza italiana, a causa delle dissennate politiche globaliste è stato desertificato. La frattura del ciclo secolare dell’apprendistato ha provocato dei danni irreversibili.
Poi, oltre i fattori geopolitici, si assommano i cambiamenti radicali dei desideri ed il modus vivendi della generazione Z.
Quando, prima che l’Italia fosse volutamente terremotata, viaggiavamo all’estero eravamo ammirati. Essere italiano voleva dire stile, gusto, sistema industriale e grande artigianato. Voleva dire la quarta potenza mondiale. Resta poco o niente di questo mondo se non, per chi l’ha vissuto, la consapevolezza di un’epoca irrepetibile, comunque di pace e di fiducia nel futuro.
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(Ansuini, bracciale in oro giallo 18 Kt, anni ’60)
Nella gioielleria assistiamo attoniti ad una “tempesta perfetta”.
Il settore è esiguo rispetto agli anni ’80. A Roma erano presenti circa 2.300 oreficerie e oggi se ne contano poche centinaia. I distretti orafi di Valenza, Vicenza ed Arezzo, che facevano dell’Italia il primo esportatore mondiale di oro lavorato, sono ridotti a poca cosa. I gioielli erano accessibili ad una larghissima fascia della popolazione. Oggi prosperano i compro oro che monetizzano quelli accumulati in epoca di vacche grasse.
La quotazione dell’oro ha raggiunto cifre proibitive. In un gioiello il costo del metallo è diventato talmente alto da escludere dall’acquisto la maggior parte della popolazione. Diviene più conveniente un monile in platino che in oro!
Quando la situazione internazionale diveniva difficile la quotazione dell’oro saliva e con lui quella dei diamanti la cui componente bene rifugio, oggi inesistente. era significativa.
Il valore dei diamanti a causa dei Lab Grown Diamonds, delle sanzioni internazionali, dei nuovi stili di vita e quant’altro, solo nell’ultimo anno è diminuito di circa il 30 %.
Le pietre di colore, nel frattempo, sono rimaste al palo. L’industria orafa è colpita duramente.
Nelle aste internazionali si consolida la gioielleria artigianale di alta qualità. I gioielli déco e firmati sono ambiti. Lo storytelling rende un gioiello desiderabile e lo differenzia dalle innumerevoli proposte.
L’arte ha cambiato i parametri, ma non nella gioielleria che è rimasta sostanzialmente ferma su forme vetuste. Segnali timidi, sui mercati internazionali, ci parlano di gioielli con una nuova estetica. Sono proposti nelle gallerie d’arte, ma dovranno tracimare per adeguare il mondo del gioiello al sentire globale di un mondo con forme differenti.
(Carpenters Workshop Gallery)
Spero che le caratteristiche del “Genio” italiano con la sua creatività, individualità ed amore per la bellezza, innate ed insopprimibili riemergano. Spero che, se è vero che, quando la notte è più oscura l’alba si avvicina, un nuovo rinascimento potrebbe risorgere tra le luci dell’aurora.








