Per Papa Leone XIV il difficile compito di superare il trasformismo gesuitico – La supponenza degli eredi di Scalfari e la profezia di Joseph Ratzinger
I due articoli di Vito Sibilio di ieri e di oggi sullo scisma dei lefebvriani hanno messo in evidenza una spaccatura profondissima interna alla comunità cattolica tra coloro che si riconoscono nella tradizione spirituale della Chiesa delle origini, sia pure nel suo cammino nel mondo, e chi ritiene, come la Repubblica, la necessità che la Chiesa si modernizzi definitivamente.
Vito Sibilio, profondo conoscitore del mondo cattolico, ha fatto una ricognizione attenta delle reazioni tradizionaliste e di quelle progressiste, identificando una faglia profondissima, direi quasi irrecuperabile, salvo che con sapienza agostiniana Leone XIV non riesca ad espellere il trasformismo gesuitico e il fumo di Satana dalle sacre stanze.
Nella sua omelia del 29 giugno 1972 (festa dei Santi Pietro e Paolo, per il IX anniversario dell’incoronazione), Paolo VI parlò esplicitamente del «fumo di Satana» entrato nel tempio di Dio.
Riferendosi alla situazione della Chiesa di allora Paolo VI affermava di avere la sensazione che da qualche fessura fosse entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.
Nel contesto, Paolo VI spiegava che questo “fumo” rappresentava dubbio, incertezza, inquietudine, insoddisfazione e mancanza di fiducia nella Chiesa, che ostacolavano i frutti del Concilio Vaticano II.
Accennava anche a un intervento di un “potere avverso”, cioè il diavolo. (Omelia di Paolo VI del 29 giugno 1972)
Non è nelle mie corde avventurarmi sui terreni delle presenze diaboliche, ma se per diavolo si intende il diaballo, la divisione, Paolo VI aveva visto giusto, perché, pur avendo cercato un equilibrio tra rinnovamento e continuità con la tradizione, bilanciando spinte progressiste e conservatrici, probabilmente sentiva la divisione tra chi guardava ai fondamenti e chi voleva trasformare la Chiesa in una sorta di società di mutuo soccorso, trasformando Gesù in un socialista ante litteram. Forse il fumo di Satana si chiama fumo di Mammona.
La divisione è uscita allo scoperto, perché il modernismo è approdato all’ideologia woke, al green, al climate change, con tanto di encicliche a dare la benedizione alle logiche della finanza globalista e con le fughe in avanti di assemblee sinodali come quella tedesca, ormai praticamente finita nell’essere una chiesa protestante.
Che Jorge Mario Bergoglio si sia reso complice di questa svolta materialista della Chiesa è testimoniato dalla sua creazione, assieme alla signora Rotschild, del Council of inclusive capitalism.
Il Council for Inclusive Capitalism è un’organizzazione no-profit globale lanciata formalmente nel dicembre 2020 in partnership con il Vaticano (Papa Francesco fornì una sorta di “guida morale”).
L’obiettivo dichiarato, beato chi ci crede, è rendere il capitalismo più inclusivo, sostenibile e affidabile, affrontando disuguaglianze, cambiamenti climatici e perdita di fiducia nel sistema economico.
Il Council riunisce CEO di grandi multinazionali, investitori istituzionali, leader religiosi e figure della società civile (i cosiddetti “Guardians”). I partecipanti gestiscono trilioni di dollari di asset.
Ideatrice del Council è Lynn Forester de Rothschild, (spesso chiamata Lady de Rothschild o “signora Rothschild”), imprenditrice e filantropa americana, moglie di Evelyn de Rothschild (banchiere della storica famiglia Rothschild).
Evelyn de Rothschild, terzo marito di Lynn Forester de Rothschild (si sono sposati il 30 novembre 2000 a Londra e sono rimasti insieme fino alla morte di lui nel novembre 2022) è stato accusato per abusi sessuali.
Nel febbraio 2025, The Guardian ha pubblicato un’inchiesta in cui diverse donne (almeno otto fonti) accusano Evelyn de Rothschild di aver sfruttato la sua posizione di potere alla NM Rothschild & Sons per “harassement” (molestia) sessuale e aggressioni negli anni ’90. Le vittime erano donne adulte, prevalentemente dipendenti giovani della banca.
Le accuse recenti e documentate sono gravi (stupro e molestie su dipendenti adulte) e hanno avuto copertura su Guardian, BBC, Bloomberg, Telegraph ecc.
Nessun tribunale ha approfondito la questione (si presume sempre l’innocenza, salvo condanna), ma la raffica di accuse evidenzia un mondo non propriamente etico.
Guarda caso, a partire da fine aprile 2026, il presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello IOR (Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana) è François Pauly, un banchiere lussemburghese con una carriera nel settore finanziario che in precedenza ha ricoperto ruoli di alto livello nel gruppo Edmond de Rothschild, tra cui CEO della Banque Edmond de Rothschild (area svizzera/lussemburghese) e presidente del comitato esecutivo tra il 2021 e il 2023.
Anche in questo caso il rapporto con il mondo dei Rotschild per la Chiesa non è la migliore scelta, quanto meno sotto il profilo etico.
Ariane de Rothschild (nata Langner), nota come Baronessa Ariane de Rothschild, è una banchiera francese (nata nel 1965), CEO del gruppo Edmond de Rothschild (banca privata svizzera con sede a Ginevra) dal 2023, e moglie di un membro della famiglia Rothschild (ha acquisito il titolo di baronessa tramite il matrimonio nel 1999). Il gruppo gestisce centinaia di miliardi di franchi svizzeri in asset.
Dai documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia USA (Epstein files) e da indagini giornalistiche (WSJ, Reuters, Miami Herald, ecc.) emerge che la baronessa ha avuto numerosi incontri e una corrispondenza estesa (decine di email, telefonate e appuntamenti) con Epstein tra il 2013 e il 2019 (anno della morte di Epstein).
Gli incontri avvenivano a New York, Parigi e altrove; Epstein l’ha invitata anche nel suo appartamento e lei ha visitato la sua isola. Epstein ha fornito consulenza strategica alla banca (soprattutto per risolvere una vertenza con il Dipartimento di Giustizia USA nel 2015 su evasione fiscale di clienti americani) e alla baronessa personalmente (su pianificazione patrimoniale, questioni familiari interne e consolidamento del suo potere nella famiglia).
La banca (e de Rothschild) ha pagato a Epstein circa 25 milioni di dollari tramite la sua società Southern Trust per servizi di consulenza, risk analysis e altro.
La banca ha inizialmente negato o minimizzato i contatti, poi ha ammesso una relazione professionale (e in parte personale) “nell’ambito delle normali attività”, condannando i crimini di Epstein.
Queste informazioni, oltre che dai files, provengono da fonti pubbliche come Reuters, WSJ, Le Monde e Miami Herald.
Evviva l’etica.
Uno più uno fa sempre due e, sicuramente, questa nomina non deve essere piaciuta agli Usa di Maga e nemmeno a Donald Trump, che ha tuonato contro Leone XIV.
Tra le testate progressiste del mondo che hanno condannato lo scisma e che hanno auspicato una ulteriore deriva progressista si è distinta l’italiana la Repubblica, nella migliore tradizione scalfariana, ossia del suo storico direttore che voleva insegnare a Bergoglio a fare il Papa.
Le interviste di Eugenio Scalfari a Papa Francesco sono una serie di dialoghi tra il giornalista fondatore di la Repubblica (laico, ateo, illuminista) e il Pontefice, iniziati poco dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio nel 2013.
Nel 2013 Scalfari scrisse lettere aperte su la Repubblica a Papa Francesco. Il Papa rispose con una lettera pubblica (pubblicata l’11 settembre 2013), un testo ufficiale e cordiale sul dialogo tra credenti e non credenti, fede, Gesù e misericordia.
Seguì una telefonata del Papa a Scalfari per fissare un incontro personale.
L’intervista più famosa è quella del 1° ottobre 2013, pubblicata su la Repubblica. Scalfari incontrò il Papa a Santa Marta.
Tra i temi: proselitismo, definito «una solenne sciocchezza», la coscienza autonoma e idea personale di Bene e Male, le riforme della Chiesa (critica alla “corte” e al Vaticano-centrismo), giovani, anziani, agape (amore per il prossimo), esperienze personali di Bergoglio in Argentina.
Scalfari non prendeva appunti né registrava. Il Vaticano (via padre Lombardi) disse che l’intervista era attendibile “nel senso generale”, ma non nelle singole formulazioni. Il testo fu rimosso dal sito ufficiale del Vaticano. Scalfari ammise ricostruzioni a memoria, ma difese lo spirito del dialogo.
Scalfari “intervistò” il Papa più volte negli anni (fino a circa il 2020). Nel 2018 (Settimana Santa), frasi su inferno e anima suscitarono clamore (il Vaticano smentì categoricamente alcune attribuzioni, come l’inesistenza dell’inferno o negazioni sulla divinità di Cristo).
Seguirono dialoghi su temi come ecologia, società moderna, vita dopo la morte. Molti di questi testi furono raccolti nel libro Dialogo (Einaudi/Repubblica).
Papa Francesco ricordò con affetto i colloqui dopo la morte di Scalfari (luglio 2022), sottolineando le conversazioni profonde sulle domande ultime dell’uomo.
Che dire della visita di Papa Francesco a Emma Bonino il 5 novembre 2024, a sorpresa, a casa della politica leader di +Europa, partito legato a George Soros.
Francesco si presentò con un mazzo di rose e cioccolatini, rimase con lei una ventina di minuti e la definì un “esempio di libertà e di resistenza”. Bonino parlò di “piacevole sorpresa” e dello “aspetto umano straordinario” del Papa.
In varie interviste Emma Bonino ricordò un passaggio del colloquio privato. Secondo il suo racconto, Papa Francesco le disse (parafrasando): «Io sono vecchio e sto per morire, ma tu sei giovane, sbrigati a guarire e a portare avanti le nostre idee».
Bonino aggiunse che entrambi riconobbero di non essere d’accordo su molti temi (tra cui aborto ed eutanasia), ma che condividevano battaglie su immigrati, carceri, diseredati e crisi umanitarie. Il Papa avrebbe sottolineato l’importanza di arrivare a un “punto di incontro” anche quando si pensa diversamente.
Difficile non essere sorpresi dal fatto che il Vicario di Cristo dica ad una seguace di George Soros di portare avanti le loro idee. O forse non ci si deve sorprendere per nulla.
Vogliamo parlare delle diocesi che hanno finanziato la Ong di Casarini?
Luca Casarini (fondatore di Mediterranea) e la sua ONG hanno ricevuto donazioni significative da enti ecclesiastici cattolici, soprattutto per attività di soccorso migranti in mare (nave Mare Jonio e simili). I bilanci dell’ONG indicano che una quota rilevante (fino al 23% in alcuni anni) proviene da “enti ecclesiastici”.
Le diocesi coinvolte includono, l’Arcidiocesi di Napoli e Palermo (somme ripetute, centinaia di migliaia di euro in più anni), la Diocesi di Modena-Nonantola (es. 10.000 € nel 2020, ulteriori tranche; vescovo Erio Castellucci); le Diocesi di Brescia, Pesaro, Ancona e altre.
Ci sono stati poi contributi da Caritas, Fondazione Migrantes (Cei) e singoli vescovi (es. Corrado Lorefice a Palermo, con il sostegno del presidente Cei Matteo Zuppi).
Il totale stimato supera i 2 milioni di euro in pochi anni secondo alcune inchieste giornalistiche (cifre contestate da Casarini, che parla di numeri esagerati e bilanci pubblici trasparenti).
Sia chiaro, non stiamo facendo il processo ai bilanci di Casarini, che per quanto ci riguarda, presumiamo perfetti, ma al fatto che la Chiesa si sia schierata con una Ong e che molti preti e comunità locali abbiano organizzato incontri o raccolte.
Luca Casarini è un attivista italiano, noto soprattutto come uno dei leader del movimento no-global e delle “Tute Bianche” Disobbedienti negli anni ’90 e 2000. Ora vive in Sicilia con uno stile di vita sobrio, studia teologia e continua l’attivismo su migrazioni, diritti e giustizia sociale.
Ha pubblicato libri, tra cui La cospirazione del bene (2024, con Gianfranco Bettin). Ha sviluppato negli ultimi anni un rapporto personale e pubblico significativo con Papa Bergoglio, definito da molti “improbabile”, data la storia di Casarini come leader antagonista di sinistra.
Nel 2023 Papa Francesco lo nomina “invitato speciale” alla XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023), tra i laici partecipanti al dibattito sulla Chiesa sinodale. Bergoglio e Casarini si sono incontrati più volte e Casarini ha raccontato dialoghi fatti di preghiere, barzellette, riflessioni sui migranti e sul “mondo in preda alla guerra”. Francesco ha espresso apprezzamento per l’opera di Mediterranea (“Prego per voi”). Casarini ha parlato di Francesco come di un “profeta”, “padre” e figura fuori dagli schemi che lo ha riavvicinato a una dimensione cristiana.
Niente di male se Bergoglio stima Casarini e Casarini stima Bergoglio, così come non c’è niente di male se Bergoglio stima la Bonino e ne è ricambiato.
Che dire? Niente di male se Bergoglio fonda una associazione con Lady Rotschild.
Se uniamo i punti, però, ne esce un quadretto di famiglia che ci fa capire come una certa parte dei cattolici siano in fuga e come i lefebvriani se ne siano andati.
Se dietro al mondo progressista si muovono colossi finanziari sedicenti filantropi come Ford Foundation, Rockefeller Foundation, Open Society Foundations e se Papa Francesco benedice e cofonda Il Council for Inclusive Capitalism con Lady Rotschild, tutto questo vorrà pur dire qualcosa.
Per Papa Leone XIV la questione da risolvere non è certamente facile. Non è un caso che abbia pubblicato un’enciclica sociale sulla traccia di quelle che si sono succedute dalla prima di Leone XIII, così da mettere in ordine le idee, ma le questioni di fondo rimangono, perché ci sono posizioni ben più scismatiche di quelle dei levebvriani. Basti solo guardare a cosa dicono i vescovi tedeschi guida dal cardinale Marx.
Una breve sintesi è necessaria, giusto per ricordarne alcuni elementi.
Le posizioni “quasi eretiche” dei vescovi tedeschi guidati dal cardinale Reinhard Marx (e successori come Georg Bätzing) sono state al centro del Cammino Sinodale.
I punti principali che hanno suscitato forti critiche da parte dei tradizionalisti, sono:
• La benedizione per coppie dello stesso sesso e irregolari, con il Cammino Sinodale che ha approvato (con ampia maggioranza, inclusa quella dei vescovi) testi per benedizioni liturgiche o pastorali di coppie omosessuali e irregolari.
• Ordinazione delle donne.
• Richiesta di riconsiderarne l’obbligatorietà del celibato sacerdotale, rendendolo facoltativo per affrontare la mancanza di vocazioni e promuovere una “vita sessuale matura”.
• Proposta di un “Consiglio Sinodale” permanente con forte potere ai laici (inclusi su dottrina e morale), riducendo il ruolo gerarchico dei vescovi. Questo è stato visto come un rischio di “democratizzazione” protestante della Chiesa.
• Apertura a rivedere aspetti della dottrina su omosessualità (non solo atti, ma anche orientamento), transgender e relazioni irregolari, con critiche al Catechismo come non “immutabile”.
Queste posizioni sono state votate con maggioranze ampie nel Cammino Sinodale (spesso oltre il 80-90% tra i delegati, con sostegno di molti vescovi), anche se alcuni vescovi conservatori (come il cardinale Woelki di Colonia) si sono opposti.
Tutto bene da quelle parti? O non sono, probabilmente, anche queste posizioni della potentissima e ricchissima (non è un dettaglio) Chiesa tedesca a creare forti opposizioni ad un modernismo che declina verso il protestantesimo?
La partita è aperta e credo valga la pena, per chiudere, di riandare con la memoria alla profezia di Joseph Ratzinger (futuro Benedetto XVI) sulla Chiesa che “diventerà piccola”.
Si tratta di una famosa riflessione pronunciata da Joseph Ratzinger nel 1969 (quando era ancora professore di teologia, prima di diventare arcivescovo e poi Papa), in una trasmissione radiofonica tedesca per Natale. È contenuta nel libro Fede e futuro (Faith and the Future).
Ecco il testo centrale della profezia (traduzione dal tedesco):
«Dalla crisi di oggi emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nel periodo della prosperità. Con il numero sempre minore dei suoi fedeli, perderà anche molti dei suoi privilegi sociali. Dovrà ricominciare dal piccolo gregge di credenti. Perderà molti dei suoi edifici sociali e apparirà molto più come una società volontaria, alla quale si accede solo per libera decisione. […] La Chiesa sarà una Chiesa più spirituale, non si appoggerà più su un mandato politico, non si schiererà più né a sinistra né a destra. Sarà dura per la Chiesa, perché il processo di cristallizzazione e di chiarificazione le costerà molta energia preziosa. La renderà povera e la farà diventare la Chiesa dei piccoli. […] Ma quando sarà passata questa prova di purificazione, scaturirà dalla Chiesa una grande forza. Gli uomini di un mondo totalmente pianificato si sentiranno indicibilmente soli. Se avranno perso completamente di vista Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Allora scopriranno come qualcosa di totalmente nuovo il piccolo gregge dei credenti. Lo scopriranno come una speranza che è destinata a loro, come una risposta che cercavano in segreto».





