Un’analisi del potere narrativo nel 2026
Il caso delle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, FSSPX, del 1° luglio 2026 ha rappresentato uno spartiacque nel pontificato di Leone XIV.
Oltre alla dimensione canonica e dottrinale, l’evento ha messo in luce il ruolo cruciale dei media progressisti – sia cattolici che laici – nel plasmare l’opinione pubblica
Questo articolo analizza le reazioni di questi media e i network di fondazioni liberali americane (Ford, Rockefeller, Open Society, Tides e altre) che li sostengono, evidenziando come un ecosistema finanziario e ideologico influenzi la narrazione sullo “scisma” tradizionale.
I media cattolici progressisti hanno accolto la notizia delle consacrazioni e della conseguente scomunica con soddisfazione e critica dura verso la FSSPX, vedendo nell’atto una conferma dei loro pregiudizi verso il tradizionalismo, al quale però danno una interpretazione più che estensiva, considerando tradizionalisti anche tanti che i tradizionalisti veri considerano progressisti.
Il National Catholic Reporter (NCR), l’America Magazine e Commonweal (principali voci statunitensi del progressismo sedicente cattolico) hanno parlato di “atto irresponsabile di una setta scismatica” e lodato Leone XIV per avervi “messo un limite”.
NCR è stato particolarmente aggressivo, collegando la vicenda a una “destra cattolica reazionaria” vicina, guarda un poco, a Trump, che in verità abbiamo visto insieme ai pastori evangelici ma non a monsignor Fellay. In Europa, La Croix in Francia e Il Regno in Italia hanno descritto la FSSPX come “residuo pre-conciliare” e salutato con gioia la fermezza di Roma.
Vida Nueva in Spagna e Katholisch.de in Germania hanno insistito sulla necessità di “modernizzare ulteriormente” la Chiesa. Colpisce che ognuna di queste voci risuona in un deserto, data l’avanzata secolarizzazione di ognuna di queste nazioni, certo non addebitabile al tradizionalismo.
Il tono comune è stato di sollievo: la scomunica viene vista come passo verso una Chiesa più sinodale, aperta e inclusiva, liberata dai “residui integralisti”.
Questi media usano il caso per delegittimare tutto il mondo tradizionale, presentandolo come incompatibile con il Vaticano II correttamente inteso, ossia interpretato con l’ermeneutica della discontinuità, rigettata tuttavia da tutti i Papi, da Paolo VI a Benedetto XVI, mentre è stata adoperata, senza essere formalizzata, in parte da Francesco, non tanto sui testi conciliari ma in altri temi, specie etico-pastorali. Evidentemente la discontinuità è discontinua anche con se stessa.
I grandi media laici progressisti hanno reagito con esultanza aperta e toni spesso sprezzanti verso i “tradizionalisti”. The New York Times, The Washington Post, The Guardian, Le Monde, la CNN, **MSNBC**, La Repubblica e El País hanno titolato con enfasi su “Ultra-conservatori sfidano il Papa e vengono scomunicati” o “Fine di una setta integralista”.
Si presenta la FSSPX come gruppo “estremista”, “anti-Vaticano II”, “omofobo” e vicino a posizioni di destra. Si esulta per la “fermezza di Leone XIV” contro i “reazionari”.
È lo stesso coro che nel 2011/2013 attaccò papa Benedetto XVI, che del Concilio fu uno degli architetti, e che in seguito lodò papa Francesco ogniqualvolta disse e fece cose che gettavano nello sconcerto il grosso dei fedeli.
In Italia, La Repubblica ha insistito sul “pericolo di divisioni interne” e sulla necessità che la Chiesa “si modernizzi definitivamente”, abbracciando, con involontaria ironia, l’atteggiamento di intolleranza che essa ha tenuto per secoli contro gli eretici.
Il Guardian e Le Monde hanno enfatizzato il legame con la “destra cattolica” europea e americana, confondendo volontariamente e grossolanamente la situazione politica dalle due sponde dell’Atlantico.
Il tono dominante è stato di Schadenfreude, ossia come gioia per il male altrui, con la “cacciata” dei lefebvriani vista come vittoria della modernità contro l’oscurantismo. Costoro sottovalutano, ahimè, la portata negativa della loro presa di posizione, che paradossalmente a molti potrebbe sembrare una garanzia della buona fede degli scismatici.
Dietro questa narrazione c’è un ecosistema di fondazioni filantropiche americane che sostengono i media progressisti con centinaia di milioni di dollari all’anno.
La Ford Foundation, il cui patrimonio è di oltre 16 miliardi, finanzia progetti su giustizia sociale, genere, migrazione e clima, con erogazioni consistenti al Guardian, al NYT, al Washington Post e al NCR. Nel caso FSSPX, ha contribuito a una copertura che presenta i lefebvriani come pericolo per la modernità, di cui tuttavia non si intende la definizione.
La Rockefeller Foundation, che è focalizzata su salute globale, clima e economia inclusiva e supporta progetti con il NYT, il Guardian e La Repubblica su temi globali, nonostante non sia una istituzione cattolica, promuove una Chiesa “aperta” allineata a agende sostenibili ed è stata la sponsor occulta del progressismo cardinalizio che, tramite il Council of Religions for Peace e la Mafia di San Gallo, ha portato Bergoglio sul trono petrino.
Essa ha condiviso, con più fair play, la narrazione antilefebvriana, per consolidare l’egemonia che il defunto David Rockefeller ha raggiunto su certi organismi della Curia e della Chiesa Cattolica. La Open Society Foundations, di quel George Soros che è il mandarino dell’impero mondialista, è più militante, con enfasi sulla società aperta e la lotta al populismo, nonostante sia essa stessa più che dispotica e demagogica.
Forte sul Guardian, La Repubblica e nelle reti europee, nel caso FSSPX, ha enfatizzato il pericolo di “fondamentalismo cattolico” legato alla destra, con un intento politico mistificatorio fin troppo evidente, essendo il bacino elettorale della destra – concetto peraltro molto vago – ben più ampio di quello non solo dei fedeli tradizionalisti, ma forse di tutti i praticanti cristiani europei occidentali.
La Tides Foundation funziona da “pass-through” per donazioni sensibili. Finanzia progetti su giustizia sociale nella Chiesa sul NCR e sui media progressisti, oscurando spesso la fonte originale. Queste fondazioni non dettano la linea editoriale, ma orientano il campo di gioco fornendo risorse a chi condivide la loro visione: un capitalismo inclusivo, società aperte e una Chiesa laicizzata e sinodale. Anch’essa si è mossa contro la FSSPX, per usarla come un grimaldello contro un Vaticano che, fintamente difeso, evidentemente si vuol far saltare.
Queste fondazioni si inseriscono in un ecosistema più ampio che include il cuore pulsante dell’impero mondialista, quel Council on Foreign Relations (CFR) al quale dedicai un reportage su queste colonne mesi fa e che è anch’esso una creatura dei Rockefeller, la Chatham House che ne è il corrispettivo britannico – e i legami del progressismo cattolico con la disastrata Corona dei Windsor li abbiamo visti sino alla fine del papato bergogliano e agli inizi di quello leonino – il Bilderberg Group, la Trilateral Commission e quel Lucis Trust che è l’occhio esoterico ed occultista del mondo dei Rockefeller. Esaminandone in modo essenziale le politiche dell’informazione, vedremo come anche essi si sono serviti dello scisma lefebvriano per indebolire la Chiesa Cattolica.
Il CFR influenza attraverso membership di giornalisti (ad es. del NYT o del WaPo). Fornisce framework su “minacce alla democrazia liberale”, inclusi movimenti tradizionali religiosi, tra i quali ovviamente si annovera anche la FSSPX, sebbene ancora irrilevante da un punto di vista numerico. La Chatham House, con un forte legame con il Guardian, La Repubblica e Le Monde, orienta il discorso su multilateralismo e critica al sovranismo.
La Exor (che fa capo alla famiglia Elkann) controlla La Repubblica e ha legami relazionali con questi circuiti e con iniziative vaticane sull’economia inclusiva, come quelle del Council for Inclusive Capitalism, fondato da Bergoglio con i Rotschild.
La copertura mediatica rivela un doppio scisma: uno formale con la FSSPX e uno latente interno tra élite neomoderniste e base ortodossa. Le fondazioni liberali amplificano la narrazione che delegittima il tradizionalismo, favorendo una Chiesa più debole sul piano dottrinale ma allineata alle agende globali.
L’influenza delle fondazioni liberali americane sui media progressisti è strutturale e ideologica. Nel caso FSSPX, ha contribuito a una reazione di esultanza per la “cacciata” dei lefebvriani, vista come passo verso la modernità.
Questo ecosistema rafforza la polarizzazione e rende più difficile un dialogo sereno basato su un’ermeneutica della continuità. La vera sfida per la Chiesa non è solo gestire la FSSPX, ma affrontare l’influenza esterna di poteri che modellano il discorso pubblico secondo agende estranee al deposito della fede.






