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L’ITALIA RISCHIA DI PAGARE PER GLI ALTRI

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di Marco Puglise

L’Italia rischia di essere spettatrice pagante in una partita altrui

Negli ultimi mesi, la retorica europea sul rafforzamento delle capacità difensive del continente si è intensificata. A Bruxelles si parla apertamente di “sovranità strategica”, di integrazione industriale nel settore della difesa e di una corsa agli armamenti legittimata dal nuovo disordine geopolitico globale. Ma dietro questa narrazione si cela un disegno che rischia di compromettere gli interessi industriali e strategici dell’Italia.

L’Europa della difesa che si va delineando è, nei fatti, un progetto a trazione franco-tedesca, dove le filiere produttive vengono accentrate a nord del continente e i Paesi mediterranei, come l’Italia, sono visti più come mercati di sbocco che come partner industriali di pari dignità.

Non possiamo accettare che il nostro Paese venga coinvolto in un meccanismo di riarmo europeo nel quale le principali decisioni sono prese altrove, con risorse italiane destinate ad alimentare industrie estere o a finanziare piattaforme tecnologiche sulle quali non abbiamo alcun controllo né accesso strategico.

OpenIndustria, come laboratorio permanente di osservazione sull’economia strategica e industriale, intende richiamare l’attenzione su tre rischi concreti:
1. Rischio di marginalizzazione industriale. L’Italia possiede eccellenze nel comparto difesa e sicurezza: Leonardo, Fincantieri, Avio Aero, MBDA Italia, solo per citarne alcune. Queste realtà devono essere al centro del disegno europeo, non ai margini di un procurement pianificato tra Parigi e Berlino.
2. Rischio di subordinazione strategica. La pressione per aumentare la spesa militare, spinta anche da partner extra-UE, rischia di trasformare l’Italia in un Paese acquirente seriale, vincolato a standard tecnologici altrui. Una strategia a lungo termine deve includere autonomia decisionale, interoperabilità, ma soprattutto capacità di influenzare l’agenda geopolitica europea.
3. Rischio di perdita di sovranità economica. Il riarmo non è solo questione militare: è una questione industriale, occupazionale, tecnologica. Ogni euro speso fuori dal perimetro produttivo italiano è un euro che indebolisce il tessuto industriale nazionale e rafforza la dipendenza da altri sistemi-paese.

L’Italia ha il dovere di negoziare, non di obbedire.
Deve pretendere una governance europea realmente condivisa, difendere la propria filiera strategica e costruire alleanze industriali intelligenti, anche al di fuori del perimetro UE. L’adesione all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea non può essere interpretata come una rinuncia alla propria voce e ai propri interessi.

OpenIndustria continuerà a monitorare e analizzare con attenzione questi scenari, sollecitando un dibattito pubblico che metta al centro il ruolo dell’Italia in un mondo in rapida trasformazione.

È tempo di tornare a fare politica industriale. È tempo di visione, non di subordinazione.

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  • Redazione

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