
L’Italia è una superpotenza industriale. Ma serve il coraggio di dirlo, ci sono narrazioni che danneggiano il Paeee…
Nel dibattito pubblico italiano, si continua a ignorare un dato tanto evidente quanto sottovalutato: l’Italia è oggi una delle prime tre potenze industriali del G20 per saldo commerciale positivo, con un avanzo di 114 miliardi di dollari. Davanti a noi solo Cina e Germania. Eppure, questa forza sistemica non ha ancora trovato spazio nel racconto nazionale.
Secondo i dati elaborati da UN Comtrade, l’Italia è:
• 1ª al mondo per surplus commerciale in 244 categorie di prodotto
• 2ª in 390
• 3ª in 362
Significa che in oltre 990 mercati merceologici globali siamo stabilmente tra i leader mondiali dell’export. Non parliamo solo di moda o food, ma di settori strategici: meccanica di precisione, robotica, packaging, chimica fine, biomedicale, macchine per l’industria agroalimentare, arredo tecnico, e molto altro.
Il surplus aggregato sfiora i 268 miliardi di dollari. Questo accade in un Paese senza materie prime, con una popolazione ridotta, spesso percepito come debole e disorganizzato. E invece no: l’Italia è forte. E produce valore reale.
Il nostro sistema produttivo – fatto di PMI ad alta specializzazione, distretti territoriali, tecnologie integrate – rappresenta un modello originale, non imitabile, e sempre più centrale nelle catene globali del valore. Un modello resiliente, che ha tenuto nei momenti più difficili e che oggi, nel pieno della transizione tecnologica, si dimostra pronto a fare un salto di qualità.
Serve però una narrazione nuova, che parta dai dati e non dai cliché. Una narrazione che riconosca il ruolo dell’industria come pilastro strategico, come leva di influenza geopolitica e come motore di benessere e coesione sociale.
Anche OpenIndustria, che mi onoro di presiedere, e che è stata costituita anche per questo, sostiene che è necessario dare voce all’Italia industriale che lavora, che innova e che compete, e offrire ai decisori pubblici una base analitica, concreta, su cui costruire politiche coerenti.
Non abbiamo bisogno di reinventare l’Italia. Abbiamo bisogno di guardarla con lucidità, raccontarla con orgoglio e difenderla con visione.
Perché l’Italia è già una superpotenza industriale. Il mondo lo sa. I numeri lo dicono. Ora tocca a noi, finalmente, dirlo ad alta voce.





