Sempre più inevitabile la rotta di collisione tra UE e USA
In Romania è caduto il governo dopo il voto di sfiducia presentata dai socialdemocratici e dall’estrema destra.
La Romania è la cartina di tornasole che manifesta l’insostenibile pesantezza di un’Unione Europea ormai in rotta di collisione crescente con gli Stati Uniti d’America e con gli interessi dei cittadini degli Stati che hanno aderito al mostro burocratico nato a Maastricht. Un mostro orribile che si stenta a eliminare, per colpa del Ppe, ma che è sempre più rifiutato dai cittadini e del quale si auspica la fine.
Il Parlamento romeno ha votato per destituire il primo ministro liberale ed europeista, Ilie Bolojan, con una mozione di sfiducia presentata dai socialdemocratici del Psd e dall’estrema destra di Aur e passata con 281 voti su 464.
Il PSD aveva lasciato il governo il mese scorso a causa di tensioni dovute a impopolari misure di austerità per ridurre il deficit, il più alto dell’Unione europea (7,9% nell’ultimo trimestre del 2025).
AUR, il principale partito di destra, è attualmente primo con largo margine nei sondaggi: accreditato del 35% contro il 21% dei socialdemocratici, secondi.
Il presidente filo-europeo Nicusor Dan ha assicurato che il Paese dell’Europa orientale di 19 milioni di abitanti manterrà il suo orientamento filo-occidentale, escludendo la possibilità di un governo di estrema destra. Vedremo.
Come si ricorderà la Romania è stata oggetto di pressioni da parte dell’Unione Europea, condannate da J.D.Vance quando è venuto la prima volta a Monaco.
Recentemente la Bulgaria ha eletto Rumen Radev, filo russo. L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato il primo posto alle elezioni parlamentari con il 44,7% dei voti. Il suo programma – filo-russo ma anticorruzione – ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del Paese più povero dell’Unione europea.
Radev si oppone al sostegno militare bulgaro all’Ucraina.
Ex pilota di caccia Mig-29 e comandante in capo dell’aeronautica militare bulgara, si è dimesso a gennaio dopo 9 anni da presidente per formare il suo nuovo movimento.
In Ungheria Mayar ha vinto nei confronti di Orbán, ma la posizione ungherese non è cambiata di molto. A un approccio pragmatico nei confronti dell’Unione Europea, l’Ungheria accompagna una posizione di continuità per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico dalla Russia.
Il nuovo corso guidato da Magyar non chiude le porte al gas e al petrolio russo, confermando la dipendenza energetica dell’Ungheria da Mosca.
Non è certamente in linea con le logiche dell’Unione Europea il presidente della Slovacchia Robert Fico, il quale incontrerà il presidente russo, Vladimir Putin, sabato a Mosca, anche se non parteciperà alla parata militare sulla Piazza Rossa per la Giornata della vittoria.
Non è ancora chiaro in che modo il premier slovacco raggiungerà la Federazione Russa. Estonia, Lettonia e Lituania hanno reso noto che non consentiranno l’uso del loro spazio aereo a Fico per raggiungere Mosca e anche la Polonia ha indicato che farà altrettanto. Come si vede, anche in questo caso, l’Unione Europea è a pezzi e rasenta il tragicomico.
La questione romena, tuttavia, riveste una particolare importanza in quanto la Romania ospita due importanti basi USA e ha consentito agli Stati Uniti l’uso delle stesse per la logistica degli aerei diretti verso la guerra all’Iran.
Una cartina rende visivamente chiaro il ragionamento che sto per fare.

Il Mar Nero è strategico per la Russia, in quanto consente a Mosca l’accesso al Mediterraneo attraverso lo Stretto dei Dardanelli e, conseguentemente, ai mari del mondo.
La Russia si è assicurata, occupando il Donbass e la Crimea, il controllo del Mar D’Azov che significa poter controllare le vie d’acqua dei cinque mari.
Il sistema dei “cinque mari” della Russia è una rete idroviaria ingegneristica che collega Mosca, attraverso fiumi, laghi e canali artificiali, a cinque importanti bacini marittimi.
Questo sistema permette a Mosca di essere definita un “porto dei cinque mari”, ossia di essere una potenza di terra che, tuttavia, non è soffocata dal Leviatano, il mostro marino mitologico descritto nell’Antico Testamento (specialmente in Giobbe 41, Salmi e Isaia) come una creatura colossale, indomabile e corazzata, simbolo del caos primordiale, del male o di poteri politici ostili e, in geopolitica, della talassocrazia.
È del tutto evidente che per la Russia il Donbass e la Crimea sono fondamentali per non essere soffocata dal Leviatano ed è altrettanto evidente che la fine della guerra in Ucraina non può che passare da una soluzione che non faccia ritornare quelle terre a Kiev.
Non è questo il contesto per tornare sulle questioni ucraine, ma è chiaro che l’Amministrazione Trump vuole chiudere la guerra in Ucraina per dedicarsi alle questioni del Pacifico e che, al contrario, l’Unione Europea vuole tenere aperta la guerra in Ucraina fino al raggiungimento della “pace giusta”, la qual cosa significa una guerra stagnante di logoramento che potrebbe durare anni.
Gli Usa hanno detto in tutte le lingue che non vogliono più finanziare Kiev e che se gli europei vogliono inseguire la “pace giusta” devono essere loro a sborsare il necessario.
Tuttavia c’è una questione che va ricordata. Per Trump presentarsi alle elezioni di Medio Termine con la pace fatta in Ucraina sarebbe un asso nella manica importante ed è per questo che l’Unione Europea gioca a prolungare il conflitto, mettendosi di traverso e diventando, in questo modo, nemica dell’Amministrazione USA attuale e, conseguentemente, amica dei Dem, ormai semi spariti negli USA.
Inoltre, cosa fondamentale, per gli Stati Uniti, la Russia non è più il nemico, ma un interlocutore e, in qualche caso, anche un possibile alleato.
Non è così per l’Unione Europea, che considera la Russia un nemico da sconfiggere per interposta Ucraina.
Per logica conseguenza, anche in questo caso, l’Unione Europea è nemica dell’Amministrazione USA.
Considerazione intermedia. Tutta la politica dell’Unione Europea da Maastricht in poi è stata determinata da due fattori principali: l’idea tedesca di fare dell’Europa il IV Reich in chiave economica e l’idea della finanza globalista di investire nel green e di fare di Bruxelles l’esecutore di tutte le politiche e le ideologie che la finanza ha sfornato in questi decenni: woke, LGBTQ+, transumanesimo, gender, pensiero unico politicamente corretto, controllo sociale (vedi lockdown), ecc…
Il IV Reich è miseramente fallito e la Germania è alla canna del gas. La finanza, come è noto, è come l’acqua e quando trova un ostacolo lo aggira e fluisce in altro modo.
Il green è fallito, salvo che nella mente malata di chi comanda nell’Unione Europea, la qual cosa ci sta portando al disastro economico e sociale.
L’altro fallimento evidente, che coinvolge in questo caso la NATO, è l’aspetto militare e qui siamo alla divaricazione evidente degli interessi geostrategici tra USA e UE.
La Romania, che sta dimostrando di non volerne sapere del giogo di Bruxelles, non più tardi dei mesi scorsi ha concesso agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi in territorio romeno per la guerra in Iran.
Cosa del tutto all’opposto dei Paesi dell’Unione Europea.
La Romania ospita basi militari chiave per gli USA e la NATO, con un ruolo crescente nel Mar Nero.
La base aerea di Mihail Kogălniceanu, nei pressi di Costanza, è in fase di espansione per diventare la più grande base NATO in Europa, in grado di ospitare fino a 10.000 militari e civili entro il 2030. Altre installazioni importanti includono la base di Deveselu, sede del sistema di difesa missilistica.
La Base Aerea di Mihail Kogălniceanu (Costanza) è il principale hub aereo e logistico e ospita unità della US Air Force. La Base Militare di Deveselu ospita il sistema di difesa missilistica Aegis Ashore.
La presenza USA ha lo scopo di rafforzare il fianco orientale della NATO e la sicurezza nel Mar Nero, specialmente nel contesto delle attuali tensioni internazionali. La Romania ha inoltre approvato l’utilizzo delle sue basi aeree per operazioni USA, inclusa la gestione di aerei da combattimento e personale, sottolineando il suo ruolo di partner strategico.
Tradotto in sintesi estrema: si agli USA, no all’Unione Europea.
Veniamo alla Bulgaria.
Le basi USA in Bulgaria sono strutture congiunte bulgaro-americane stabilite dal 2006, focalizzate sull’addestramento e dislocate principalmente nel sud-est del Paese. I siti principali includono la base di addestramento di Novo Selo (distretto di Sliven) e l’aeroporto di Bezmer. Queste basi ospitano rotazioni di truppe USA e, dal 2022, un battaglione NATO a guida italiana.
A Novo Selo Range (Sliven), una delle quattro principali basi congiunte (Joint Military Facilities), gli USA si addestrano congiuntamente alle truppe bulgare. L’Aeroporto di Bezmer (vicino a Yambol) è una delle basi aeree utilizzate per il supporto logistico e operativo.
Le basi rimangono sotto bandiera bulgara, ma sono utilizzate per esercitazioni congiunte e il dispiegamento di truppe statunitensi e alleate. Dal 2022, in risposta alle tensioni nell’Europa orientale, la base di Novo Selo ospita il Forward Land Force Bulgarian Battle Group, con una forte presenza di militari italiani.
Le basi romene e bulgare servono anche a bilanciare la presenza sul Mar Nero della Turchia.
Turchia che ospita diverse basi militari statunitensi, fondamentali per la strategia NATO e USA nella regione.
Se osserviamo la cartina, vediamo che sul Mar Nero si affacciano tre Stati che ospitano basi USA e Nato, ma non sono antirusse, mentre sono distanti dalle logiche dell’Unione Europea.
È logica conseguenza che gli USA, che giustamente fanno i loro interessi e che non considerano più la Russia come nemico sistemico siano in conflitto con le logiche dell’Unione Europea, alla quale si accostano quelle inglesi.
Ne consegue che chiudere definitivamente l’ingombrante e asfissiante presenza dell’Unione Europea è interesse degli USA, ma anche dei popoli degli Stati che, improvvidamente, hanno aderito al mostro di Maastricht.





