Home Opinioni Quando smetteremo di fare propaganda, peraltro mentendo?

Quando smetteremo di fare propaganda, peraltro mentendo?

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fare propaganda e mischiare le carte

Finiamola di mischiare le carte!

Che sia un attacco a Meloni a me non interessa per niente. Non è mio compito e né mio interesse e né mia volontà difendere chi, tra l’altro, è in grado di difendersi benissimo da sola.

Ma le mezze verità, messe in modo tale che coprano una bugia di fondo, non le sopporto.

Intanto, perché sono indice di mentalità brigantesca, tanto più grave perché si parla di politica retributiva. Poi, e soprattutto, perché disegnano la “affidabilità politica” di chi chiede di Governare il Paese.

Il fatto. Conte e Renzi, e poi Travaglio, accusano il Governo di aver fatto diminuire le retribuzioni dell’8% dal 2021. Vero, ma imbrogliano le carte.

Dal terzo trimestre del 2021 e sino alla fine del 2022, la perdita di potere d’acquisto è stata di quasi il 9 per cento. L’inflazione del dopo Covid ha falcidiato tutto. Il Governo nasce a ottobre 2022 ed eredita questa situazione.

«Successivamente si è avuta una ripresa graduale ma costante, che ha consentito di aumentare le retribuzioni del 5,4% (ultimo dato relativo al secondo trimestre del 2025). Estendendo il confronto al 2019 la variazione rimane negativa, ma si riduce moltissimo: -1,7%. Proseguendo a questo ritmo, pur molto lento, nel giro di uno o al massimo due anni, le retribuzioni torneranno ai livelli pre-Covid.».

Fonte: non Travaglio con le sue battute (che, trattando di botte vuota e moglie ubriaca, resta nell’ambito che gli è consono delle taverne) ma l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, seguito a ruota dalla BCE e da INPS.

Risultato: un discorso serio, quello sul lavoro povero, quello sul perenne ritardo rispetto all’Europa delle retribuzioni italiane, qualcosa che ha ragioni strutturali che andrebbero affrontate seriamente, si immiserisce e si riduce al solo elemento di campagna elettorale.

E il vero problema – soprattutto la produttività e i suoi perché – resta relegato nel limbo del “poi vedremo”.

Ma anche il vero depauperamento delle retribuzioni, che pure in questi 4 anni è avvenuto ma in termini del tutto diversi, viene né calcolato nella sua verità e né collegato seriamente a politiche economiche e situazioni internazionali. Che consentirebbero una critica seria e – ancora più importante – di tracciare strade diverse.

Non sia mai detto. Restiamo nella serie: l’importante è fare “ammuina”.
Mi ero ripromesso di non parlare più di economia. Non vengo meno a questa mia autocensura. Questa di cui ho parlato è solo indecenza: che respingo.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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