Seguire Renzi al centro è come gettarsi dall’Empire State Building con l’ombrello per paracadute
Da quando Donald Trump ha detto di essere deluso da Giorgia Meloni e lei ha risposto che difende il Papa e che ha rispettato i patti sono partiti gli applausi ipocriti e si è aperto il cantiere dell’inciucio, al quale dedichiamo, con attenzione, le nostre analisi perché il work in progress merita di essere misurato con l’inciuciometro.
Ovviamente, la fantasia supera ogni nostra aspettativa.
Ci spiega Mattia Feltri, direttore di HuffPost (Gruppo Gedi): “Se la Seconda Repubblica in fondo non è stata altro che l’allucinato bipolarismo di berlusconiani e antiberlusconiani, mi sentirei in dovere di ricordare ai contendenti che Berlusconi è morto. Preso atto del decesso, PD e Forza Italia dovrebbero chiedersi su che cosa confliggano: la politica estera? L’europeismo? Le politiche economiche? Il garantismo? L’immigrazione? Su che cosa, precisamente, si sentono lontani, più di quanto non lo siano con gli alleati di destra o sinistra che gli sono stati assegnati dal mistero della fede?”.
Morto Berlusconi, ossia quello che Forza Italia l’ha inventata, costruita, finanziata, portata alla vittoria elettorale, ora i suoi parenti e i suoi seguaci, tutti assieme allegramente, possono tradire Silvio per andare a nozze con il PD.
Sembra di essere in un film dell’orrore ma, pazienza, così va il mondo.
Il Partito Democratico è stato per oltre vent’anni il principale avversario politico di Silvio Berlusconi.
Dal 1994, con la “discesa in campo” di Berlusconi e la nascita di Forza Italia, la politica italiana si è strutturata su un bipolarismo netto: centro-destra berlusconiano vs centro-sinistra (prima Ulivo/PDS-DS, poi PD dal 2007).
Il PD (nato dalla fusione tra DS e Margherita) ha incarnato l’antiberlusconismo, una linea di critica forte non solo sulle politiche (economia, riforme, conflitti d’interesse, leggi ad personam), ma anche sullo stile e sul controllo dei media.
Le principali accuse del PD (e del centrosinistra in generale) hanno riguardato per anni il conflitto d’interessi. Berlusconi era contemporaneamente capo del governo e proprietario di un impero mediatico (Mediaset, Publitalia, ecc.).
Il PD accusava il centrodestra di non aver mai approvato una legge efficace per risolvere questo problema, favorendo un uso distorto dell’informazione. La Legge Gasparri (sulla TV) e lìassenza di norme severe sul conflitto furono bersaglio costante.
Il PD e la sinistra in genere hanno stigmatizzato vicende giudiziarie o penali viste come cucite su misura per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi (es. Lodo Alfano, Lodo Schifani, depenalizzazione del falso in bilancio, legge sulle rogatorie, ecc.).
Alle accuse di “persecuzione giudiziaria” da parte di Berlusconi e alleati (con espressioni come “toghe rosse” o “giustizia politicizzata”), il PD ha sempre ribattuto che si trattava di garantismo selettivo e delegittimazione della magistratura.
Il PD ha accusato Berlusconi di attuare politiche considerate troppo liberiste (tagli ai diritti sociali, precarietà) e di scarsa crescita, di aumento del debito e di mancanza di riforme strutturali.
Berlusconi è stato costantemente accusato di uso eccessivo dei media, di promesse irrealistiche, di gaffe internazionali e di un modello politico personalistico e “televisivo”.
Non sono mancate accuse di aver usato soldi o favori per far cambiare schieramento a parlamentari (caso Scilipoti/Razzi e altri), per mantenere la maggioranza.
Per quanto riguarda gli attacchi diretti alla persona, Berlusconi è stato bersagliato in conseguenza dei suoi processi: il bunga bunga, il caso Ruby, accuse di prostituzione minorile.
Il PD ha enfatizzato il degrado morale e l’umiliazione per il Paese all’estero.
Non sono mancate le accuse di collusione con la mafia.
Queste critiche venivano usate in campagna elettorale e in Parlamento per dipingere Berlusconi come un pericolo per la democrazia, l’etica pubblica e l’immagine dell’Italia.
Molti processi si sono chiusi senza condanna definitiva o con assoluzioni. Berlusconi e i suoi sostenitori parlavano di “persecuzione giudiziaria” e uso politico della magistratura. Il PD, invece, sosteneva che le accuse fossero fondate e che solo grazie alle leggi ad personam e alla prescrizione Berlusconi avesse evitato conseguenze più gravi.
Come si può pensare, seriamente, che Marina Berlusconi, che i pifferai magici del cantiere dell’inciucio centrista vorrebbero pronta a scender in campo, volga le spalle al padre mettendosi con quelli che lo hanno denigrato per anni, dipingendolo come un disastro etico e un pericolo per la democrazia?
Tutto è possibile, a questo mondo, ma davvero riesce impensabile che i Berlusconi buttino a mare Silvio per andare a fare l’inciucione con il PD al fine di gratificare il mastro del cantiere, ossia quel Matteo Renzi affidarsi al quale è come gettarsi dall’Empire State Building avendo un ombrello per paracadute.

Credo che Mattia Feltri si sia accorto che rischiava il saltone con l’ombrello e così HufPost è corso ai ripari con un articolo di Alfonso Raimo dal titolo: “Urca che novità! Si è aperto il cantiere del Grande centro”, che nel sottotitolo afferma: “Il passaggio di Madia dal PD a Italia viva segnala che, a un anno dal voto, una decina di sigle – da Renzi a Calenda, da Salis a Manfredi, da Più Europa a Ruffini – prova a formare un’alleanza riformista. Un progetto che va avanti dal ’94”.
Va aggiunto, senza successo e con una certa dose di iella.
Poi, Alfonso Raimo tenta di mettere assieme il centro campo con il campo largo e ci narra che nello spazio politico tra i Dem e Forza Italia “si muovono almeno dieci sigle, incluse correnti e subcorrenti democratiche. Eppure, secondo i sondaggi – l’ultimo di Youtrend per Agi – il campo largo con le sole Italia viva, Azione e Più Europa arriva al 48,7 per cento. Percentuale che aumenta se si aggiungono Ernesto Maria Ruffini e i Comitati più uno, la sindaca di Genova Silvia Salis, l’assessore di Roma Alessandro Onorato, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, Primavera di Vincenzo Spadafora, e poi i Socialisti, i Radicali, i Liberaldemocratici…”.
Ecco, i tre puntini. Se aggiungiamo dei cetrioli e un poco di panna montata abbiamo fatto la torta inciuciona.
Domanda: il centro esiste? E siamo così sicuri che Marina e Piersilvio Berlusconi intendano scendere in campo portando Forza Italia ad un abbraccio con Il PD degno della serie “La famiglia Addams”?
“Si vince al centro. Se un centro esistesse – ci dice con un salto nella realtà il giornalista di HufPost -. Perché tra anatemi, gelosie e tatticismi a un anno dal voto, il cantiere centrista è messo peggio del campo largo”.
E allora di cosa stiamo discutendo?
“Chi s’è messo in testa di portarli a dama – ci avverte il giornalista di HufPost – è Matteo Renzi”.
Affidarsi alle manovre di Renzi è, lo ripeto, come gettarsi dall’Empire State Building con l’ombrello per paracadute.





