Al Governo c’è la Meloni non D’Alema
Riguardo alla politica USA e sulle esternazioni di Donald Trump è ormai difficile qualsiasi interpretazione salvo una, ossia che oggi a prevalere nella politica estera sia l’evangelista Pete Hegseth e che J. D. Vance e Marco Rubio siano stati messi di lato.
Negli articoli che oggi il Nuovo Giornale Nazionale ospita si può notare un ampio ventaglio di posizioni che rappresentano, nel loro complesso, il tentativo di dare un quadro di quanto sta avvenendo nelle menti di chi comanda a Washington
La nomina di Pete Hegseth a Segretario della Guerra degli Stati Uniti nel gennaio 2025 ha sollevato notevoli dibattiti riguardo all’influenza del nazionalismo cristiano e dell’evangelismo apocalittico (Armageddon) nella politica estera e militare americana. Hegseth è associato a posizioni che sostengono Israele basandosi su profezie bibliche. Secondo alcune analisi, parte dell’amministrazione e dei sostenitori, tra cui Hegseth, vedono le tensioni in Medio Oriente – in particolare con l’Iran – come parte di un disegno biblico che porterà all’Armageddon e al ritorno di Gesù.
Critici e osservatori denunciano la presenza ingombrante di un cristianesimo fondamentalista dentro il Pentagono sotto la guida di Hegseth, con il rischio che la guerra venga percepita dai militari come una “missione religiosa”.
È noto il dissenso di J.D.Vance nei confronti di Pete Hegseth e lo stesso Marco Rubio pare non essere in linea con le logiche del Segretario alla Guerra.
Che Trump sia in questa fase molto vicino agli evangelisti è dimostrato dalla preghiera dei pastori evangelici alla Casa Bianca, con tanto di benedizione al presidente il quale, nella loro logica, farà tornare Gesù sulla terra. Sulla stessa linea è la nomina di Paola White a responsabile dell’Ufficio della fede presso la Casa Bianca.
Paula White-Cain è una nota telepredicatrice evangelica americana e consigliera spirituale di lunga data di Donald Trump, nominata a capo dell’Ufficio per la Fede della Casa Bianca. Sostiene il “Vangelo della prosperità” e ha paragonato Trump a Gesù per essere stato “tradito e accusato ingiustamente”.
Dobbiamo, pertanto, fare i conti con conflitti interni all’Amministrazione Trump che intrecciano la politica, la geopolitica e le scelte militari con orizzonti religiosi evangelici che poco hanno a che fare con la razionalità necessaria a condurre le scelte di una grande potenza.
Marco Rubio, Segretario di Stato (l’equivalente del Ministro degli Esteri), si è convertito molte volte e, alla fine, è sempre tornato cattolico. Ha compiuto escursioni nel mormonismo e nel protestantesimo battista, per tornare poi nella Chiesa di Roma.
Domani arriva a Roma a tentare di ricucire con il Papa statunitense che è sotto attacco da parte di Trump, il quale, proprio mentre arriva il suo Segretario di Stato in Vaticano, attacca di nuovo Leone XIV.
Rispondendo a una domanda del conduttore Hugh Hewitt durante la trasmissione “The Hugh Hewitt Show”, in onda sull’emittente Salem Radio Network, Trump ha affermato che il Papa avrebbe dovuto sollevare la questione della detenzione di Jimmy Lai, uomo d’affari di Hong Kong attualmente incarcerato.
“Beh, il Papa preferirebbe parlare del fatto che per l’Iran va bene avere un’arma nucleare. Non credo che sia una cosa positiva”, ha detto. “Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, ma immagino che, se dipende dal Papa, lui pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare”.
Quella che sembrerebbe il frutto di una confusione mentale (questa la narrazione facile dei giornaloni sinistroni e inciuccioni per dare del pazzo a Trump senza analizzare le sue mosse razionalmente), è di fatto l’effetto di uno scontro profondo in atto negli USA che vede vincenti gli evangelisti e, nel contempo, l’eccezionalismo americano, il base al quale gli Stati unti devono portare la libertà e la democrazia nel mondo.
Partito con Maga, ora Donald Trump, benedetto dagli evangelisti e sorretto dalla sua consigliera spirituale, è approdato ad Armageddon.
Il problema non è la sua salute mentale, ma la scelta di Trump di stare dalla parte di Pete Hegseth.
Il cattolico Rubio tenta di ricucire e l’evangelista Trump alimenta la polemica, di fatto delegittimando il suo stesso Segretario di Stato a tutto vantaggio del suo Segretario alla Guerra.
Diversa la questione relativa a Giorgia Meloni e alla vicenda Sigonella.
Come ho già scritto, dopo che Reuters e il Corriere della Sera avevano dato la notizia del no del ministro Crosetto all’uso della base di Sigonella ai bombardieri USA in volo per l’Iran, il Pentagono ha fatto sapere che l’Italia rispetta i trattati e “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”.
“Il ministro italiano della Difesa – ha affermato il funzionario del Pentagono interrogato dall’ANSA – ha pubblicato un post su X in questo senso, e anche la presidenza del Consiglio hanno diffuso una dichiarazione”.
Nessuno, questa la realtà dei fatti, aveva chiesto alcuna autorizzazione, né consultato i vertici militari italiani: il piano, infatti, era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si trattava di voli normali o logistici e quindi non erano compresi nel trattato con il nostro Paese.
Una nota di Palazzo Chigi ha subito affermato: “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”.
Palazzo Chigi ha poi spiegato che “la linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come è sempre avvenuto anche in passato” e che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.
Posizione ribadita recentemente da Giorgia Meloni.
Trump si sbaglia a dire quel che dice nei confronti dell’Italia e, probabilmente, lo dice perché ora negli Usa sta prevalendo la logica di Pete Hegseth, in base alla quale gli USA comandano e gli altri ubbidiscono. Detto in altri termini, non siamo alleati, ma sudditi della logica evangelista di Armageddon. Chi non sta con gli evangelisti è un traditore.
Può anche darsi che gli orologi del Pentagono non siano aggiornati e abbiano ancora l’ora registra su quando l’Italia, con il Governo D’Alema – Mattarella bombardò la Serbia.
Meglio ricordare a Rubio che oggi al Governo non c’è D’Alema con Mattarella, ma Giorgia Maloni.
Durante l’operazione NATO “Allied Force” contro la Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro), iniziata il 24 marzo 1999 e conclusasi nel giugno dello stesso anno, l’Italia, con il Governo D’Alema – Mattarella, ha svolto un ruolo attivo e fondamentale, mettendo a disposizione le proprie infrastrutture e partecipando direttamente alle azioni di guerra, nonostante la missione non avesse ottenuto una specifica copertura da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Tra l’aprile e il giugno 1999, 19 basi militari sul suolo italiano furono utilizzate dalla NATO per scopi logistici, rifornimento, radar o per il decollo degli aerei. Le basi più attive furono quelle di Aviano, Gioia del Colle, Ghedi, Sigonella e Amendola.
L’Italia non si limitò a ospitare le forze alleate, ma partecipò direttamente ai bombardamenti. L’Aeronautica Militare impiegò i propri aerei, inclusi i Tornado, gli AMX e, dalla Marina Militare, gli AV-8B Harrier II+.
Nelle 11 settimane di conflitto, la NATO ha effettuato oltre 38.000 sortite, molte delle quali partite proprio dalle basi italiane.
Il Governo italiano dell’epoca, presieduto da Massimo D’Alema (vicepresidente Sergio Mattarella), autorizzò l’uso dello spazio aereo e delle basi italiane per l’operazione NATO, che era motivata dalla necessità di intervenire nella crisi del Kosovo per porre fine alla repressione serba contro la popolazione albanese, agendo tuttavia senza il mandato formale del Consiglio di Sicurezza ONU.
L’operazione è nota per essere stata una delle più intense campagne aeree in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, con oltre 2.700 tonnellate di esplosivo sganciate.
Il governo guidato da Massimo D’Alema, nel marzo 1999, decise la partecipazione dell’Italia ai bombardamenti NATO contro la Serbia (operazione Allied Force) senza una preventiva autorizzazione formale del Parlamento, contravvenendo al dettato costituzionale.
Il governo non chiese un voto preventivo al Parlamento prima di dare il via libera all’intervento e D’Alema ha successivamente sostenuto di aver informato il Parlamento, sebbene critici sottolineino come ciò sia avvenuto dopo l’avvio delle azioni militari.
D’Alema ha difeso la scelta come un atto di responsabilità internazionale e di unità atlantica, sostenendo che l’Italia non poteva dividere l’Alleanza in un momento di crisi. Ha inoltre dichiarato che l’Act order, il meccanismo di allarme NATO, era già stato deliberato dal Governo precedente (Prodi).
Val la pena di ricordare a Marco Rubio che Giorgia Meloni ha rispettato i patti con gli USA e anche il Parlamento italiano, in quanto l’Italia è una democrazia e non un’assemblea evangelista guidata da un predicatore.
Nel nostro Paese il ministro della Difesa non tiene sermoni, cosa che invece accade negli USA, dove il segretario alla Guerra Pete Hegseth è finito al centro di polemiche e ironie online per aver citato, durante una funzione religiosa al Pentagono, una celebre frase del film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, scambiandola per un passo della Bibbia.
Durante un sermone, Hegseth ha recitato una preghiera attribuendola al passo di Ezechiele 25:17. La frase recitata (“Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte…”) è in realtà il famoso monologo del personaggio Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson in Pulp Fiction.
Se anche dal punto di vista religioso siamo al varietà, allora la questione che si pone è ben più grave di quanto si possa immaginare, perché a governare le armi USA c’è non la realtà, ma una fiction.





