Tensione alle stelle nello Stretto di Hormuz
Tensione nuovamente alle stelle in Medio Oriente, dopo una nuova escalation militare che coinvolge Iran, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti.
A pochi giorni dalla tregua entrata in vigore tra il 7 e l’8 aprile, si registra la violazione più grave del cessate-il-fuoco, con attacchi incrociati che riaccendono il conflitto in una delle aree più strategiche al mondo.
Teheran ha lanciato missili e droni contro infrastrutture statunitensi o di ausilio alle forze USA negli Emirati Arabi Uniti, colpendo anche il porto di Fujairah, dove si è sviluppato un incendio che ha causato diversi feriti.
Le autorità emiratine hanno dichiarato di aver intercettato parte degli attacchi, mentre la risposta statunitense si è concentrata nello Stretto di Hormuz, con operazioni contro mezzi militari iraniani e l’intercettazione di ordigni diretti verso navi commerciali.
Dal fronte iraniano arrivano accuse dirette a Washington. Un funzionario militare, parlando in forma anonima, ha dichiarato che “La Repubblica Islamica non aveva alcun piano prestabilito per attaccare le infrastrutture” e che “Quanto accaduto è il risultato dell’avventurismo militare statunitense volto a creare un passaggio per il transito illegale di navi attraverso le acque ristrette dello Stretto di Hormuz. L’esercito statunitense deve esserne ritenuto responsabile. I funzionari statunitensi devono porre fine alla pratica impropria dell’uso della forza nel processo diplomatico e fermare l’avventurismo militare in questa delicata regione petrolifera, che ha ripercussioni sulle economie di paesi di tutto il mondo”.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha rilanciato con toni ancora più duri: “Un nuovo assetto dello Stretto di Hormuz è in fase di consolidamento”.
E ha aggiunto: “La sicurezza del trasporto marittimo e del transito energetico è stata compromessa dagli Stati Uniti e dai loro alleati attraverso la violazione del cessate-il-fuoco e l’imposizione di un blocco; naturalmente, la loro malvagità diminuirà. Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per l’America, e non abbiamo ancora nemmeno iniziato”.
Un concetto ribadito poco dopo con una frase destinata a far discutere: “Non abbiamo nemmeno iniziato”.
La condanna agli attacchi è arrivata anche da Islamabad, tra i principali mediatori. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha scritto che “Il Pakistan condanna fermamente gli attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture civili avvenuti la scorsa notte negli Emirati Arabi Uniti”.
Esprimendo solidarietà ad Abu Dhabi, ha aggiunto che “Il Pakistan è fermamente al fianco dei nostri fratelli e sorelle emiratini, così come del governo degli Emirati Arabi Uniti, in questo momento difficile. È assolutamente essenziale che il cessate-il-fuoco venga mantenuto e rispettato, per consentire il necessario spazio diplomatico per il dialogo che porti a una pace e a una stabilità durature nella regione”.
Anche l’Italia ha preso posizione.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “Il governo italiano esprime la sua vicinanza agli Emirati Arabi Uniti per gli ingiustificabili attacchi subiti che devono immediatamente cessare”, e che “In questo difficile scenario, l’Italia continuerà a fare la sua parte per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale”.
Sottolineando, infine, un punto cruciale per gli equilibri globali: “La libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Pechino per colloqui con le autorità cinesi, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha in programma una visita in Cina a metà maggio per incontrare Xi Jinping, in un momento in cui la crisi rischia di avere ripercussioni globali.
In collaborazione multimediale con Notizie Geopolitiche.




