Come stravolgere i fatti storici
Quando vado in America molti interlocutori mi dicono “Bella l’Italia”, “Ci ritorno in vacanza”, “Come si mangia bene” e via discorrendo, ma quando ho chiesto loro “Ci verresti ad investire in Italia?” la risposta è stata unanime “nooo!” e più di uno ha aggiunto “per carità!”.
Di fronte a queste brevi, ma significative considerazioni dovrebbero ragionare gli italioti assorbiti perché precipitati quotidianamente in un eterno clima di odio da stadio su qualsiasi argomento, in questo aiutati da un’orribile TV, per non parlare della carta stampata.
Per cercare di portare un minimo di chiarezza partiamo da 2 basilari definizioni: Stato e Nazione.
Lo Stato è l’organizzazione politica e giuridica di una comunità, stabilmente stanziata su un territorio definito, dotata di sovranità indipendente. È un ente che esercita il potere attraverso un apparato stabile le istituzioni, garantendo norme e fini generali.
Purtroppo, noi non abbiamo uno Stato che può esercitare il proprio potere in quanto organi statali ne hanno assunto il controllo, solo 2 esempi: burocrazia e procure.
La Nazione è, invece, un concetto culturale e sociale, che unisce un gruppo di persone attraverso storia, lingua, tradizioni e cultura comuni. È una comunità unita da legami spirituali e culturali come lingua, religione, storia e tradizioni condivise.
Noi, invece, oltre ad aver inventato inesistenti paesi come la Padania assistiamo a un continuo rigurgito neoborbonico nel sud, con punte neomelodiche se non proprio comiche.
Dalla fusione di questi 2 basilari concetti sboccia il concetto di Stato – Nazione che si realizza quando l’entità politica, lo Stato, e la comunità culturale, la Nazione, coincidono.
Lo Stato – Nazione si distingue per 3 elementi principali caratterizzanti come il Popolo, l’insieme dei cittadini legati da un rapporto di cittadinanza con diritti e doveri ma, per la maggior parte degli italioti, a sé stessi spettano diritti e a tutti gli altri i doveri.
Il Territorio, l’area geografica (terraferma, acque, spazio aereo, sottosuolo) delimitata da confini. In ultimo la Sovranità cioè il potere originario e supremo di governare, sia internamente sia esternamente rispetto ad altri Stati.
Per diventare francesi, britannici, tedeschi, spagnoli o portoghesi queste popolazioni hanno combattuto per qualche secolo col versamento di molto sangue accomunati da un’unica identità storica da noi invece si è andati avanti rifacendo la facciata a fatti storici totalmente diversi e reinventandoli di sana pianta.
A tal riguardo gli italiani hanno un’identità storica? Perché senza identità storica gli italiani non esistono e, non esistendo gli italiani, non esiste l’Italia.
Può sembrare brutale ma, in realtà, un Paese che ignora il proprio ieri non comprende il proprio oggi e non potrà avere un domani. A causa di questa ignoranza storica, il futuro del paese inteso come nazione è inesistente in quanto la tendenza degli italiani ad ignorare i fatti storici meno comodi o a riscriverli in modo falsamente eroico mancano di senso di continuità storica e, quindi, non esistono.
Negli ultimi 33 anni l’unico senso di appartenenza italica è avvenuto con la nazionale di calcio quando vinceva ma, da 12 anni in qua, pure questo unico è scomparso.
Vediamo solo pochi fatti storici trasformati di sana pianta:
• primo: l’8 settembre celebrato come “armistizio” nella narrazione eroico favolistica in effetti altro non è stato che la resa incondizionata dell’Italia sconfitta dagli anglo americani e firmata il 3 settembre a Cassibile e non l’8, la stessa che firmarono la Germania ed infine il Giappone;
• secondo: il 10 febbraio 1947 firma del trattato di pace a Parigi in cui l’Italia, come paese sconfitto, dovette accettare clausole molto pesanti che, per dirla brevemente, oltre al presente la vincolarono a perdite di sovranità in molti campi e, per questo, perdette qualsiasi forma di geopolitica. A tali perdite solo alcuni statisti ed imprenditori reagirono, ma non urlando in comizi o adunate, bensì nella gestione sia politica che economica: Amintore Fanfani, Alcide De Gasperi, Enrico Mattei, Enrico Piaggio, Adriano Olivetti, Ferdinando Innocenti, Aldo Moro, Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Gabriele Cagliari, Raul Gardini;
• terzo: l’Italia non ebbe nessuna Norimberga per cui, coloro i quali avevano gestito il potere fascista come i magistrati che avevano condannato a morte o all’ergastolo gli oppositori del regime, furono reintegrati dal ministro della giustizia della neonata repubblica;
• quarto: il capo dell’O.V.R.A., la famosa polizia fascista, Guido Leto venne reintegrato nel 1948, richiamato da Federico Umberto D’Amato con il compito di riattivare i servizi segreti italiani;
• quinto: Alfredo Pizzoni, presidente del C.L.N.A. I. per 18 mesi, riuscì a procacciare più di 1 miliardo e 300 milioni per finanziare la resistenza ma il 27 aprile 1945, ovvero due giorni la fine della guerra, il comunista Emilio Sereni e il socialista Sandro Pertini lo sfiduciarono con stupore e sorpresa degli inglesi e americani con cui, da pari a pari, aveva collaborato per far accreditare la resistenza;
• sesto: l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione da parte della Dc e del Pci che dettero valore costituzionale ai Patti Lateranensi di Mussolini e del Vaticano con gli abnormi benefici economici della Santa Sede…
Mi fermo qui, ma ce ne sarebbero altri migliaia di casi.





