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Ricchi e poveri: l’ascensore sociale

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Ricchi e poveri

Perseguire la ricchezza è la benzina che alimenta l’evoluzione dell’umanità

Se i poveri aumentano di numero i ricchi diventano ancora più ricchi. Ma se scomparissero i ricchi resterebbe tutto un mondo di poveri.
Tra ricchissimi, ricchi, benestanti, poveri e poverissimi, il reddito medio mondiale pro capite è 15.000 dollari l’anno, che detratta la tassazione media fa 10.000 dollari a disposizione di ciascuno.

Quello italiano è 35.000 dollari, che significa che noi italiani siamo ricchi in rapporto alla media mondiale, e straricchi a confronto con la parte più povera della popolazione del pianeta, il 50% di tutta l’umanità che campa con massimo 2.500 dollari l’anno.

Quindi, eliminare la ricchezza vuol dire, in teoria, portare ogni individuo in età da lavoro al mondo a avere un reddito di 15.000 euro lordi l’anno, 10.000 netti, che, per 4 miliardi di persone, significano 4 volte ciò che percepiscono oggi, e per altri 2 miliardi almeno il doppio, il tutto penalizzando, anche fortemente i restanti 2 miliardi.

Il meccanismo potrebbe avvenire solo applicando a livello globale il modello comunista sovietico di buona memoria, che pare sia tanto caro ai giovani di oggi imbevuti di ideologie.

In pratica, se un’attività produce più ricchezza di 15.000 euro l’anno, la parte eccedente viene tolta e usata per compensare quella che produce di meno.

Fine dei ricchissimi, dei ricchi, e dei benestanti: un mondo fatto di persone con le medesime capacità economiche.

Il problema, però, nasce dal fatto che un simile appiattimento toglierebbe ogni stimolo a progredire, e anche laddove questo stimolo esistesse verrebbero a mancare sia i fondi per gli investimenti, sia la logica stessa di farli sapendo che comunque non si potrebbe mai superare il reddito di 15.000 dollari lordi annui.

La sola possibilità di programmare iniziative di sviluppo dipenderebbe unicamente dai finanziamenti deliberati dallo Stato a carico della fiscalità pubblica.

Il problema della mancanza di investimenti si rifletterebbe, in primo luogo, sulla ricerca medico scientifica con rilevanti impatti sul progresso del comparto sanitario.

Lo abbiamo visto proprio in Unione Sovietica e nella Cina Maoista.

Il risultato di un simile sistema sarebbe un mondo scarsamente automatizzato, o con una automazione basilare, privo di qualsiasi progresso, con servizi pubblici malfunzionanti e minimali, e con tre quarti della popolazione mondiale, 6 miliardi di persone, che consumerebbero il triplo delle risorse alimentari rispetto ad oggi, creando una domanda probabilmente insostenibile.

Gli animalisti diventerebbero un ricordo perché mancherebbero le risorse per preoccuparsi del benessere animale in un mondo in cui gli animali tornerebbero ad essere quello che oggi sono nelle parti meno sviluppate del pianeta: un alimento per gli uomini.

Di contro, ci sarebbe il crollo dell’economia di fascia media e alta proprio perché nessuno se la potrebbe più permettere, oltre a rappresentare l’emblema di quello status symbol che si vuole demonizzare.

Il florido mercato del superfluo su cui basano le loro performance le imprese di maggior successo al mondo, cesserebbe di esistere, e il pianeta si ritroverebbe di colpo spento e pragmatico.

Il turismo si bloccherebbe, e con esso cesserebbe ogni movimento migratorio relegando l’umanità per tutta la vita nei luoghi di nascita e togliendole ogni stimolo a crescere ed evolversi.

Questo è il comunismo, e se non ci credete andate a studiare la storia sovietica e della Cina post rivoluzionaria.

Questo non vuol dire che i super ricchi di oggi siano moralmente tollerabili. Sicuramente si dovrebbe intervenire per limitare il potere di chi controlla o detiene così tanto denaro, ma il sogno di scalare l’ascensore sociale e perseguire la ricchezza è la benzina che alimenta, da sempre, l’evoluzione dell’umanità, demonizzarlo, in una perversa logica sinistra, vuol dire condannarci al regresso planetario.

Come sempre questa è una mia personalissima opinione.

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