Silvio non è clonabile, soprattutto al femminile
L’è lu? L’è lu? Sì, sì, l’è propri lu!
L’è el tamburo principal della banda d’Affori
Che el cumanda cinquecentocinquanta pifferi
Oh tousan batté i man che el tambur l’è scià
Che risott gh’è anca ‘i occh che gh’è fan qua qua
Al vedei gh’è i tosanet che diventen timide
Lu el confondon el Rigolet con la Semiramide
Bella figlia dell’amor, schiavo sono
Schiavo son dei vezzi tuoi.
Ormai i rumors sono diventati la banda d’Affori di Nanni Svampa
Il fatto è che il tamburo principale della banda d’Affori, che comanda i cinquecento cinquanta pifferi, confonde il Rigoletto con la Semiramide, ossia l’inciucio in preparazione con l’inciucio che fu, con poca fantasia e senza tener conto che la storia non si ripete mai.

La storia si ripete secondo schemi simili, ma mai uguali.
Come si può ben vedere dalla fotografia, che è più eloquente di qualsiasi narrazione, il Fatto Quotidiano mette a nudo come il tamburo sia coerente nel dare il ritmo ai pifferi.
La fotografia si riferisce al 21 luglio 2016, quando Matteo Renzi, allora segretario del Pd e Presidente del Consiglio, su suggerimento, diceva Il Fatto Quotidiano, di Giorgio Napolitano, aveva salvato Silvio Berlusconi dal Ruby ter.
Guarda caso oggi Il Fatto Quotidiano tira in ballo la signora Minetti, ossia il Ruby Ter e la grazia datale da Sergio Mattarella, facendo pensare ad un aiutino, in questo caso dati ai Berlusconi, per mettere da parte le nota vicenda e creare le condizioni di un inciucio al centro, per un centro campo da opporre al campo largo, dove un protagonista è quello di sempre: Matteo Renzi, amico di Obama, degli arabi del Golfo, king maker di Sergio Mattarella, democristiano da sempre, mentre l’altro protagonista, a distanza di dieci anni, sarebbe non più lo statista Silvio, ma la figlia dello stesso.
E i pifferi suonano e ci narrano di un progetto che guarda lontano, oltre la prossima legislatura. Un progetto in base al quale, oltre gli equilibri fragili dell’oggi. Un progetto in base al quale Marina Berlusconi avrebbe come obiettivo il Quirinale.
Una prospettiva che prevede la possibile discesa in campo di Marina Berlusconi già nell’ottobre 2026.
Che Forza Italia sia il partito di Fininvest lo si era capito fin dalle origini, ma pensare che Marina Berlusconi, con tutto il rispetto per la stessa, sia suo padre è davvero frutto di fantasia.
Gli uomini straordinari non si replicano.
Nei corridoi di Camera e Senato, intanto, prende corpo il cosiddetto “fantasma del Pareggione”.
Il pareggio elettorale, infatti, non sarebbe visto come un rischio ma come un’opportunità. Un Parlamento senza vincitori netti aprirebbe scenari inediti e a un protagonismo di un centrone con al cento del centrone Forza Italia, il partito che “dà le carte”.
Il Pareggione tra i due blocchi renderebbe inevitabile un accordo largo anche per la successione a Sergio Mattarella.
Per rendere concreto lo scenario del Pareggione, però, c’è una condizione essenziale: fermare la riforma elettorale, ossia lo “Stabilicum”, che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza tale da garantire un vincitore certo. Una prospettiva che Forza Italia sta rallentando.
La riforma in discussione in Parlamento che cerca di rispettare il costante orientamento della Corte Costituzionale si basa su un sistema di stampo proporzionale e non maggioritario come ipotizzato in precedenza dalla legge sul premierato, prevedendo, tuttavia, un premio di maggioranza significativo numericamente predeterminato, pari a 70 seggi per la Camera dei deputati e 35 per il Senato della Repubblica, attribuito alla lista o coalizione che abbia conseguito la maggiore cifra elettorale e almeno il 40% dei voti validi nell’Assemblea di riferimento.
La via verso la nuova legge elettorale è piena di ostacoli e forse, visto che non interessa la maggioranza degli italiani, per non dire quasi la totalità degli italiani, dovrebbe essere lasciata tra le quinte, mentre il Governo dovrebbe dedicarsi a questioni che riguardano gli interessi concreti degli italiani.
I pifferi dicono che la famiglia Berlusconi analizza gli scenari in vista delle elezioni del 2027, attraverso sondaggi commissionati da Arcore e, secondo le prime valutazioni, emergerebbe il timore che la riforma della legge elettorale possa produrre un effetto opposto a quello auspicato da Meloni: assicurare sì una maggioranza stabile, ma a vantaggio del centrosinistra.
In questo contesto, suonano sempre i pifferi, la famiglia Berlusconi potrebbe non disprezzare un possibile dialogo che potrebbe aprirsi con l’area del centrosinistra distante da Elly Schlein.
Ed ecco che a spiegarci lo spartito della banda d’Affori e dei suoi cinquecentocinquanta pifferi arriva Mattia Feltri, direttore di HufPost, il quale parla apertamente di insensato biplarismo italiano.
La divisione fra destra e sinistra, ci fa sapere Feltri, è contro natura, in quanto Forza Italia e Pd hanno molte più idee in comune di quante ne abbiano con gli alleati. Il berlusconismo è finito, l’antiberlusconismo pure: prenderne atto.
Tradotto: un centrone con Forza Italia al centro del centrone che dialoga con un PD mondato dagli estremisti potrebbe essere la nuova alleanza non solo per un possibile governo, ma per eleggere il nuovo presidente della Repubblica e, già che ci siamo, perché non direttamente Marina Berlusconi?
Feltri ci spiega che “il bipolarismo anglosassone funziona se è un bipartitismo, come negli Stati Uniti, dove la scelta si riduce a Democratici e Repubblicani. Se invece bisogna organizzare delle coalizioni, e raccattare quanti più alleati rendano probabile la vittoria, si finisce col mettere in piedi un caravanserraglio in cui ognuno urla più forte per farsi sentire dal pubblico a casa”.
All’orizzonte c’è il pareggione, con conseguente grande ammucchiata.
La palla, insomma, dovrebbe tornare al centro, ma manca il campo, perché il centro campo è fatto di una quantità di egoici signori che vogliono essere protagonisti, motivo per il quale in centro campo è sempre fallito dopo la fine della Dc.
Afferma Feltri: “Se ci sono rapporti contro natura, sono quelli dei berlusconiani coi Fratelli d’Italia, di cui si sono dovuti ingoiare ogni legge securitaria, illiberale, manettara, prigionecentrica, o con la Lega e il suo antieuropeismo di tendenza putiniana. Che cosa ci fa Forza Italia con questi trumpiani abbandonati, con queste vedove dell’orbanismo? E che cosa può tenere insieme il Pd coi Cinque stelle, che sulla politica internazionale non si discostano di un passo dalla Lega? O con i Fratoianni e i Bonelli, accanita pubblica accusa dell’Occidente? Che cosa può saldare questa orda di fenomeni che, ogni volta si tratti di votare su questioni fondanti come la guerra, la protezione della democrazia, il ruolo dell’Europa e della sua difesa, inseguono l’ambizione massima di distinguersi uno dall’altro?”.
Ed ecco che arriva l’inciuccione del centrone sinistrone.
Ci spiega Feltri: “Se la Seconda repubblica in fondo non è stata altro che l’allucinato bipolarismo di berlusconiani e antiberlusconiani, mi sentirei in dovere di ricordare ai contendenti che Berlusconi è morto. Preso atto del decesso, PD e Forza Italia dovrebbero chiedersi su che cosa confliggano: la politica estera? L’europeismo? Le politiche economiche? Il garantismo? L’immigrazione? Su che cosa, precisamente, si sentono lontani, più di quanto non lo siano con gli alleati di destra o sinistra che gli sono stati assegnati dal mistero della fede?”.
Il tamburo batte il ritmo e i pifferi suonano.
Ecco che allora si capisce perché il Fatto Quotidiano, mettendo in piazza a puntate la vicenda Minetti, ha fatto esplodere la questione del centrone inciuccione sinistrone.
Si capisce perché se per Il Fatto l’esclusione di Fratelli d’Italia e della lega può essere tanta manna, non lo è altrettanto quella di Giuseppi e del duo Fratoianni Bonelli.
Il centrone inciuccione sinistrone, governone, quirinalone escluderebbe la destra sovranista, ma anche la sinistra populista, ossia trasformerebbe il campo largo in un campo santo.
Il tamburo ha battuto il ritmo. I pifferi hanno pifferato.
Il fatto è stato messo in piazza dal “Fatto”.
L’inciuccione, centrone, sinistrone è venuto allo scoperto.
Il centrone, con buona pace di questa berlusconiade di pessima serie, vuole mettere la palla al centro, ma non c’è il campo.
A dire il vero, tutta questa berlusconiade più che minestra riscaldata, sembra una vellutata andata a male.





