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L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA NEGATA

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di Francesca Abrami*

Nell’era della globalizzazione, realizzata purtroppo solo in termini economici, nonostante vi siano oggi norme e leggi che regolano e vigilano sul diritto alla salute del bambino e dell’adolescente – intendendo per salute il benessere globale: fisico, psicologico e sociale – la loro persona in ogni parte del pianeta è sempre più spesso violata.
In realtà violenza, guerra, violazione dei diritti dei bambini e dei giovani sono quotidianamente sotto i nostri occhi, generalmente, offerti in orari in cui la famiglia riunita a tavola dovrebbe ritrovarsi e comunicare. Invece, scorrono immagini del telegiornale su guerre, drammi familiari, violenze, atrocità fatte su bambini e ragazzi che fino a qualche attimo prima che la violenza o qualche bomba si abbattesse su di loro giocavano, ridevano e sognavano proprio come i nostri figli, bambini per i quali anche andare a scuola diventa un calvario. Davanti a queste immagini ci inorridiamo, impietosiamo, ma la rabbia e lo sdegno durano quanto durano le immagini televisive che le raccontano. Infatti, ogni situazione che la nostra mente considera pericolosa per il nostro equilibrio psicologico viene rimossa.
Afferma il giornalista di guerra Ennio Remondino: “La guerra conosce solo l’indicativo presente, né passato, né futuro”; questa frase ci ricorda come la pace sia un bene prezioso e se la si perde sono sempre i bambini e i giovani a pagarne il prezzo più alto.
Nel mondo sono tantissimi i bambini e i ragazzi vittime di abusi sessuali, ridotti in schiavitù, indotti alla prostituzione, alla pornografia, reclutati coattivamente per i conflitti militari. Inoltre, se consideriamo il nostro paese e molti paesi industrializzati ci rendiamo conto che non sono solo la povertà e l’ignoranza la causa degli abusi sui minori, ma da un lato la mancanza di valori e la perdita delle caratteristiche istintuali atte alla protezione dei cuccioli; dall’altro l’iperprotezionismo e la riduzione o abolizione della spiritualità con conseguente calo delle barriere morali e gli interessi puramente economici. Infatti, molti comportamenti, compresi quelli a rischio psicopatologico, vanno riletti e reinterpretati alla luce dei notevoli cambiamenti verificatesi negli ultimi anni. Difatti, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza avviene, ormai, senza riti di passaggio. La mancanza di fasi socialmente riconosciute (da un lato una riduzione della fase infantile dall’altra un prolungamento della fase adolescenziale) porta mutamenti notevoli. Abbiamo un bambino che sempre più oppresso dalle richieste genitoriali diventa un uomo in miniatura e un ragazzo che per differenziarsi da un adulto sempre più adolescente arriva ad estremizzare il proprio comportamento.
Differenziarsi dal mondo adulto e partecipare al mondo dei coetanei significa per l’adolescente assumere una prima identità che lo libera delle regole familiari e lo spinge alla conquista del mondo esterno.
Pertanto, cosa avviene se mancano quasi tutte le premesse?
Quando non ci sono riti di passaggio riconosciuti come tali dagli adulti, come fa il ragazzo ha trovare la propria identità?
Se gli adulti sono soggetti che pur di rimanere sempre giovani desiderano cambiare i propri connotati perché il ragazzo dovrebbe accontentarsi dei propri in fase di cambiamento e a volte imperfetti?
Se i giovani non fanno i conti con la febbre, con il mal di pancia… perché dovrebbero accettare l’acne o il ciclo mestruale?
Vi è una totale mancanza del buonsenso tipico della relazione madre-bambino del passato e questo porta ad un eccessivo allarmismo ed intervento specialistico anche se non necessario. C’è una pillola per tutto, non c’è mal di pancia che passa con la camomilla, febbre che sia semplicemente un raffreddamento; Solo situazioni di emergenza per cui il bambino sperimenta l’impossibilità di fronteggiare il minimo disagio corporeo.
Non c’è tempo che il dolore passi, non si apprezzano le differenze e la lotta contro il tempo ci mette difronte a volti senza età e senza espressione, non c’è modo di confrontarsi con adulti che rappresentano la tradizione da cui allontanarsi.
I giovani non sopportano che i genitori vogliano somigliare a loro e si vergognano quando questi esagerano soprattutto davanti ai loro amici. Essi vogliono tracciare una linea di confine senza dover ricorrere agli estremismi per risultare innovativi.
Gli adulti devono accettare le trasformazioni dovute all’età facilitando il cambiamento dei ragazzi poiché gli adolescenti odierni devono fronteggiare l’eccessivo narcisismo sperimentato nell’infanzia da genitori iperprotettivi e non normativi.
Se i ragazzi si sentono soli ad affrontare la trasformazione interna ed esterna del proprio corpo possono ricorrere a trasformazione esagerate facilitate dalla comunicazione sempre più incalzante di realtà virtuali con modelli familiari patologici, finte emozioni,grandi fratelli, saranno famosi… mondi in cui i giovani si vorrebbero catapultare per vincere la noia.
Si è evidenziato che il 60% dei giovani sogna di apparire in televisione perché questo potrebbe procurargli fama e ammirazione visto che nella nostra società vengono premiati e valorizzati sempre di più i personaggi sportivi e televisivi.
La qualità televisiva è scadente e diseducativa: si pensa ai bambini come consumatori e di conseguenza si producono programmi che esaltano tale progetto favorendo ad es. nei giovani il consumo di alcolici presentando in media ogni 13 m. immagini di gente che beve e l’alcol come amico ideale contro l’ansia e la depressione.
In realtà la televisione i videogiochi, internet, violentano le menti dei bambini e degli adolescenti nonin quanto tali ma perché costruiscono intorno essi una famiglia alternativa dove quella naturale è assente.
Da queste riflessioni si può dedurre che gli abusi sui minori possono essere vari: fisici, psicologici, sociali a volte concomitanti tanto da essere difficilmente distinguibili in una società che conferisce un prezzo a tutte le cose e che sta perdendo la sua originale finalità: “Il progresso ed il benessere dell’Umanità”.

*Psicologa, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta – Specialista in Medicina Psicosomatica – Scrittrice.

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