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L’eversione armata antistato è tornata

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Scritta delle BR contro Nordio – Ogni giustificazione delle piazze antagoniste è terrorismo – Il vero fascismo è chiaramente rosso

Come volevasi dimostrare i nipotini di Seniga sono di nuovo all’opera.

Ancora una volta il brodo di cultura delle piazze antagoniste, sostenute dalle equivoche posizioni di una sinistra regressiva che non riesce a chiudere con la guerra civile post resistenziale, sta producendo di nuovo il mostro della lotta armata.

“Nordio ti metto dentro una R4”, una stella a cinque punte e la sigla BR: è l’inquietante scritta contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio apparsa in via Portuense, a Roma, all’altezza del civico 473, sul muro perimetrale esterno di un edificio non lontano dalla caserma dei carabinieri nell’ex ospedale Forlanini.

Minacce BR a Nordio

Il macabro e inequivocabile riferimento – ci informa Adnkronos – è alla Renault 4 rossa nella quale il 9 maggio 1978, in via Caetani, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, barbaramente ucciso proprio dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia: un’immagine – quella dello statista DC senza vita in quell’auto – diventata un simbolo.

Aldo Moro nella R4

La scritta, di colore rosso, notata mercoledì sera dai residenti, ieri mattina non era ancora stata rimossa.

Poco prima delle 9 sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Villa Bonelli. Verifiche sono in corso circa la presenza di sistemi di videosorveglianza ed eventuali enti o siti istituzionali nelle immediate vicinanze.

Carlo Nordio, ex magistrato che si occupò di inchieste sul terrorismo negli anni di piombo (inclusa la colonna veneta delle BR), ha più volte parlato di prevenzione per evitare derive simili a quelle che portarono alle Brigate Rosse.

In particolare, in occasione del decreto Sicurezza di febbraio 2026, ha evocato il rischio di sottovalutare segnali di violenza (come aggressioni alle forze dell’ordine) con frasi come “compagni che sbagliano” o “sedicenti BR”, citando proprio gli anni ’70.

Queste scritte rappresentano una minaccia intimidatoria che richiama direttamente il terrorismo brigatista e il caso Moro. È un episodio grave, che evoca uno dei capitoli più tragici della storia italiana recente.

Il contesto è chiaro: gruppi di antagonisti hanno partecipato a scontri violenti, come gli assalti recenti al cantiere No Tav a Chiomonte (Val di Susa) a fine luglio 2026, con lancio di pietre, molotov e danni.

Sono tattiche storiche di estrema sinistra radicale per colpire obiettivi simbolici (banche, auto, forze dell’ordine) rimanendo anonimi.

Il Governo ha risposto prontamente con un decreto legislativo che adegua la normativa italiana al Regolamento UE sull’IA, ampliando l’uso del riconoscimento facciale (e biometria) da parte delle forze di polizia.

Il decreto include l’identificazione in tempo reale (per gravi minacce come terrorismo, ricerca di scomparsi o vittime di tratta, con autorizzazione giudiziaria rapida) e il riconoscimento “a posteriori” su video e foto dopo reati (per identificare indiziati). È comunque prevista la cancellazione dei dati dopo 7 giorni.

Il provvedimento si collega al “Decreto Sicurezza” precedente, che ha introdotto fermo preventivo, DASPO urbani e pene più severe per violenze in manifestazioni.

In Commissione Politiche UE al Senato (fine luglio 2026), la maggioranza ha dato il primo ok al decreto tra proteste forti dell’opposizione.

Il PD ha parlato di “ennesima forzatura sui diritti e libertà”, “riconoscimento facciale a strascico pericoloso”, “blitz” e “altro mattoncino per lo Stato di Polizia”.

Alcuni senatori hanno abbandonato i lavori. Il M5S ha abbandonato la Commissione, definendolo “forzatura gravissima” e “blitz pericoloso”.

Questa sinistra parolaia e regressiva ha anche la memoria corta.  

Enrico Berlinguer, segretario del PCI dal 1972 al 1984, ebbe una posizione di netta condanna e opposizione all’eversione armata di matrice “di sinistra”, in particolare alle Brigate Rosse (BR).

Enrico Berlinguer

 

Negli anni di piombo, mentre il PCI di Berlinguer perseguiva la”via democratica al socialismo”, il “compromesso storico” con la DC e un forte ancoraggio alla democrazia e al pluralismo (distaccandosi nettamente dall’URSS), le Brigate Rosse e altri gruppi armati rappresentavano una minaccia diretta a questo progetto.

Le BR vedevano il PCI come “riformista” e “traditore” della rivoluzione, e attaccavano proprio la strategia berlingueriana di partecipazione alle istituzioni democratiche.

Berlinguer e il PCI definirono il terrorismo rosso come un fenomeno criminale e anti-democratico, utile solo ai “nemici della democrazia” (reazione, autoritarismo, destabilizzazione).

Non c’era alcuna giustificazione “ideologica” o “rivoluzionaria” per le azioni delle BR. Il PCI sostenne una linea dura dello Stato contro il terrorismo, favorendo misure di contrasto efficaci e l’isolamento politico e sociale dei gruppi armati. Berlinguer sottolineò la necessità di distinguere chiaramente tra lotta politica democratica e violenza armata.

In un’intervista su Rinascita del 1980, raccolta da Luciano Barca, Berlinguer spiegò che il “partito armato” negava ogni distinzione tra Stato autoritario e democratico, trattando lo Stato sempre come nemico.

Al contrario, il PCI puntava a rendere lo Stato più aperto e rispondente ai bisogni sociali proprio per togliere consenso al terrorismo. Un’involuzione autoritaria avrebbe solo favorito i terroristi.

Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle BR nel 1978 fu un colpo durissimo al “compromesso storico” berlingueriano. Le BR agirono proprio per impedire l’avvicinamento tra PCI e DC. Il PCI reagì con fermezza, sostenendo la fermezza dello Stato (“linea della fermezza”) e non cedendo al ricatto terroristico.

Per Berlinguer le Brigate Rosse non erano “compagni che sbagliano”, ma un pericolo mortale per la democrazia, per il movimento operaio e per il progetto di trasformazione sociale pacifica e di massa che il PCI perseguiva. La sua linea contribuì a isolare politicamente l’area dell’eversione di sinistra.

 

 

 

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