Home Cronaca L’EUGENETICA PLANNED PARENTWOOD NEL MIRINO DEI REPUBBLICANI

L’EUGENETICA PLANNED PARENTWOOD NEL MIRINO DEI REPUBBLICANI

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E’ iniziata la tosatura dell’erba del campo progressista. L’inizio promette bene, in quanto attacca uno dei centri che non è solo propugnatore dell’aborto sempre e comunque, ma che è nato in base a logiche eugenetiche.

Non va dimenticato che il candidato presidenziale democratico Hillary Clinton ha avuto la promessa di 20 milioni di dollari da  Planned Parentwood per la sua campagna in cambio dell’impegno a  «impedire che vengano tagliati i fondi federali» al gigante delle cliniche pari a 528 milioni

Margaret Sanger, la  fondatrice di Planned Parentwood, in tempi recenti rinnegata, fu colei che diffuse per la prima volta all’interno del mondo anglosassone il termine “controllo delle nascite”, aprì la prima clinica di controllo delle nascite negli Stati Uniti d’America ed istituì organizzazioni che si sono poi evolute nell’attuale Planned Parenthood.

Il nome della Sanger è stato rimosso per le sue «connessioni deleterie con il movimento eugenetico».

Sulla scia del darwinismo sociale propugnato da sir Francis Galton, all’inizio del XX secolo ebbero molta popolarità le Società di Eugenetica che, negli Stati Uniti così come nel Nord Europa, ben presto saranno le artefici di leggi che imporranno la sterilizzazione obbligatoria per gli “insani”. E sono proprio queste società che porranno le basi culturali – ed economiche – che porteranno agli esperimenti della Germania nazista.

 «Più bambini dai sani, meno bambini dai deboli, questo è il principio del controllo delle nascite», scriveva la Sanger nel 1919 sulla Birth Control Review.

Nel suo libro “The Pivot of Civilization” (1920, Il fulcro della civilizzazione), la Sanger se la prende con i «filantropi», che prestano assistenza gratuita alle donne povere incinte, perché costringono «gli elementi più sani e più normali del mondo a prendersi il peso della fecondità irrazionale e indiscriminata degli altri…».

E ancora avverte del pericolo che «gli abitanti dei quartieri poveri, che si moltiplicano come conigli, debordino dai confini dei loro quartieri o dei loro paesi e trasmettano ai migliori elementi della società le loro malattie e i loro geni di qualità inferiore».

Tuttora negli Stati Uniti le cliniche abortiste si concentrano nelle aree a maggiore presenza di minoranze etniche, soprattutto afro-americani.

Su 850mila aborti praticati negli Stati Uniti nel 2017, il 36% riguardano donne afro-americane, quando gli afro-americani rappresentano il 13% della popolazione.

Il 23% degli aborti è praticato su donne ispaniche (contro il 18% sul totale della popolazione).

Al contrario, appena il 33% circa degli aborti riguarda donne bianche, quando i bianchi rappresentano il 61% della popolazione.

Venerdì, più di 100 membri repubblicani del Congresso, tra cui il presidente della Camera Mike Johnson e il leader entrante della maggioranza al Senato John Thune, hanno chiesto al Government Accountability Office di indagare e riferire sull’ammontare dei finanziamenti federali assegnati ai fornitori di servizi per l’aborto, tra cui Planned Parenthood, negli ultimi tre anni.

In una lettera che porta le prime firme dalla senatrice repubblicana del Tennessee Marsha Blackburn e dal co-presidente del Pro-Life Caucus della Camera Chris Smith, RN.J., 81 membri della Camera e 31 senatori hanno sottolineato che il GAO ha preparato diversi rapporti richiesti dal Congresso sui finanziamenti federali per tali organizzazioni.

La lettera arriva pochi giorni dopo che Elon Musk e Vivek Ramaswamy, a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa del presidente eletto Donald Trump, hanno scritto in un articolo di opinione sul Wall Street Journal che il dipartimento potrebbe tagliare quasi 300 milioni di dollari destinati a gruppi progressisti come Planned Parenthood.

“Stiamo scrivendo per richiedere informazioni aggiornate sui finanziamenti federali per Federally Qualified Health Centers, Planned Parenthood Federation of America, International Planned Parenthood Federation, MSI Reproductive Choices e quattro fornitori di servizi di aborto nazionali”, hanno scritto i legislatori. “Ci auguriamo che questo rapporto fornisca una maggiore comprensione mentre il Congresso considera i livelli di finanziamento e fornisce maggiore trasparenza e apertura per i nostri elettori e il pubblico in generale”.

Nel suo rapporto più recente, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha stanziato circa 33,67 miliardi di dollari per i centri sanitari qualificati a livello federale e circa 49 milioni di dollari per le affiliate di Planned Parenthood dal 2019 al 2022, ha riferito venerdì The Hill.

“Un’adeguata supervisione dei fondi e dei programmi pubblici è fondamentale per determinare il valore dei beni e dei servizi forniti e finanziati dai contribuenti americani”, hanno scritto i deputati e i senatori. “Le informazioni ricercate in questa inchiesta sono fondamentali sia per i decisori politici che per il pubblico”.

La Planned Parenthood Federation of America è la più grande fabbrica di aborti del mondo, anche se preferisce definirsi «provider di servizi per la cura della salute riproduttiva delle donne». Sotto la sua bandiera sono riunite 59 imprese affiliate, per un totale di quasi 700 cliniche sparse in tutti gli Stati Uniti, all’interno delle quali si consuma circa il 30 per cento di tutti gli aborti praticati nel paese. Sono più di 300 mila aborti ogni anno (nel report 2013-2014 erano esattamente 327.653), diversi milioni se si considerano i decenni di attività. Non solo. Planned Parenthood (Pp) è anche un gigante dal peso politico notevole: non è stato ininfluente per esempio il suo esplicito appoggio a Barack Obama, e soprattutto gode di finanziamenti pubblici per mezzo miliardo di dollari (528 milioni solo nel 2014), su un incasso totale di 1,3 miliardi).

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  • Redazione

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