
L’esperienza di Charles Michel, politico belga, presidente del Consiglio europeo, “è stata un fallimento”.
Lo scrive l’analista Mujtaba Rahman sull’edizione europea del portale “Politico”, in un editoriale che fa il punto sui potenziali candidati a succedere all’attuale presidente.
Partiamo da qui, dai fallimenti di una gestione dell’Unione Europea nefasta e che ancora continua ad esserlo, con i colpi di coda della morente legislatura, che vede socialisti, verdi e una parte dei democratici cristiani, tetragoni ad ogni possibile ravvedimento e conseguentemente cocciuti nel proporre la fallimentare e deleteria politica del Green Deal.
Il fallimento di Charles Michel, dice Mujtaba Rahman, “ha portato a una crescente sensazione che il Consiglio sarebbe meglio guidato da un politico al termine della sua carriera politica, uno che abbia statura, una chiara identità europea e che, secondo gli alti funzionari dell’Ue, ‘non sarà guidato dal titoli dei quotidiani’.
Conseguentemente, secondo l’analista di Politico, quello di Mario Draghi “è il nome probabilmente più interessante” nella corsa al prossimo presidente del Consiglio europeo.
Il profilo di Draghi si adatterebbe a questo quadro e aiuterebbe a ristabilire l’equilibrio tra le due istituzioni più potenti dell’Ue.
Come si dice a Bruxelles: quando le relazioni funzionano bene, la Commissione ha il potere, il Consiglio l’autorità”, si legge nell’articolo. Tuttavia, “come sempre, i leader dell’Ue non vorranno essere messi in ombra da qualcuno con l’importanza di Draghi”.
In questa prospettiva, Rahman cita un alto funzionario dell’Ue che si pone il quesito: “Draghi controllerebbe l’agenda. Ma chi controllerà Draghi?”.
L’altro problema dell’ex presidente della Bce “è che è politicamente non allineato e nella politica di potere tribale che domina il processo decisionale a Bruxelles, questo rappresenta un grave handicap per le sue possibilità, soprattutto perché i socialisti vogliono chiaramente posizionare al Consiglio uno dei loro”.
Un socialista alla guida del Consiglio europeo sarebbe una disgrazia nefasta che è meglio non augurarsi.
Saranno le urne a dire cosa accadrà dopo giugno, ma di disgrazie in arrivo dall’Unione Europea ne abbiamo avuto abbastanza





