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L’EPITAFFIO DI MOLINARI NEI GIORNI DELLA MELASSA E DELL’ARREMBAGGIO

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Nei giorni della melassa e dell’arrembaggio la chiave di interpretazione del pontificato di Papa Francesco l’ha fornita, con una sintesi formidabile, Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, durante la trasmissione 4DISERA su Rete 4 di Mediaset.

“È stato un papa – ha detto Molinari – che sin dall’inizio ha trasformato il messaggio di Barack Obama in un messaggio globale. Viene eletto nel 2013 e riflette e porta nel mondo quello che all’epoca era il messaggio di Barack Obama. Non più solo l’Europa al centro, ma il mondo intero, l’attenzione per le diseguaglianze, l’attenzione per le periferie, l’attenzione per gli ultimi. Questo era il messaggio con il quale Obama era stato eletto due volte e lui se ne fa portatore  e questo testimonia la capacità del Conclave di interpretare lo spirito del tempo nel 2013 e questo è il mondo che lui ha interpretato, creando consensi e anche dissensi, paradossalmente negli stessi Stati Uniti, dove l’America che ora è quella di Trump che ha rifiutato il messaggio di Obama sui temi drammatici come i diritti dei gay, come i migranti e quindi paradossalmente oggi che finisce la stagione di Bergoglio l’America esprime valori opposti”.

Quello di Molinari è l’epitaffio sulla pietra tombale di Papa Francesco, che ci consegna la verità storica di un papato che ha diffuso a livello globale il messaggio di Barack Obama, ossia dei neocon Usa, gli autori, i propagatori e, in parte, i realizzatori, di tutti i disastri mondiali degli ultimi trent’anni, a cominciare dal globalismo, per arrivare al green e alla ideologia woke (con l’aggiunta di varie guerre).

Non poteva esserci epitaffio più chiaro anche nell’offrirci uno spaccato storico dell’influenza dei neocon sul Conclave che elesse nel 2013 Jorge Mario Bergoglio e nel renderci evidente il timore di un mondo che il Conclave del 2025 possa chiudere la fase neocon in Vaticano, riportando la Santa Sede lontana dalle derive che abbiamo visto in questi anni, da quando Benedetto XVI non è stato più in grado di arginare l’onda obamiana americana.

Maurizio Molinari ci rende evidente anche quale sia stato e quale sia l’elenco delle priorità dei neocon, iniziando con i diritti dei gay. Queste sono le élite radical chic della sinistra caviar e queste sono le loro priorità. Prendiamone atto a salutiamo come un ritorno alla realtà e alla ragione la fine di un’epoca di disastri economici, culturali e spirituali.

Non bastasse Maurizio Molinari, a dare una mano alla ricostruzione del magistero di Papa Francesco ci ha pensato Emma Bonino

Emma Bonino, citata da Il Fatto Quotidiano, in un’intervista de La Stampa, dal titolo: “Emma Bonino, mi disse: “Sono vecchio, morirò. Continua tu le nostre battaglie”, ricorda Papa Francesco, che ha ricevuto in visita privata a casa sua nel novembre 2024: “Abbiamo entrambi ammesso che su molti temi non andavamo d’accordo”, ha puntualizzato Bonino, ricordando che “non siamo scesi nei dettagli dei tanti drammi che provocano carestie, crisi umanitarie, conflitti di cui quasi per nulla si parla. Ricordo, però, che a un certo punto Papa Francesco ha detto a me che ho 77 anni: io sono vecchio e sto per morire ma tu sei giovane, sbrigati a guarire e a portare avanti le nostre idee. E poi ha detto anche che quando la si pensa diversamente bisogna poi arrivare a un punto di incontro“.

Stampa Emma Bonino

Non è un mistero che Emma Bonino abbia un feeling con il finanziere George Soros, che ha anche finanziato il suo partito. Quali siano le attività di Soros è inutile riassumere.

Quali sono le idee comuni di Papa Francesco e di Emma Bonino che la leader di +Europa dovrebbe portare avanti?

Il 4 gennaio 2025 Joe Biden, il presidente neocon nelle mani di Obama e dei Clinton, ha conferito la Medal of Freedom, la più alta onorificenza Usa a George Soros con la motivazione che “è un investitore, filantropo e fondatore delle Open Society Foundations. Attraverso la sua rete di fondazioni, partner e progetti in oltre 120 paesi, Soros si è concentrato su iniziative globali che rafforzano la democrazia, i diritti umani, l’istruzione e la giustizia sociale”.

Con lui, oltre a vari altri personaggi, Hillary Clinton, la maggiore responsabile della politiche neocon Usa.

L’11 gennaio la Medal of Freedom è stata consegnata da Joe Biden anche a Papa Francesco.

Un bel quadretto di famiglia.

Tout se tient

L’epitaffio di Molinari e la testimonianza di Emma Bonino inseriscono, pertanto, Papa Francesco nel percorso trentennale dei neocon Usa. Percorso finito con l’elezione di Donald Trump e, ora, anche con la fine del pontificato di Francesco.

In questi giorni la melassa copre ogni riflessione, ma dopo le esequie ci sarà modo di comprendere come la morte di Papa Francesco concluda una vicenda trentennale che lo ha visto, per la sua parte, dal 2013 in poi, protagonista al fianco dell’agenda neocon in quanto trasformatore del messaggio di Obama in un messaggio globale.

La melassa copre quello che è l’altro aspetto delle dichiarazioni e dei gesti di questi giorni: l’arrembaggio al Conclave.

C’è una rincorsa a dimostrarsi cattolici, anzi cattolicissimi e se non cattolici, amicissimi dei cattolici. Amicissimi. Quali? Quelli che si riuniscono in Conclave che, come dice Molinari, risente sempre dei tempi. Ecco che ai cardinali è necessario far sentire il vento dei tempi e ognuno porta il suo. Lutti, bandiere, dichiarazioni.

Per una serie di coincidenze storiche (forse non solo coincidenze), Roma è tornata ad essere caput mundi e il Vaticano, chiusa la fase neocon, deve posizionarsi nel nuovo quadro internazionale che non è più quello del globalismo, ma quello delle aree di influenza.

Ci sono dossier aperti come la Cina, il Medio Oriente, la fine di questa Europa con il ritorno agli Stati. Il nuovo papa, chiunque esso sia, dovrà fare i conti con questo quadro, ben sapendo che quello di prima, al quale ha partecipato Francesco, non tornerà più.

Ci sono, inoltre, questioni dottrinali relative alla sopravvivenza della stessa Chiesa, ridotta ad una sorta di Ong o, per usare le parole di Francesco, a ospedale di campo.

Un papa che non sia di compromesso e che rimetta a lato la parte neocon che si è infiltrata nelle stanze vaticane potrebbe portare anche a eventi drammatici, come uno scisma.

Sabato vedremo, dopo i giorni dell’arrembaggio (la gara a chi è più cattolico e più addolorato in funzione Conclave), cosa avverrà a Roma dopo che Papa Francesco sarà inumato. Il papa di Barack Obama porta con sé nella tomba un percorso finito.

Dagli incontri o dai non incontri capiremo cosa ci riserva l’immediato futuro, che ormai rappresenta il punto di svolta di un’epoca. Punto di svolta irreversibile.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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