
di Francesco Pontelli
Gli effetti anche fiscali della crescita turistica.
L’economia legata al turismo purtroppo viene ancora oggi indicata come il “petrolio italiano” ed ottiene una maggiore attenzione e sostegno politico, rispetto al settore industriale ed ai propri servizi collegati: gli unici in grado di esprimere un effetto moltiplicatore del valore aggiunto.
Tuttavia, questa strategia conferma una errata interpretazione non solo della situazione del turismo in Italia, come del suo Trend, ma soprattutto degli effetti economici negativi in quanto espressione di una semplice speculazione.
Da Decenni, la politica governativa e parlamentare ha sempre dimostrato di considerare il turismo come un centrale volano economico, che si è sempre affermato come il processo di internazionalizzazione delle strutture alberghiere, attraverso l’acquisizione di alberghi storici da parte di Fondi privati esteri,
rappresentasse un Plus per il paese, a dimostrazione della sua appetibilità.
Da Cortina d’Ampezzo, in pieno delirio olimpico per quanto riguarda la speculazione edilizia, a Venezia, passando per Roma e Firenze, sono decine gli alberghi passati nelle mani di Fondi privati esteri, i quali ora li stanno ristrutturando in previsione di un turismo “elitario”, quindi molto spesso rivolti ad una clientela estera.
Al di là dell’impatto che arrecano sulla struttura sociale nelle località, queste operazioni di speculazione edilizia, che richiederebbero una ampia trattazione specifica, fatte peraltro con la cieca e passiva accondiscendenza dell’intero sistema politico, come pure delle associazioni di categoria, risultano figlie di un pressapochismo economico, che nei fatti appare una sorta di complicità, che ora non tarda a manifestare i propri effetti deleteri proprio a livello economico e fiscale.
La cifra indicata come perdita per il sistema fiscale, causata proprio dalla “natura fiscale” di questi investimenti di fondi privati esteri (*) ammonta a due miliardi di euro, e risulta pari a quasi il 50% del valore degli sconti fiscali sulle accise dei carburanti introdotti dal governo Draghi.
In altre parole, questa strategia speculativa non solo priva il patrimonio italiano di molti simboli della hotellerie storiche, ma in più presenta un costo aggiuntivo a carico dei cittadini italiani i quali si vedono annullati determinati incentivi fiscali o al contrario aumentata la pressione fiscale.
Ecco, quindi, come una inadeguata politica economica, in questo caso rigurdante il settore del turismo, possa trasformarsi persino in un fattore che origina l’aumento della pressione fiscale a causa dell’impatto negativo per le entrate tributrie, i cui costi aggiuntivi andranno interamente addebitati alla fiscalità generale a carico dei cittadini e delle imprese italiane.
La strategia turistica italiana fornisce un supporto alla economia nazionale ma si rivela, se considerata all’interno di un’ottica più generale, proprio a causa della sua approssimativa gestione, un terribile boomerang economico e fiscale oltre che sociale.
Il fenomeno descritto mostra nei faatti una sorta di spontanea complicità, tra l’universo politico e l’interesse di una elite finanziaria decisamente speculativa ,
attiva nella fattispecie nel comparto alberghiero.
Quindi risulta inevitabile, come ai sempre più sottostimati costi sociali a carico delle comunità locali, quali lo spopolamento, la chiusura delle attività commerciali ed artigianali storiche, si aggiungano ora quelli fiscali a carico dell’intera comunità .





